Dossier delle storie scolastiche
(Intervista alla mamma)
1)
A che età hai mandato il bambino a scuola (materna o elementare)?
2)
Cosa ti aspettavi dalla scuola?
3)
Com'è stato l'approccio?
R. Mi aspettavo che venisse inserito normalmente con la
collaborazione dell’insegnante di sostegno e quella delle insegnanti. Che il
bambino ricevesse stimoli positivi (cosa già accaduta durante la frequenza
dell’asilo che il bambino ha frequentato per circa 1 anno (dietro consiglio di
una neuropsichiatra per farlo socializzare, e che lo ha reso un pochino più
autonomo: es. mangiare da solo, bere, lavarsi i denti, …). L’unica
differenza rispetto all’asilo nido è che io ho dato indicazioni alle 3
insegnanti di come porsi nei confronti del bambino visto che nel frattempo era
stata fatta la diagnosi di Autismo e conseguente terapia e li ho documentati.
L’approccio è stato negativo all’inizio, perché una delle insegnanti, a
suo dire di grande esperienza con bambini come Leonardo, ha preso male il fatto
che io le dessi indicazioni di come porsi nei confronti del bambino e che lo
lasciassi all’asilo fino alle 4 del pomeriggio (visto che Leonardo era
abituato e non dava segni di insofferenza). E’ successo che, ancora non era
arrivata l’insegnante di sostegno, io ho chiesto di poter filmare il bambino
all’interno dell’asilo visto che periodicamente lo portavo in una città,
dove allora era seguito, e il centro mi chiedeva di documentare tutto ciò che
il bambino faceva (logopedia, …psicomotricità, terapia nell’ambito
familiare, ecc.) stando nel suo ambiente visto che una valutazione obiettiva non
poteva essere fatta all’interno di un ospedale.
Mi
fu negato il permesso di filmare io personalmente, non potendo stare
all’interno dell’asilo e trovai un’insegnante disponibile che non essendo
molto pratica lasciò la videocamera accesa.
Rivedendo le cassette a casa all’inizio c’era
solo il pavimento, ma in compenso si sentiva tutto. Urla, imprecazioni, commenti
nei miei confronti di madre snaturata che voleva accollare i problemi di
Leonardo a questa insegnante (che Leonardo ha tutt’oggi), che pretendevo di
far fare a loro tutto quello che avrei dovuto fare io.
Vi lascio immaginare la mia reazione in quel momento,
ma poi con calma ho pensato che avrei dovuto trovare un modo per far si che
Leonardo facesse quello che dicevo io e, allo stesso tempo, per dare importanza
a questa “insegnante” e aspettare che arrivasse l’insegnante di sostegno,
cosa che dopo poco tempo avvenne.
Era la persona più disponibile, umile, umana che io
abbia conosciuto ma purtroppo era chiusa in una gabbia di leoni che
continuamente la attaccavano e la umiliavano costringendola alla fine a chiedere
il trasferimento, cosa che non fece dietro mia insistenza e appoggio.
E’ stata l’unica in questi anni che mi metteva al
corrente di tutto quello che Leonardo faceva e che partecipava a tutti i
progressi di Leonardo con lo stesso entusiasmo che provavo io come madre.
E’ stata l’unica che mi ha coinvolto nella
preparazione del PEI e me ne ha fatto avere una copia (che vi mando).
Era un angelo che purtroppo è andata via e che
tuttora viene criticata dagli insegnanti che la hanno conosciuta.
4)
Com'è stato il contatto con gli altri bambini?
R. Il
contatto con gli altri bambini è stato ottimo e lo è ancora. Il nostro è un
piccolo paese e i punti di ritrovo sono pochi quindi Leonardo incontra i bambini
anche al di fuori dell’asilo e nessuno dimentica di salutarlo e baciarlo
(visto che lui è molto affettuoso) e i genitori di questi bambini mi raccontano
che i loro figli ne parlano spesso e raccontano quello che fanno. L’anno
scorso le insegnanti mi hanno riferito del fatto che volevano far mangiare
Leonardo in orari diversi o in un posto diverso dalla mensa perché avevano
problemi con alcuni bambini, specialmente quelli del primo anno perché (viste
le difficoltà che Leonardo ha per mangiare, il rifiuto a mangiare, le
insegnanti devono insistere e costringerlo dietro mio consiglio) si spaventano e
pensano di ricevere lo stesso trattamento in caso di rifiuto a mangiare.
Io ho risposto alle insegnanti di spiegare ai bambini
perché Leonardo si comportava così e ho chiesto un’ora per poterlo fare.
Mi è stato accordato il permesso e una mattina sono
andata all’asilo con tutti gli attrezzi che uso per fare la terapia a
Leonardo. Mi sono seduta per terra in mezzo a loro che mi guardavano con
curiosità e ho fatto vedere e sentire e anche provare quali erano le difficoltà
di Leonardo (gusto, olfatto, tatto, ecc.). Leonardo continua a mangiare con gli
altri bambini!
5)
C'è stato un contatto della scuola con la famiglia o è stata la
famiglia a chiedere notizie ?
R.
Con l’arrivo dell’insegnante di sostegno
(speciale) era lei a darmi notizie , ma poi con le altre devo essere sempre io a
farlo nonostante lo abbia chiesto alla presenza della direttrice che era
favorevole e che ha sollecitato l’insegnante a farlo (e che continua a fare
come vuole ma io insisto e le rompo le scatole continuamente).
6)
Com'è stato l'ingresso e l'accettazione del bambino in classe da parte
degli insegnanti?
R.
Come ho già scritto, negativo da parte di
un’insegnante perché l’altra è un pupazzo che fa quello che dice lei, ma
comunque le cose sono cambiate ultimamente dopo le lavate di testa che le ho
fatto prima di Natale, dopo l’episodio che mi ha fatto arrabbiare veramente.
Una mattina arrivo alla solita ora all’asilo
(10,30), suono il campanello e viene ad aprirmi la bidella che con una faccia da
stupida mi dice che non ci sono né i bambini né le insegnanti perché sono
andati tutti ad una rappresentazione teatrale. Si affaccia anche una delle
insegnanti di Leonardo che mi dice di trovarsi lì per caso perché deve
addobbare la sala giochi per Natale.
In quel momento vi lascio immaginare come mi sono
sentita. Comunque ho lasciato il bambino, perché a casa non lo avrei riportato,
me ne sono andata. Sono tornata a casa e ho iniziato a pensare, perché fino a
quel momento non ci volevo credere.
Mi è stato detto che era una dimenticanza (io vado
all’asilo due volte al giorno).
Alle quattro dovevo tornare a prendere Leonardo e ho
deciso di dire all’insegnante quello che pensavo, ne ho parlato con mio marito
che più arrabbiato di me (tra l’altro tutto il paese ha saputo che Leonardo
non è andato alla recita e il perché, ABC compresa). Quando sono arrivata
all’asilo nell’aula c’era un’altra maestra e assistente e ho chiesto per
cortesia se potevo parlare in privato con l’insegnante ma lei mi ha detto che
non stavano facendo niente per Leonardo, che Leonardo veniva lasciato a fare
quello che voleva e in seguito, che io non ero al corrente di quello che il
bambino faceva, nonostante lo avessi chiesto e che, in pratica, sia le
insegnanti che l’insegnante di sostegno non facevano altro che baciare e
accarezzare il bambino, cosa di cui non aveva bisogno visto che a casa e fuori
è adorato da tutti. Ho continuando dicendole che il loro lavoro non era quello
e che avrei preso provvedimenti con chi di competenza. A quel punto sono
intervenute le colleghe dicendo che non era così, che c’era impegno da parte
dell’insegnante ecc.
Io allora le ho chiesto come mai non venissi messa al
corrente di quello che Leonardo fa, visto che Leonardo non parla e la signora mi
ha risposto che non c’era molto da dire, che quello che fa Leonardo è poco e
che l’attenzione del bambino era breve. Io ho risposto che se ci fosse la
costanza di ripetere quello che per loro è poco, diventerebbe tanto e ho fatto
l’esempio della terapia di Delacato.
Il
giorno dopo mi ha telefonato l’insegnante di sostegno dicendomi che lei era a
mia disposizione, che cercava di fare il meglio possibile, che non avendo molta
esperienza era a disposizione, poi dopo tanta lagna ha detto una cosa che non mi
sarei aspettata e cioè che io non ero andata ai colloqui per parlare con lei,
che per mia figlia (che frequenta la terza elementare) se volevo sapere il suo
andamento dovevo andare ai colloqui. Io le ho risposto che prima di tutto io
vedevo lei tutte le volte che porto Leonardo all’asilo e poi che c’è una
piccola differenza, che mia figlia tutti i giorni mi racconta quello che fa a
scuola e vedo anche i quaderni, mentre Leonardo non parla e non ha quaderni
quindi stava a lei darmi le informazioni. Mi ha chiesto scusa!
7)
Ha sempre lavorato in classe con i suoi compagni?
R.
Sì, ha sempre “lavorato” (per modo di dire),
anche perché all’asilo lo si può fare più facilmente.
9)
La famiglia è stata subito coinvolta nella programmazione riguardante il
tuo bambino (elaborazione del Profilo Dinamico Funzionale e del PEI)? E negli
anni seguenti?
R.
Non è mai stata coinvolta, a parte il primo anno con
l’insegnante di cui ha già parlato.
10)
Quali sono stati gli aspetti positivi dell'ingresso a scuola del bambino?
R.
Il fatto che il bambino abbia accettato di stare in
un ambiente che non fosse la sua casa, gli orari, le regole, lo stimolo al
contatto con gli altri bambini e soprattutto l’essere accettato così com’è
(da parte dei bambini).
11)
Quali le maggiori difficoltà?
R.
Le maggiori difficoltà le abbiamo con le insegnanti
e con le competenze che, dalla bidella alla preside, ostacolano i rapporti tra
scuola e famiglia visto che sono molto fiscali nel farle valere quando pare e
piace a loro.
12)
La scuola (insegnanti, direttore o preside, assistenti, bidelli) ha
accettato la collaborazione della famiglia?
R.
Pian piano sto cercando di farglielo accettare, anche
se la mattina lascio i letti senza fare ma passo anche ore a parlare con il
vicario, la direttrice, l’insegnante di sostegno e le assillo.
Adesso quando mi vedono, specialmente i bidelli della
direzione non mi chiedono neanche dove voglio andare, tra poco mi assumeranno, e
li sto rovinando con le fotocopie perché tutte le volte mi porto dietro un
malloppo di fogli (grazie a voi) e glieli faccio fotocopiare di modo che
rimangano nella scuola e lei ogni tanto possa fare un promemoria del materiale
che le lascio.
Il vicario specialmente è molto disponibile, però
non sempre è d’accordo con me (es. io gli ho detto che l'aula di sostegno ha
la porta murata, a parer mio, e lui si è molto arrabbiato), ma nonostante tutto
ascolta e io lo assillo perché per me è l’unica tattica a mia disposizione.
Poi lo prendo in giro perché vogliono così, per
esempio ho esaltato il fatto che al vostro convegno sulla scuola abbiano
partecipato tre insegnanti del nostro circolo, cosa molto positiva, ma poi ho
fatto una domanda: dove sono i frutti di tutto quello che queste insegnanti
hanno visto e sentito? Non è che questa è stata solo una bella gita a
Cagliari? Non ho ricevuto risposta.
13)
Ha attinto, oltre al resto, dal patrimonio
di informazioni della famiglia per svolgere il lavoro con il bambino?
R.
Io ho messo a disposizione tutto il mio tempo, la mia
piccola esperienza e tutto il materiale che ho racimolato in questi quattro
anni. Li stanno usando? Fino a oggi non lo so.
14)
Con quali risultati?
R.
I risultati ci sono ma non grazie a loro. Io ho messo
in chiaro che voglio esclusivamente che il bambino venga inserito nella scuola
in tutti i sensi, le terapie le faccio io a mio figlio, non sono loro che si
devono occupare della malattia di Leonardo dal lato clinico, loro devono
sfruttare le capacità
del bambino, trovare il modo e i mezzi perché questo
avvenga, attrezzare la scuola sia con insegnanti che con materiale idoneo
affinché Leonardo possa dare il
massimo perché sono convinta che loro lo vedono solo come un bambolotto da
accarezzare e coccolare e non come un essere umano che pur non riuscendo a
comunicare con le parole ha un cervello che pensa e che acquisisce ciò che gli
viene proposto, anche se loro non lo vedono (io si!).
15)
Ci sono state difficoltà con gli enti locali e l'assegnazione di
eventuali assistenti al bambino?
R.
Le difficoltà maggiori le ho avute il primo anno,
quando ho preteso che ci fosse una persona a disposizione per le necessità
quotidiane del bambino.
Come ho detto prima il nostro è un piccolo paese e
le voci corrono, (ci penso anche io a farle correre perché non ho nessuna
vergogna del fatto che ho un figlio come Leonardo, anzi!) non l’ho mai tenuto
nascosto, Leonardo va dove vado io, giardini, piazze, bar, pizzerie,
manifestazioni, chiesa (chi non sta bene se ne vada. Noi rimaniamo). Il signor
sindaco invece non la pensava come me.
Quando sono andata a chiedere un’assistente (visto
che all’asilo mi hanno detto che io non potevo andare per cambiargli il panno
e per aiutarlo a mangiare) mi ha detto che dovevo presentare una domanda in
carta semplice e una certificazione che doveva poi essere esaminata dalla
giunta. Io ho chiesto dove stava il problema e mi è stato risposto: guarda che
tutti lo vengono a sapere.
Mi sono fatta una risata e ho risposto, visto che il
sindaco ha un figlio tossico (non per questo è colpa sua, anzi!), che purtroppo
la malattia di Leonardo me l’aveva mandata Dio, è peggio quando ce le
cerchiamo da soli. Dopo tre giorni Leonardo aveva l’assistente del comune e ce
l’ha tuttora e inoltre non pago perché lui mangia un piatto di riso la
settimana.
16) Descrivi il
percorso scolastico anno per anno, indicando:
-
quanti
supplenti hanno avuto ogni anno
-
in
che mese è stato nominato l'insegnante di sostegno ogni volta
-
quanti
insegnanti di sostegno ha avuto in questi anni
-
quali
vantaggi ha avuto il bambino da questi cambiamenti
-
quali
problemi ha avuto il bambino da questi cambiamenti
-
il
rapporto con gli insegnanti curricolari e degli insegnanti fra loro
-
frequenza
degli incontri famiglia - scuola (sia informali che quelli previsti per legge)
-
il
programma e le attività svolte dal bambino erano corrispondenti al suo corso di
studi e alla programmazione della
classe? Se no, indicare se erano adattati, semplificati, o differenti.
-
ci
sono stati problemi nella valutazione del lavoro del bambino? se sì, perché?
come la scuola ha superato questa difficoltà?
-
Collaborazione
fra i pari
R.
1° anno
Un insegnante di sostegno fino a giugno.
Mandato mese novembre.
Ottimo rapporto con il bambino.
Rapporto fra insegnante di sostegno e insegnante
curricolare negativo.
Incontri quasi giornalieri.
Il programma e le attività erano diverse rispetto a
quelle della classe.
Erano adattati alle necessita e alle esigenze del
bambino.
Non ci sono stati problemi nella valutazione del
bambino anche perché sono stata chiamata a valutare io per prima.
2° anno
Insegnante sostegno fino a giugno diverso da quello
dell’anno precedente, nominata il mese di ottobre.
Rapporto con il bambino quasi inesistente.
Il bambino è stato molto svantaggiato dal
cambiamento perché si è dovuto ricominciare tutto dall’inizio e
l’insegnante non si è presa la briga di vedere il lavoro che era stato fatto
dall'insegnante precedente visto
che le insegnanti curricolari non lo ritenevano fatto bene, noi non siamo stati
consultati.
Il rapporto tra questa insegnante e le insegnanti
curricolari è ottimo,
chiacchierano e pettegolano tutto il tempo (l’insegnante di sostegno serve a
tutta la classe, quindi deve aiutare le altre a non fare il suo lavoro con
Leonardo – questo mi è stato spiegato).
La frequenza degli incontri, visto il suo mutismo, è
stata quasi nulla solo dietro mia insistenza riuscivo a parlarci ma su quello
che lei effettivamente faceva era molto vaga.
Il programma per quanto ne so era modificato ma ho i
miei dubbi che ne usasse uno. Se una valutazione è stata fatta non lo so, io
non l’ho vista, mi sono fatta io un’idea di quello che è stato fatto:
niente.
La famiglia era ed è solo una rottura di scatole che
invade l’ambiente scolastico.
3° anno
Insegnante
di sostegno nominata a settembre, perché di ruolo conosceva già il bambino.
Il cambiamento non è stato un trauma perché era una
persona già conosciuta, molto disponibile sia con il bambino che con la
famiglia. Purtroppo si ammala e vengono chiamate altre tre insegnanti di
sostegno di cui 2 insegnanti non di sostegno (cioè senza titolo) e l’altra quella
dell’anno precedente.
Cambiamenti sempre positivi dal lato umano ma non dal
lato pratico perché Leonardo è un cucciolo da coccolare. Gli incontri sono
praticamente giornalieri ma non si parla né di programmi né di risultati. Il
programma all’inizio dell’anno scolastico era stato discusso tra me e
l’insegnante che poi si è ammalata. Sono stata chiamata a partecipare ad una
riunione dove erano presenti tutte le insegnanti del circolo didattico, scuola
materna e elementare, e lì il vicario mi ha chiesto di esporre le mie richieste
all’insegnante di sostegno, i consigli affinché il programma venisse fatto e
la necessità che ci fosse un dialogo aperto con le insegnanti.
E’ stato messo tutto a verbale, perché era una
riunione ufficiale, ma poi tutto è andato male perché l’insegnante si è
ammalata e le altre andavano e venivano.
Anche quest’anno non sono stata messa al corrente
di niente e tutto e finito così.
4° anno
Leonardo
avrebbe dovuto iniziare a frequentare la scuola elementare ma abbiamo preferito
lasciarlo alla scuola materna perché riteniamo che il bambino non sia pronto e
anche perché la scuola non offre né le strutture né le attrezzature adatte a
lui.
Viene nominata l’insegnante di sostegno a settembre
(quella dell’anno precedente) ma purtroppo si ammala subito e mentre stavamo
preparando il programma, perché ha chiesto la mia collaborazione, arriva la
sostituta che è sempre quella. Dimenticavo che l’insegnante di ruolo
nominata per Leonardo sia l’anno precedente che questo per il poco tempo che
è rimasta è stata ostacolata e derisa dalle colleghe, facendola quasi arrivare
al punto di mollare, cosa che poi è effettivamente successa, oltre tutto questa
insegnante aveva partecipato al vostro convegno ed era molto disponibile a
collaborare e ad ascoltare la famiglia.
La storia di quest’anno con l’insegnante di
sostegno l’ho già scritta; ora ho chiesto di partecipare alle riunioni con le
insegnanti di sostegno cosa che mi è stata negata dalla direttrice ma che il
vicario mi ha detto che è possibile solo dopo aver presentato una domanda
scritta, cosa che io sto preparando. Questa riunione dovrà essere fatta anche
con le insegnanti della scuola elementare (per questo dovrò presentare una
domanda a parte, perché si prepari il terreno per il futuro inserimento di
Leonardo nella scuola elementare e anche perché l’insegnante di sostegno
attuale che adesso sta preparando (per modo di dire) il bambino al cambiamento
di scuola possa confrontarsi con le altre insegnanti e spiegare la propria
esperienza, periodicamente questi incontri (spero con la mia partecipazione)
dovrebbero prima di tutto stimolare l’insegnante attuale a mettere le basi per
il domani di Leonardo perché la scuola cambi e si adegui a lui e non sia lui ad
adeguarsi agli altri e quindi a rinunciare ad un suo diritto, visto che fino ad
adesso i bambini normodotati hanno il diritto di studiare mentre quelli
portatori di handicap si devono adattare e non devono disturbare.
Per il prossimo anno ho già chiesto che il bambino
continui a frequentare la scuola materna perché non ritengo che sia pronto per
quella elementare, ma anche perché devo creare l’ambiente e avere i mezzi più
adatti per mio figlio.
Penso che a qualcuno verranno gli incubi, troverò
tanti ostacoli, ma con la vostra collaborazione e aiuto (ndr.: dell’ABC a cui
si rivolge) riuscirò a cambiare qualcosa. Vi chiedo di documentarmi il più
possibile e mi dispiace che siate così lontani.
Il vostro esempio mi sta dando la forza di andare
avanti e di lottare e sono felice di sapere che siete sempre pronti a rispondere
nel momento in cui venite chiamati.
Natale 1999
Raccontate a tutti quello
che fate e soprattutto quello
che ricevete in cambio: solo
ed esclusivamente amore!
Voi siete la sua parola, le sue
gambe, le sue braccia, ma
ricordatevi. Chi è il vero Autistico
tra lui, noi e la gente
che ci sta intorno!
Un mondo di Auguri
Leonardo e la sua famiglia