Dossier delle storie scolastiche
(Intervista
alla mamma)
18.
A che età hai mandato il bambino a scuola (materna o elementare)?
R.
Silvio è entrato nella scuola materna a tre anni e
l'ha frequentata per cinque anni.
Alla scuola materna, l'approccio con Silvio era quasi
normale; non c'era un grosso distacco tra gli altri bambini e lui. Silvio non
camminava e andava a scuola col passeggino; ha sempre avuto l'insegnante di
sostegno, ha svolto i programmi come gli altri, ha imparato a camminare lì,
avevamo un buon rapporto con le insegnanti.
19.
Cosa ti aspettavi dalla scuola?
R.
Avendo visto l'ambiente nella scuola elementare, non
mi sono mai aspettata niente. Ho sempre puntato su quello che facevamo e
facciamo a casa. Ma dalla scuola non mi aspettavo niente, anzi, aggiungeva
problemi a quelli che già c'erano.
20.
Com'è stato l'approccio?
R.
Positivo nella scuola materna
21.
Com'è stato il contatto con gli altri bambini?
R.
Gli piaceva molto stare con gli altri bambini, non
c'erano problemi e ci stava volentieri. E' sempre stato benissimo con gli altri
bambini: per questo abbiamo sempre insistito
con la scuola.
22.
C'è stato un contatto della scuola con la famiglia o è stata la
famiglia a chiedere notizie?
R.
E' stata sempre la famiglia
23.
Com'è stato l'ingresso e l'accettazione del bambino in classe da parte
degli insegnanti?
R.
Gli insegnanti, dopo la scuola materna, l'hanno
sempre fatto sentire diverso, non credevano e non credono nelle sue capacità
(insegnanti di sostegno comprese).
24.
Ha sempre lavorato in classe con i suoi compagni?
R.
Sì, tranne alcune ore in cui veniva portato
nell'andito, perché per la sua terapia doveva camminare per tempi prestabiliti.
In classe usavano il sistema dei cartelli che la famiglia portava a scuola: bits,
figure, parole per la lettura. Ma a scuola non sono mai riusciti a ottenere
risposte da Silvio, perché non gli davano alcuna fiducia, per loro era sempre
un bambino che non capiva niente. L'insegnante di sostegno non aveva nessuna
passione per quel che faceva e per noi era terribile pensare di lasciare nostro
figlio per diverse ore al giorno in un contesto per lui così ostile.
25.
Se no, con che frequenza lavora o ha lavorato nell'aula di sostegno
26.
La famiglia è stata subito coinvolta nella programmazione riguardante il
tuo bambino (elaborazione del Profilo Dinamico Funzionale e del PEI)? E negli
anni seguenti?
R.
La loro preoccupazione era la compilazione formale
del PEI, però era sempre campato per aria: copiavano la Diagnosi Funzionale. Ma
io non mi preoccupavo neanche di leggerlo, perché Silvio lavorava a casa e lo
mandavo a scuola solo perché stesse con gli altri bambini.
27.
Quali sono stati gli aspetti positivi dell'ingresso a scuola del bambino?
R.
Solo la socializzazione.
28.
Quali sono stati gli aspetti negativi dell'ingresso a scuola del bambino?
R.
Tutto il resto negativo, almeno per i primi tre anni
consecutivi della scuola elementare (ha avuto sempre la stessa insegnante). In
IV ha cambiato insegnante di sostegno: era specializzata e, forse perché ha
avuto un caso di handicap nella sua famiglia, si impegnava con lui e lo trattava
come un bambino normale, come tutti gli altri bambini. In V abbiamo chiesto la
continuità didattica perché le cose erano andate molto meglio, ma non c'è
stato niente da fare nonostante l'intervento dell'ABC e il consenso e la
disponibilità dell'insegnante. L'insegnante assegnata era peggio della prima e,
inoltre, era offesa per l'insistenza con la quale la famiglia cercava di far
riconfermare l'insegnante dell'anno precedente. L'insegnante portava Silvio a
fare alcuni esercizi nell'aula di sostegno, contro il mio parere che vedevo che
quegli esercizi potevano essere fatti in classe
29.
La scuola (insegnanti, direttore o preside, assistenti, bidelli) ha
accettato la collaborazione della famiglia?
R.
Il direttore delle scuole elementari è una persona
...fatta a modo suo. Ci ha impedito di fare le riprese di Silvio che lavorava a
scuola, che ci erano state richieste dal centro di riabilitazione che lo segue,
dicendo che non poteva consentire che si riprendessero i locali della scuola e
non voleva che noi genitori ci avvicinassimo all'ingresso della scuola: voleva
che aspettassimo Silvio ai piedi della gradinata.
I bidelli delle elementari sono stati sempre molto
disponibili anche a farlo camminare nell'andito nei momenti in cui doveva farlo
per il suo programma riabilitativo o per aiutarlo a portare la borsa, per
esempio.
L'assistente del Comune è sempre la stessa dalla
prima elementare: è molto brava, è quasi una seconda madre.
30.
Ha attinto, oltre al resto, dal patrimonio
di informazioni della famiglia per svolgere il lavoro con il bambino?
R.
Non ha voluto attingere. Nonostante dessi le
informazioni, non hanno avuto voglia di fare: dicevano che fosse inutile fare
qualunque cosa o intervenire in qualunque modo. Noi abbiamo sempre detto che se
loro avevano qualcosa di alternativo da fare che facessero pure, ma non hanno
mai fatto niente.
31.
Con quali risultati?
R.
A scuola non ha concluso niente; a casa abbiamo avuto
risultati eccellenti.
32.
Ci sono state difficoltà con gli enti locali e l'assegnazione di
eventuali assistenti al bambino?
R.
No, l'assistente è stata nominata subito senza
difficoltà.
33.
Descrivi il percorso scolastico anno per anno, indicando:
-
quanti
supplenti hanno avuto ogni anno
-
in
che mese è stato nominato l'insegnante di sostegno ogni volta
-
quanti
insegnanti di sostegno ha avuto in questi anni
-
quali
vantaggi ha avuto il bambino da questi cambiamenti
-
quali
problemi ha avuto il bambino da questi cambiamenti
-
il
rapporto con gli insegnanti curricolari e degli insegnanti fra loro
-
frequenza
degli incontri famiglia - scuola (sia informali che quelli previsti per legge)
-
il
programma e le attività svolte dal bambino erano corrispondenti al suo corso di
studi e alla programmazione della
classe? Se no, indicare se erano adattati, semplificati, o differenti.
-
ci
sono stati problemi nella valutazione del lavoro del bambino? se sì, perché?
come la scuola ha superato questa difficoltà?
-
Collaborazione
fra i pari
R.
-
In I elementare Silvio ha avuto una supplente; l'insegnante definitiva è
stata nominata a dicembre.
-
In II l'insegnante definitiva (la stessa dell'anno precedente) è stata
nominata in dicembre.
-
In III la stessa insegnante degli anni precedenti è arrivata a dicembre.
-
In IV L'insegnante di sostegno è arrivata alla fine di novembre.
-
In V è arrivata in gennaio
-
In I media l'insegnante di sostegno è stata nominata dopo oltre un mese
dall'inizio dell'anno. Non era specializzata, però ascoltava ciò che dicevamo,
era disponibile, faceva tutto ciò che poteva
-
In II media la nuova insegnante di sostegno è arrivata a fine novembre.
Non va d'accordo con gli altri insegnanti perché chiede la collaborazione degli
altri colleghi. Nelle ore di sostegno adesso l'insegnante si esercita a scrivere
al computer, facendo la sintesi degli home book per Silvio, che però sono pieni
di errori di battitura, frasi incomplete e spesso prive di senso, tanto che
siamo costretti a riprendere tutto il lavoro a casa.
-
Non ha avuto nessun vantaggio da tutti questi cambiamenti, tranne in IV
elementare e in I media, perché sono gli unici due anni in cui ha avuto due
buone insegnanti di sostegno.
-
Per quel che riguarda il rapporto degli altri insegnanti con Silvio,
nelle elementari gli insegnanti non si occupavano di lui: non hanno mai creduto
in lui e lo consideravano un diverso da compatire.
-
Tra l'insegnante di sostegno e quelli curricolari non c'era
collaborazione o accordo. Quando c'era qualcosa da fare, tutti se ne lavavano le
mani e si delegavano a vicenda. Un grosso problema è che non esistono controlli
reali sull'operato degli insegnanti.
-
Riceviamo la comunicazione per i colloqui, cui partecipiamo regolarmente.
Per quel che riguarda la stesura di PEI e PDF siamo sempre stati convocati a
cose fatte; per l'ultimo PEI, dopo la mia contestazione delle cose scritte, del
PEI non se n'è più saputo niente.
-
Programma e attività scolastiche? Il programma prescritto dal centro di
riabilitazione di Milano che segue Silvio era il programma della classe adattato
a lui; di fatto gli insegnanti non hanno mai fatto niente direttamente con lui.
-
Nelle valutazioni di Silvio hanno scritto dei suoi miglioramenti nella
mobilità, nell'attenzione rispetto all'anno precedente, ma mai è stata fatta
una valutazione sul programma didattico. Il fatto che dicano che Silvio non
capisce è una scusa per non svolgere il lavoro con lui, è tutto semplificato
per loro. Un esempio recentissimo? L'altro giorno l'insegnante di sostegno ha
fatto una domanda a Silvio e lui ha risposto correttamente dandole il cartello
con la risposta giusta; l'insegnante gli ha rifatto di nuovo la stessa domanda e
lui ha nuovamente risposto correttamente; lei ha rifatto per la terza volta la
medesima domanda (!!!) e Silvio, a quel punto, le ha dato un altro cartello.
Allora l'insegnante si è alzata, ha chiamato in classe il preside e gli ha
detto: "Ha visto? Glielo avevo detto che dà delle risposte casuali!".
-
La difficoltà di valutazione non è stata superata, infatti gli
insegnanti dicono che non si può valutare. Ma, del resto, se non hanno fatto
niente, che cosa valutano?
-
I compagni stanno volentieri con lui e lui con loro. Alcuni compagni
hanno voluto venire a trovarlo a casa per vedere come lavora e per stare con
lui.
34.
Che ruolo è stato riconosciuto all'intervento della famiglia?
R.
Nella scuola non si pongono neppure il problema, per
loro siamo due realtà a sé stanti.
Quando quest'anno c'è stata la gita, hanno chiesto a
me di accompagnarlo per non farlo camminare e io l'ho accompagnato sino al luogo
indicato con la macchina, prendendo alcune ore di permesso dal lavoro. Solo
all'arrivo sul posto ho scoperto che altre insegnanti avevano portato sin lì la
macchina e che nessuno ha voluto portarlo, tranne un professore che si era
offerto di farlo ma che era stato dissuaso dagli altri perché "non doveva
prendersi la responsabilità".
Il
preside dello scorso anno, invece, ha voluto seguire il pullman con la sua
macchina proprio per rendersi disponibile nel caso in cui ci fosse stata
qualunque difficoltà per il ragazzo e quando Silvio avrebbe dovuto camminare a
piedi per lunghi tratti lo ha accompagnato con la sua macchina.
"Strana" era stata invece la decisione
presa due anni fa in V elementare di non fare la gita per "motivi
tecnici", dopo però che noi ci rifiutammo di esibire un certificato medico
che attestasse l'idoneità di Silvio a fare una gita scolastica, perché la
scuola non voleva assumersi la responsabilità. Ma quale responsabilità?
Esiste il problema grave che già a partire dalle figure istituzionali responsabili dell'integrazione e del funzionamento stesso della scuola, non esiste alcuna sensibilità di fronte a questi fatti (vedi Provveditori, Ispettori, per limitarci solo all'ambito territoriale).