Dossier delle storie scolastiche
(Intervista
alla mamma)
1.
A che età
hai mandato il bambino a scuola (materna o elementare)?
R. Aveva
9 anni, iscrizione per la prima elementare nell'anno scolastico 1995-1996
2.
Cosa ti
aspettavi dalla scuola?
R. Quello
che si aspettano tutti gli altri genitori: educazione ed istruzione adeguata.
3.
Com'è
stato l'approccio?
R. All'inizio l'accoglienza è stata buona sia da parte degli
insegnanti, anche perché c'è stato un dialogo costruito precedentemente con il
neurologo, la psicologa della scuola e altri insegnanti; avevamo discusso e
condiviso gli obiettivi da porci come scuola e con la scuola.
4.
Com'è
stato il contatto con gli altri bambini?
R. Abbastanza
positivo, non è mai stato questo il problema; c'è stata la semplice titubanza
dei bambini nei confronti di ciò che non conoscevano.
5.
C'è stato
un contatto della scuola con la famiglia o è stata la famiglia a chiedere
notizie?
R. Sì,
in questo inizio d’anno scolastico c'è stata una richiesta reciproca di
notizie.
6.
Com'è
stato l'ingresso e l'accettazione del bambino in classe da parte degli
insegnanti?
R. Apparentemente,
positiva; poi un episodio di non coinvolgimento della bambina, ha incrinato la
nostra fiducia sul lavoro degli insegnanti.
7.
Ha sempre
lavorato in classe con i suoi compagni?
R. Il
primo anno scolastico, sì.
8.
Se no, con
che frequenza lavora o ha lavorato nell'aula di sostegno?
Nella
scuola non esisteva l'aula di sostegno.
9.
La
famiglia è stata subito coinvolta nella programmazione riguardante il tuo
bambino (elaborazione del Profilo Dinamico Funzionale e collaborazione
del PEI)?
R. Sì.
Alla famiglia sono state richieste informazioni, ma sia PDF che PEI sono stati
(penso) compilati non con la presenza della famiglia.
10.
Quali sono stati gli aspetti positivi dell'ingresso a scuola del bambino?
R. La
compagnia degli altri bambini e avere delle regole (sino a quando è restata in
classe).
11.
Quali le maggiori difficoltà?
R. Far
capire che la bambina aveva delle potenzialità e bisognava tenerne conto per
una buona integrazione.
12.
La scuola (insegnanti, direttore o preside, assistenti, bidelli) ha
accettato la collaborazione della famiglia?
R. Il
primo anno lo staff scolastico ha cercato la nostra collaborazione e il nostro
aiuto per ottenere un buon lavoro: eravamo infatti convinti, e come famiglia ne
abbiamo l’esperienza, che se si da ai bambini con handicap nel modo
giusto si ottiene molto di più di quello che si è dato. Gli anni successivi,
nello svolgimento del lavoro per l’integrazione non si è attinto al
patrimonio delle informazioni e conoscenze della famiglia.
13.
Hanno attinto, oltre al resto, dal patrimonio di informazioni della
famiglia per svolgere il lavoro con il bambino?
R. Inizialmente
si.
14.
Con quali risultati? R. -
15.
Ci sono state difficoltà con gli enti locali e l'assegnazione di
eventuali assistenti al bambino?
R. Si,
col Comune di residenza. L'anno scolastico 1996-1997 nonostante le pressioni
fatte sull’assessorato non aveva l'assistente fino a maggio: per 2 ore avevano
chiesto inizialmente un contributo alle spese alla famiglia di £.270.000 al
mese, utilizzavano la prassi dell'assistenza domiciliare, dirottandola a scuola.
Poi durante l'estate si è lavorato anche con l’associazione per l'anno
successivo per il diritto all'assistenza a scuola. Poi, per l’anno scolastico
1997-98 hanno concesso l’assistenza 4 ore su 5; il 30/1/98 si è verificato un
episodio, così grave nei confronti della bambina, da chiedere come famiglia
l’intervento dei carabinieri: la scuola, in assenza di riconoscimento
dell'assistente inviato dal comune, quindi per burocrazie fra scuola e comune,
rifiutava la bambina a scuola. Poi il problema non si è più posto, ha avuto
l'assistenza completa.
16.
Descrivi il percorso scolastico anno per anno, indicando:
-
quanti
supplenti hanno avuto ogni anno
-
in
che mese è stato nominato l'insegnante di sostegno ogni volta
-
quanti
insegnanti di sostegno ha avuto in questi anni
-
quali
vantaggi ha avuto il bambino da questi cambiamenti
-
quali
problemi ha avuto il bambino da questi cambiamenti
-
il
rapporto con gli insegnanti curricolari e degli insegnanti fra loro
-
frequenza
degli incontri famiglia - scuola (sia informali che quelli previsti per legge)
-
il
programma e le attività svolte dal bambino erano corrispondenti al suo corso di
studi e alla programmazione della
classe? Se no, indicare se erano adattati, semplificati, o differenti.
-
ci
sono stati problemi nella valutazione del lavoro del bambino? se sì, perché?
come la scuola ha superato questa difficoltà?
-
Collaborazione
fra i pari
R.
-
Il 1°
anno, anno scolastico 1995-1996: ha avuto prima una supplente, poi la titolare
del sostegno; per malattia prolungata questa si è assentata ed è ritornata la
prima supplente con la quale non c'era un ottimo rapporto. Dal 10 di gennaio la
bambina, a seguito del decorso postoperatorio (ha subito un'operazione agli
occhi) e anche su sua richiesta specifica, non è più ritornata a scuola e ha
sostenuto a giugno, in quella stessa scuola, l'esame.
-
Il
2° anno, anno scolastico 1996-1997, ha
cambiato scuola. L'insegnante di sostegno titolare, specializzata, è arrivata
subito; si sono creati molti attriti fra lei e la famiglia. La famiglia, fin
dall’inizio d’anno aveva spiegato che la bambina poteva partecipare alle
attività scolastiche in classe. La diagnosi funzionale è stata aggiornata in
aprile. Gli insegnanti hanno avuto delle difficoltà ad accettarla e a lavorare
con lei. Si era svolto un incontro del gruppo tecnico in aprile anche con la
partecipazione del neuropsichiatra; la programmazione non è mai esistita in
collegamento al programma di classe, ma solo un PEI che aveva come obiettivi
l'autonomia e la socializzazione. Si è fatto frequente uso dell'aula di
sostegno e si è arrivati alla consegna della
pagella di fine anno (a metà anno non era stata consegnata alla
famiglia) che conteneva la “non possibile valutazione” e altri giudizi
contraddittori. La famiglia ha presentato un ricorso il 28/7/1997.
Il 3° anno, anno scolastico 1997-1998, la bambina ha nuovamente cambiato
scuola. Come insegnante è stata incaricata dal direttore una supplente, dopo
quindici giorni un'altra supplente, poi è arrivata la nomina del provveditore a
gennaio con la divisione delle tre ore fra due insegnanti di cui una era la
supplente del direttore riconfermata (3 ore e non più rapporto 1:1); come
programma le docenti si erano soffermate solo sui colori, le bambole per la
conoscenza dello schema corporeo; molta aula di sostegno; la scuola aveva in
mano la diagnosi funzionale del neuropsichiatra infantile che segue la bambina
che era stata aggiornata il 21/04/1997. Il 30 gennaio è esploso il problema fra
scuola e comune per l’assistenza scolastica.
Le
insegnanti avevano difficoltà ad accettarla e a lavorare con lei. La madre
aveva prodotto un ulteriore documento, una storia completa di Rosa, come
contributo per facilitare il lavoro agli insegnanti e offrire una collaborazione
concreta. L'anno è proseguito, ma la famiglia non è stata soddisfatta della
programmazione didattica, ha comunque lasciato andare le cose; c'è stato un
incontro in aprile del gruppo tecnico anche con la partecipazione del
pedagogista come componente ASL, ma la programmazione non è mai esistita in
collegamento al programma di classe, e gli obiettivi del suo PEI sono stati
posti solo per l'autonomia e la socializzazione, come si può evincere dalla
scheda finale.
Nel febbraio-marzo 1998 è stata avviata un'ispezione
Ministeriale per le gravi negligenze e ingiustizie perpetrate nei confronti di
Rosa; l’ispettrice, nell'incontro del
9 marzo 1998, ha sentito i rappresentanti dell'ABC Sardegna insieme alla madre
della bambina.
-
Il 4° anno, anno scolastico 1998 - 1999 ha continuato a frequentare la
stessa scuola Elementare. Ha avuto una nuova insegnante di sostegno senza
titolo, per tutto l’anno, che ha seguito il PEI dell'anno precedente e ha
usato l’aula di sostegno. Spesso la bambina era già pronta con l’insegnante
e l’assistente fuori dall'aula prima della fine dell’orario delle lezioni.
Non è mai uscita in fila coi compagni, non ha mai avuto dei quaderni, né mai
compiti a casa (e questo in tutti questi anni); né partecipava alle attività
dei compagni.
Alla richiesta della famiglia di scrivere nel diario
gli argomenti approfonditi in classe è stato risposto che si doveva seguire il
PEI. Insoddisfacente, in quanto recava indicazione di obiettivi ancora inferiori
rispetto a quelli degli anni precedenti,
la scheda finale consegnata alla famiglia. Dalla famiglia e dalla ASL il PEI non
è stato né condiviso né firmato.
-
In
vista del 5° anno, anno scolastico
1999-2000, anno della 5°
elementare e della
licenza, con
tutta
l’esperienza
negativa passata, appena ricevuta la scheda finale si è andati dal Provveditore
il 5 luglio 1999 sia per sapere l’esito del ricorso e dell’ispezione degli
anni precedenti, sia per impostare bene la programmazione del 5° anno per poter
sostenere l’esame di licenza, puntando ad una programmazione e a realizzare il
programma didattico.
Il Provveditore ha promesso che avrebbe fatto
rivedere le schede passate contestate dalla famiglia e avrebbe dato così corso
al ricorso e all’ispezione. Si è richiesto ulteriormente l’aiuto del
Provveditorato affinché fin dall’inizio dell’anno si lavorasse subito sul
PDF e sul PEI completamente da reimpostare. Come gruppo H del Provveditorato, ha
partecipato un suo incaricato una sola volta, gli incontri sono stati
complessivamente tre, sempre su pressione e sollecitazione della famiglia con
l’ABC. Il 1° circa 15 giorni
dall’inizio dell’anno; il 2° dopo circa 3-4 settimane e il 3°, il 23/11, dove si doveva stilare il PDF si è concluso con la
rottura fra famiglia-ASL e insegnanti per l’impossibilità di procedere.
L’insegnante di sostegno era arrivata a metà novembre. L’insegnante di
sostegno era arrivata a metà novembre. Il corpo docente non si è preso la sua
responsabilità, né ha prodotto una proposta di lavoro. Non c’è stata una
collaborazione per lo svolgimento del programma nonostante la disponibilità
effettiva di ASL e famiglia.
Infine, con comunicazione
scritta il 20 dicembre 1999, è avvenuto il ritiro della bambina da scuola,
già assente dal 24/11/1999. Finora nessuna delle Istituzioni ha risposto alla
lettera, né il Provveditore, né il Ministro a cui si è inviata per
conoscenza. Rosa sosterrà l’esame di licenza dopo la preparazione con scuola
familiare in un altro circolo didattico.
Al ricorso del 28/7/1997 presentato dalla famiglia il Provveditore non ha
ancora dato esito concreto: non è giunta alcuna comunicazione nonostante il suo
dichiarato impegno a dar seguito al ricorso – in particolare la revisione
delle schede di valutazione – espresso nel colloquio avuto in Provveditorato,
il 5 luglio 1999, presenti il Provveditore, la madre di Rosa, il rappresentante
del Gruppo H del Provveditorato e i
rappresentanti dell'ABC Sardegna.
Circa l’Ispezione Ministeriale del 23/3/1998
la famiglia ha ricevuto copia del verbale solo nel giugno 1999, dopo molte
sollecitazioni della famiglia e dell’Associazione con diverse parti omesse
tali da non rendere chiaro l’esito finale della Ispezione condotta
dall’Ispettrice ministeriale
Con la lettera del 01/07/1999 della Associazione Bambini Cerebrolesi Sardegna e
della famiglia “Sulla relazione Ispettiva e richieste per l’anno 1999-2000:
nomina di insegnante di sostegno, collaborazione scuola–famiglia”, ci si è
appellati al diritto allo studio e all’integrazione per lavorare con profitto
nell’anno in corso chiedendo che si attivassero tutte le risorse necessarie;
si sono inoltre richiesti ulteriori chiarimenti e che si desse esito
all’Ispezione, ma non è più pervenuta dal Provveditorato alcuna
comunicazione al riguardo.
La scuola non è stata in grado di valorizzare
e “servirsi” della risorsa famiglia e degli operatori sanitari per una reale
integrazione di qualità e per soddisfare il diritto allo studio.
17.
Che ruolo è stato
riconosciuto all’intervento della famiglia?
R.
Penso che tutto quello detto nei punti precedenti
parli chiaro: “ una grande rottura, ma chi crede di essere la madre? Cosa
pretende dalla figlia?”…