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Associazione Bambini Cerebrolesi Sardegna

Azione Scuola 2000

"L'integrazione: un diritto per tutti"

Dossier delle storie scolastiche

Storia scolastica personale di Rosa

 

(Intervista alla mamma)

 1.        A che età hai mandato il bambino a scuola (materna o elementare)?

R. Aveva 9 anni, iscrizione per la prima elementare nell'anno scolastico 1995-1996

 2.        Cosa ti aspettavi dalla scuola?

R. Quello che si aspettano tutti gli altri genitori: educazione ed istruzione adeguata.

 3.        Com'è stato l'approccio?

R. All'inizio l'accoglienza è stata buona sia da parte degli insegnanti, anche perché c'è stato un dialogo costruito precedentemente con il neurologo, la psicologa della scuola e altri insegnanti; avevamo discusso e condiviso gli obiettivi da porci come scuola e con la scuola.

 4.        Com'è stato il contatto con gli altri bambini?

R. Abbastanza positivo, non è mai stato questo il problema; c'è stata la semplice titubanza dei bambini nei confronti di ciò che non conoscevano.

 5.        C'è stato un contatto della scuola con la famiglia o è stata la famiglia a chiedere notizie?

R. Sì, in questo inizio d’anno scolastico c'è stata una richiesta reciproca di notizie.

 6.        Com'è stato l'ingresso e l'accettazione del bambino in classe da parte degli insegnanti?

R. Apparentemente, positiva; poi un episodio di non coinvolgimento della bambina, ha incrinato la nostra fiducia sul lavoro degli insegnanti.

 7.        Ha sempre lavorato in classe con i suoi compagni?

R. Il primo anno scolastico, sì.

 8.        Se no, con che frequenza lavora o ha lavorato nell'aula di sostegno?

Nella scuola non esisteva l'aula di sostegno.

 9.        La famiglia è stata subito coinvolta nella programmazione riguardante il tuo bambino (elaborazione del Profilo Dinamico Funzionale e collaborazione del PEI)?

R. Sì. Alla famiglia sono state richieste informazioni, ma sia PDF che PEI sono stati (penso) compilati non con la presenza della famiglia.

 10.     Quali sono stati gli aspetti positivi dell'ingresso a scuola del bambino?

R.  La compagnia degli altri bambini e avere delle regole (sino a quando è restata in classe).  

11.     Quali le maggiori difficoltà?

R. Far capire che la bambina aveva delle potenzialità e bisognava tenerne conto per una buona integrazione.

 12.     La scuola (insegnanti, direttore o preside, assistenti, bidelli) ha accettato la collaborazione della famiglia?

R.  Il primo anno lo staff scolastico ha cercato la nostra collaborazione e il nostro aiuto per ottenere un buon lavoro: eravamo infatti convinti, e come famiglia ne  abbiamo l’esperienza, che se si da ai bambini con handicap nel modo giusto si ottiene molto di più di quello che si è dato. Gli anni successivi, nello svolgimento del lavoro per l’integrazione non si è attinto al patrimonio delle informazioni e conoscenze della famiglia.

 13.     Hanno attinto, oltre al resto, dal patrimonio di informazioni della famiglia per svolgere il lavoro con il bambino?

R. Inizialmente si.

 14.     Con quali risultati? R. -

15.     Ci sono state difficoltà con gli enti locali e l'assegnazione di eventuali assistenti al bambino?

R.  Si, col Comune di residenza. L'anno scolastico 1996-1997 nonostante le pressioni fatte sull’assessorato non aveva l'assistente fino a maggio: per 2 ore avevano chiesto inizialmente un contributo alle spese alla famiglia di £.270.000 al mese, utilizzavano la prassi dell'assistenza domiciliare, dirottandola a scuola. Poi durante l'estate si è lavorato anche con l’associazione per l'anno successivo per il diritto all'assistenza a scuola. Poi, per l’anno scolastico 1997-98 hanno concesso l’assistenza 4 ore su 5; il 30/1/98 si è verificato un episodio, così grave nei confronti della bambina, da chiedere come famiglia l’intervento dei carabinieri: la scuola, in assenza di riconoscimento dell'assistente inviato dal comune, quindi per burocrazie fra scuola e comune, rifiutava la bambina a scuola. Poi il problema non si è più posto, ha avuto l'assistenza completa.

 16.     Descrivi il percorso scolastico anno per anno, indicando:

-          quanti supplenti hanno avuto ogni anno

-          in che mese è stato nominato l'insegnante di sostegno ogni volta

-          quanti insegnanti di sostegno ha avuto in questi anni

-          quali vantaggi ha avuto il bambino da questi cambiamenti

-          quali problemi ha avuto il bambino da questi cambiamenti

-          il rapporto con gli insegnanti curricolari e degli insegnanti fra loro

-          frequenza degli incontri famiglia - scuola (sia informali che quelli previsti per legge)

-          il programma e le attività svolte dal bambino erano corrispondenti al suo corso di studi e  alla programmazione della classe? Se no, indicare se erano adattati, semplificati, o differenti.

-          ci sono stati problemi nella valutazione del lavoro del bambino? se sì, perché? come la scuola ha superato questa difficoltà?

-          Collaborazione fra i pari

R.

-          Il 1° anno, anno scolastico 1995-1996: ha avuto prima una supplente, poi la titolare del sostegno; per malattia prolungata questa si è assentata ed è ritornata la prima supplente con la quale non c'era un ottimo rapporto. Dal 10 di gennaio la bambina, a seguito del decorso postoperatorio (ha subito un'operazione agli occhi) e anche su sua richiesta specifica, non è più ritornata a scuola e ha sostenuto a giugno, in quella stessa scuola, l'esame.

 -           Il 2° anno, anno scolastico 1996-1997,  ha cambiato scuola. L'insegnante di sostegno titolare, specializzata, è arrivata subito; si sono creati molti attriti fra lei e la famiglia. La famiglia, fin dall’inizio d’anno aveva spiegato che la bambina poteva partecipare alle attività scolastiche in classe. La diagnosi funzionale è stata aggiornata in aprile. Gli insegnanti hanno avuto delle difficoltà ad accettarla e a lavorare con lei. Si era svolto un incontro del gruppo tecnico in aprile anche con la partecipazione del neuropsichiatra; la programmazione non è mai esistita in collegamento al programma di classe, ma solo un PEI che aveva come obiettivi l'autonomia e la socializzazione. Si è fatto frequente uso dell'aula di sostegno e si è arrivati alla consegna della  pagella di fine anno (a metà anno non era stata consegnata alla famiglia) che conteneva la “non possibile valutazione” e altri giudizi contraddittori. La famiglia ha presentato un ricorso il 28/7/1997.

                Il 3° anno, anno scolastico 1997-1998, la bambina ha nuovamente cambiato scuola. Come insegnante è stata incaricata dal direttore una supplente, dopo quindici giorni un'altra supplente, poi è arrivata la nomina del provveditore a gennaio con la divisione delle tre ore fra due insegnanti di cui una era la supplente del direttore riconfermata (3 ore e non più rapporto 1:1); come programma le docenti si erano soffermate solo sui colori, le bambole per la conoscenza dello schema corporeo; molta aula di sostegno; la scuola aveva in mano la diagnosi funzionale del neuropsichiatra infantile che segue la bambina che era stata aggiornata il 21/04/1997. Il 30 gennaio è esploso il problema fra scuola e comune per l’assistenza scolastica.

Le insegnanti avevano difficoltà ad accettarla e a lavorare con lei. La madre aveva prodotto un ulteriore documento, una storia completa di Rosa, come contributo per facilitare il lavoro agli insegnanti e offrire una collaborazione concreta. L'anno è proseguito, ma la famiglia non è stata soddisfatta della programmazione didattica, ha comunque lasciato andare le cose; c'è stato un incontro in aprile del gruppo tecnico anche con la partecipazione del pedagogista come componente ASL, ma la programmazione non è mai esistita in collegamento al programma di classe, e gli obiettivi del suo PEI sono stati posti solo per l'autonomia e la socializzazione, come si può evincere dalla scheda finale.

 Nel febbraio-marzo 1998 è stata avviata un'ispezione Ministeriale per le gravi negligenze e ingiustizie perpetrate nei confronti di Rosa; l’ispettrice, nell'incontro  del 9 marzo 1998, ha sentito i rappresentanti dell'ABC Sardegna insieme alla madre della bambina.

 -              Il 4° anno, anno scolastico 1998 - 1999 ha continuato a frequentare la stessa scuola Elementare. Ha avuto una nuova insegnante di sostegno senza titolo, per tutto l’anno, che ha seguito il PEI dell'anno precedente e ha usato l’aula di sostegno. Spesso la bambina era già pronta con l’insegnante e l’assistente fuori dall'aula prima della fine dell’orario delle lezioni. Non è mai uscita in fila coi compagni, non ha mai avuto dei quaderni, né mai compiti a casa (e questo in tutti questi anni); né partecipava alle attività dei compagni.

Alla richiesta della famiglia di scrivere nel diario gli argomenti approfonditi in classe è stato risposto che si doveva seguire il PEI. Insoddisfacente, in quanto recava indicazione di obiettivi ancora inferiori rispetto a quelli degli anni  precedenti, la scheda finale consegnata alla famiglia. Dalla famiglia e dalla ASL il PEI non è stato né condiviso né firmato.

 -             In vista del 5° anno,  anno scolastico 1999-2000,  anno della 5° elementare  e della  licenza,  con  tutta

 l’esperienza negativa passata, appena ricevuta la scheda finale si è andati dal Provveditore il 5 luglio 1999 sia per sapere l’esito del ricorso e dell’ispezione degli anni precedenti, sia per impostare bene la programmazione del 5° anno per poter sostenere l’esame di licenza, puntando ad una programmazione e a realizzare il programma didattico.

Il Provveditore ha promesso che avrebbe fatto rivedere le schede passate contestate dalla famiglia e avrebbe dato così corso al ricorso e all’ispezione. Si è richiesto ulteriormente l’aiuto del Provveditorato affinché fin dall’inizio dell’anno si lavorasse subito sul PDF e sul PEI completamente da reimpostare. Come gruppo H del Provveditorato, ha partecipato un suo incaricato una sola volta, gli incontri sono stati complessivamente tre, sempre su pressione e sollecitazione della famiglia con l’ABC.  Il 1° circa 15 giorni dall’inizio dell’anno; il 2° dopo circa 3-4 settimane e il 3°,  il 23/11, dove si doveva stilare il PDF si è concluso con la rottura fra famiglia-ASL e insegnanti per l’impossibilità di procedere. L’insegnante di sostegno era arrivata a metà novembre. L’insegnante di sostegno era arrivata a metà novembre. Il corpo docente non si è preso la sua responsabilità, né ha prodotto una proposta di lavoro. Non c’è stata una collaborazione per lo svolgimento del programma nonostante la disponibilità effettiva di ASL e famiglia.

Infine, con comunicazione scritta il 20 dicembre 1999, è avvenuto il ritiro della bambina da scuola, già assente dal 24/11/1999. Finora nessuna delle Istituzioni ha risposto alla lettera, né il Provveditore, né il Ministro a cui si è inviata per conoscenza. Rosa sosterrà l’esame di licenza dopo la preparazione con scuola familiare in un altro circolo didattico.

Al ricorso del 28/7/1997 presentato dalla famiglia il Provveditore non ha ancora dato esito concreto: non è giunta alcuna comunicazione nonostante il suo dichiarato impegno a dar seguito al ricorso – in particolare la revisione delle schede di valutazione – espresso nel colloquio avuto in Provveditorato, il 5 luglio 1999, presenti il Provveditore, la madre di Rosa, il rappresentante del Gruppo H  del Provveditorato e i rappresentanti dell'ABC Sardegna.

 Circa l’Ispezione Ministeriale del 23/3/1998 la famiglia ha ricevuto copia del verbale solo nel giugno 1999, dopo molte sollecitazioni della famiglia e dell’Associazione con diverse parti omesse tali da non rendere chiaro l’esito finale della Ispezione condotta dall’Ispettrice ministeriale

 Con la lettera del 01/07/1999 della Associazione Bambini Cerebrolesi Sardegna e della famiglia “Sulla relazione Ispettiva e richieste per l’anno 1999-2000: nomina di insegnante di sostegno, collaborazione scuola–famiglia”, ci si è appellati al diritto allo studio e all’integrazione per lavorare con profitto nell’anno in corso chiedendo che si attivassero tutte le risorse necessarie; si sono inoltre richiesti ulteriori chiarimenti e che si desse esito all’Ispezione, ma non è più pervenuta dal Provveditorato alcuna comunicazione al riguardo.

 La scuola non è stata in grado di valorizzare e “servirsi” della risorsa famiglia e degli operatori sanitari per una reale integrazione di qualità e per soddisfare il diritto allo studio.

  17.      Che ruolo è stato riconosciuto all’intervento della famiglia?

R.   Penso che tutto quello detto nei punti precedenti parli chiaro: “ una grande rottura, ma chi crede di essere la madre? Cosa pretende dalla figlia?”…