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Associazione Bambini Cerebrolesi Sardegna

Azione Scuola 2000

"L'integrazione: un diritto per tutti"

Dossier delle storie scolastiche

Storia scolastica personale di Davide

 

(Intervista alla mamma)

 A che età hai mandato il bambino a scuola (materna o elementare)?

 R. Davide aveva 15/16 mesi quando è andato all'asilo nido, dove l'insegnante si è accorta che qualcosa non andava grazie alla sua grande sensibilità (forse dovuta anche al fatto che suo marito è un disabile). E' stata la prima persona che ci ha aiutato dandoci un sostegno morale e ci ha aiutato a trovare una soluzione. E' una persona istruita, che nel suo piccolo ha capito la tecnica da adottare con Davide, per cui non aveva neppure bisogno del sostegno. Davide era coinvolto nelle attività con tutti i bambini e i bambini con lui. A distanza di tanti anni, Davide è ancora molto attaccato a lei, esiste con lei un rapporto e l'insegnante stessa continua anche indirettamente a interessarsi a lui, chiedendo notizie alle persone a lui vicine che ha occasione di contattare.

                Tutti, di fronte al problema (medici, psicologi, ecc.) consigliavano l'istituto, le uscite la sera per noi genitori, cene, cinema, addirittura ci colpevolizzavano attribuendoci la responsabilità dell'autismo di Davide. Questa insegnante è stata l'unica persona che ci ha offerto soluzioni e speranze (è stata la prima a indicarci il metodo Doman).

Un'altra grande risorsa per noi è stato Doman, che ci ha aiutato a sviluppare un'autodifesa verso tutto ciò che di negativo ci veniva continuamente proposto dandoci la spinta a cercare altro... e questa è stata la nostra salvezza.

                Al Servizio Materno Infantile, a cui ci eravamo rivolti, Davide non faceva assolutamente niente sino al giorno in cui, dopo un anno, la psicologa ha portato dei giochi. Di fronte alla reazione entusiasta di Davide, la psicologa gli ha impedito di prendere i giocattoli, ricevendo per questo uno schiaffo dal bambino. Felice, la psicologa ha comunicato alla mamma che finalmente aveva raggiunto il suo obiettivo, che era quello di entrare in rapporto con Davide, spingendolo a interagire bla bla bla. Di fronte a questo "grande" obiettivo raggiunto dopo ben un anno, abbiamo capito che quel servizio non avrebbe potuto dare niente al bambino e dal quel giorno Davide ha concluso la sua riabilitazione presso il Servizio Materno Infantile.

                Poi la scuola materna dalle suore: Davide aveva l'insegnante di sostegno (il 60% della spesa dell'insegnante di sostegno era pagato dalla famiglia), e le suore avevano fatto una selezione degli insegnanti di sostegno è tutto è filato liscio per tre anni. Avevamo pensato che fosse utile per Davide fermarsi ancora un anno nella scuola materna ma, poiché nella scuola privata non poteva starci più di tre anni, abbiamo iscritto il bambino in una scuola materna statale. Da lì è iniziata l'odissea scolastica di Davide.

 Cosa ti aspettavi dalla scuola?

R. L’integrazione: è il minimo che ci si possa aspettare; almeno la non discriminazione, soprattutto da parte degli adulti.

Davide è discriminato tre volte: 1) dagli adulti, che dovrebbero avere un ruolo educativo; 2) dai compagni, anche per l’esempio che hanno dagli adulti; 3) dalle istituzioni, perché già a partire dai vertici della gerarchia non si fa niente (provveditore, preside, insegnante). Il direttore della scuola elementare ci aveva detto: ”Ma cosa pretendete? Di fatto questi bambini non sono scolarizzabili”. Un’insegnante per scusarsi del fatto che Davide non fosse stato invitato ad una pizzata disse che volevano evitargli gli stress emotivi.

Il primo giorno di scuola della V elementare, mentre tutti, ragazzi e genitori facevano una bellissima accoglienza a Davide e alla famiglia, l’insegnante da lontano, di fronte a tutti, urla: “Ma Davide, sei qui già dal primo giorno?”

 Com'è stato l'approccio?

R. L’approccio non c’è stato. In prima media, i primi giorni di scuola, allarmata da ciò che Davide riferiva, arrivata a scuola un po’ prima del solito alla fine della lezione, ho trovato Davide schiacciato dal banco nell’angolo, che si dimenava con gli occhi sbarrati. Ho chiesto cosa fosse successo e l’insegnante mi ha detto che Davide si stava agitando. Ma chiunque di noi come avrebbe reagito se fosse stato costretto in un angolo schiacciato da un banco?

Davide, all’uscita da scuola ripeteva sempre la stessa tiritera, con termini che non usavamo in casa “Cretino! Deficiente! Vattene a casa!”

Con la nomina dell’insegnante di ruolo, non ha mai fatto niente per tutti i tre anni delle medie.

Di positivo c’era solo il fatto che l’insegnante gli voleva un gran bene, come fosse uno dei suoi quattro figli: era affettuosa con lui, se lo portava a passeggio, in edicola, a far le sue commissioni.

Davide è sempre stato “ammesso” a scuola dopo la nomina dell’insegnante di sostegno ed è sempre stato invitato a rimanere a casa quando l’insegnante di sostegno era assente; è sempre stato nell’aula di sostegno (una palestra polverosa, uno spazio troppo ampio e deleterio per lui).

I risultati ottenuti da Davide con Doman, che venivano verificati da équipe di esperti, non venivano presi in considerazione nella scuola e la famiglia veniva considerata visionaria. I suoi PEI, fatti senza la consultazione con la famiglia, sono privi di qualsiasi fondamento, l’uno fotocopia dell’altro di anno in anno e non si propongono obiettivi degni di essere considerati tali. In essi vi si legge che Davide, per esempio, non è in grado di usare le forbici per ritagliare lungo una linea: a casa fa lavori di ritaglio di altissima precisione.

In V elementare, l’insegnante di sostegno si era iscritta all’università e poteva usufruire di ore di permesso per studiare nelle ore di sostegno a Davide Inoltre il direttore le aveva concesso il giorno libero suddiviso in ore nell’arco della settimana. Morale: l’insegnante mancava dalle h.9,00 alle h.11,00 (ore in cui le era stato dato il sostegno a Davide) e arrivava dopo le h.11,00, quando Davide era già andato via. Un esempio di come il diritto dell’insegnante andava contro il diritto allo studio e all’integrazione di Davide e di come il diritto dell’insegnante prevalesse su quello del bambino.

Abbiamo trovato un’aridità d’animo totale nelle insegnanti. In III elementare l’insegnante parlava delle questioni familiari degli altri bambini in presenza dei bambini stessi sia con me che con mio marito: vuoi che non facessero lo stesso di Davide con gli altri genitori e davanti a Davide?

 Com'è stato il contatto con gli altri bambini?

R. L’approccio con i bambini: asettico. Davide entrava in classe e dopo un po’ ne usciva. L’unico bambino con cui ha legato è stato un compagno delle elementari che stravedeva per Davide e Davide per lui.

 C'è stato un contatto della scuola con la famiglia o è stata la famiglia a chiedere notizie ?

R. Abbiamo sempre avuto la precauzione di cercare delle scuole con insegnanti disponibili, un’accoglienza particolare, materiali in più. Mi chiedo: se queste erano le scuole consigliate per essere le migliori, cosa sono le altre? Abbiamo sempre cercato uno scambio quotidiano, ma la famiglia viene sempre tenuta alla larga nei momenti più importanti, per esempio nei consigli di classe.

Alle medie l’insegnante di ginnastica diceva a quella di sostegno: “Non ce lo voglio qui, portalo via!” E Davide non voleva frequentare quella lezione. Tutto questo ci è stato confermato da un suo compagno di classe. Con l’insegnante di educazione fisica dell’anno dopo Davide ha sempre lavorato bene insieme a tutti gli altri compagni.

 Com'è stato l'ingresso e l'accettazione del bambino in classe da parte degli insegnanti?
Ha sempre lavorato in classe con i suoi compagni?

R. Non ha mai lavorato in classe con i compagni, tranne quest’anno, dopo uno scontro forte con gli insegnanti. L’insegnante di sostegno nuova si è imposta con i colleghi. La prima insegnante di sostegno delle medie ha iniziato l’anno con l’abbecedario!!!

L’ultima insegnante, quella di quest’anno, ha capito che quanto le veniva riferito dai colleghi cozzava contro ciò che lei osservava. Penso che per lei sia stato importante l'incontro con il neuropsichiatra che segue Davide e la psicologa, sua assistente che hanno avuto modo di parlare delle difficoltà ma anche delle grandi capacità di Davide Il neuropsichiatra ha anche riferito un aneddoto capitato proprio a lui dove aveva potuto constatare direttamente che Davide ha  un grande patrimonio di conoscenze e di capacità che però non riesce a esprimere nei modi consueti (ha riferito della capacità di Davide di riconoscere una località del Veneto in cui era stato solo dando un’occhiata ad una cartina molto sommaria e senza dettagli che indicava il percorso che va da Riva del Garda a Düsseldorf). Partendo da questo episodio, il neuropsichiatra ha anche consigliato di attingere dalle capacità di Davide per lavorare con tutta la classe (l’handicap come risorsa, N.D.R.). Ciò ha rassicurato l’insegnante di sostegno, che si è anche sentita spalleggiata dal neuropsichiatra nell’imporsi con i colleghi.

L’anno scorso, nel corso di tutto l'anno scolastico avevamo chiesto costantemente notizie sul lavoro svolto da Davide a scuola e siamo sempre stati rassicurati dagli insegnanti sui risultati; all'approssimarsi della fine dell'anno scolastico, abbiamo più volte dato tutta la nostra disponibilità agli insegnanti, in particolare all'insegnante di sostegno, per predisporre una programmazione che consentisse al ragazzo di affrontare al meglio l'esame di licenza media. Ma gli insegnanti hanno improvvisamente evitato l'incontro con noi, tanto che Davide veniva chiamato alla fine della lezione dal bidello e veniva fatto attendere all'ingresso. Non solo: il neuropsichiatra del Servizio Materno Infantile della ASL che doveva produrre la certificazione per l'iscrizione alle scuole superiori, indicando il raggiungimento degli obiettivi programmati per Davide, il giorno prima che si riunisse il consiglio di classe, ha chiamato a casa la famiglia dicendo che alcuni insegnanti del Consiglio di classe gli avevano chiesto di cambiare la certificazione in senso negativo. Davide non è stato ammesso all'esame.

Per questa bocciatura, la giustificazione del preside e di un'insegnante del consiglio di classe è stata che Davide avrebbe potuto, con un anno in più nella stessa scuola, migliorare gli obiettivi minimi e incrementare le esperienze senso-percettive, sociali e comunicative in un ambiente sicuro e protetto a lui familiare.

1° punto: basta guardare il PEI stilato in 3 anni, fotocopia l'uno dell'altro, dove non esistono raggiungimenti di obiettivi neanche minimi.

2° punto: le esperienze senso-percettive si sarebbero sviluppate maggiormente con un altro anno in sala audio a vedere videocassette per tutto l'orario scolastico oppure a fare salotto tra insegnante, assistente e bidelle?

3° punto: l'ambiente sicuro e protetto si sarebbe ridotto alle nude mura dell'edificio scolastico e alla persona fisica di un bidello, visto che tutti i compagni di classe e persino i professori sarebbero cambiati. Davide andava a cambiare completamente tutto ritrovandosi in compagnia di ragazzi molto, soprattutto fisicamente, più piccoli di lui venendo a quindi a mancare la giustificazione del Consiglio di Classe (lasciarlo in un ambiente sicuro e protetto a lui famigliare). Sarebbe stato più opportuno ammetterlo all'esame dandogli la possibilità di poter poi frequentare l'Istituto professionale e lì poter ritrovare diversi suo compagni che conosceva ormai da tre anni.

Come famiglia ci siamo chiesti se questa non sia stata solo una giustificazione "comoda" visto che durante tutto l'anno scolastico l'insegnante di sostegno non ha fatto altro che da tappabuchi per le assenze, anche molto prolungate, dei suoi colleghi; inoltre non è stata in grado di preparare un benché minimo programma individualizzato per Davide nonostante il pieno sostegno della famiglia a collaborare in tal senso mentre tutti gli altri insegnanti si sono ben guardati dal collaborare con l'insegnante di sostegno.

 Se no, con che frequenza lavora o ha lavorato nell'aula di sostegno

R. Ho già risposto nella domanda precedente

 La famiglia è stata subito coinvolta nella programmazione riguardante il tuo bambino (elaborazione del Profilo Dinamico Funzionale e del PEI)? E negli anni seguenti?

R. Mai! La Diagnosi Funzionale è un problema perché condiziona l'agire degli insegnanti. Per esempio, l'ultimo anno della scuola materna, quello frequentato nella scuola statale: dalla Diagnosi Funzionale che diceva che Davide è autistico, ne hanno poi anche ricavato che Davide fosse aggressivo, che avesse tendenze all'autolesionismo, ecc., cose, queste, assolutamente non vere. La Diagnosi Funzionale è fatta spesso superficialmente da un medico che non conosce il bambino.

Il PEI, invece, è sempre spuntato fuori di fronte a minacce di denunce legali. E sono sempre stati dei PEI assurdi, privi di ogni fondamento, privi di senso.

 Quali sono stati gli aspetti positivi dell'ingresso a scuola del bambino?

R. Abbiamo sperato negli aspetti positivi, ma non ce ne sono stati.

 Quali le maggiori difficoltà?

(Sorride amaramente e non risponde)

 Quali sono stati gli aspetti negativi dell'ingresso a scuola del bambino?

R. Mi sembra d'averlo già ampiamente illustrato...

 La scuola (insegnanti, direttore o preside, assistenti, bidelli) ha accettato la collaborazione della famiglia?

R. Forse può servire un esempio: alle elementari i bidelli non ci hanno mai detto neppure "Buongiorno", per cinque anni, anche se noi li salutavamo.

 Ha attinto, oltre al resto, dal  patrimonio di informazioni della famiglia per svolgere il lavoro con il bambino?

R. No

 Con quali risultati?

R. Disastrosi

 Ci sono state difficoltà con gli enti locali e l'assegnazione di eventuali assistenti al bambino?

Lotta a carte bollate. Davide ha l'assistente virtuale: sulla carta ce l'ha, ma arriva la mattina e va via subito in un'altra scuola. L'assistente nell'altra scuola sostituiva l'insegnante di sostegno la quale sostituiva i colleghi assenti.

 Descrivi il percorso scolastico anno per anno, indicando:

-          quanti supplenti hanno avuto ogni anno

-          in che mese è stato nominato l'insegnante di sostegno ogni volta

-          quanti insegnanti di sostegno ha avuto in questi anni

-          quali vantaggi ha avuto il bambino da questi cambiamenti

-          quali problemi ha avuto il bambino da questi cambiamenti

-          il rapporto con gli insegnanti curricolari e degli insegnanti fra loro

-          frequenza degli incontri famiglia - scuola (sia informali che quelli previsti per legge)

-          il programma e le attività svolte dal bambino erano corrispondenti al suo corso di studi e  alla programmazione della classe? Se no, indicare se erano adattati, semplificati, o differenti.

-          ci sono stati problemi nella valutazione del lavoro del bambino? se sì, perché? come la scuola ha superato questa difficoltà?

-          Collaborazione fra i pari

 R. Davide veniva ammesso solo alla nomina dell'insegnante di sostegno. Ci sono stati anni in cui ha avuto anche quattro insegnanti supplenti in un anno.

Ogni anno ha cambiato quella di ruolo. Quest'anno ne ha avute tre.

La nomina è avvenuta sempre, o quasi, a fine febbraio; comunque sempre e solo dopo le vacanze natalizie.

Quali vantaggi? Quest'anno è migliorata la qualità.

Problemi per i cambiamenti? Solo quest'anno ha avuto miglioramenti.

Per quanto riguarda il rapporto tra i vari insegnanti, quello di sostegno ha sempre lavorato staccato da quelli di classe: nessuna integrazione per Davide con i compagni, neppure in occasione delle festività natalizie.

La frequenza dei rapporti con la scuola: nonostante le sollecitazioni non siamo mai stati convocati; gli incontri informali ci sono quotidianamente, quando accompagniamo e riprendiamo Davide da scuola

Davide non è mai stato valutato, non è stato mai tenuto in considerazione niente di ciò che la famiglia diceva; tutto si limitava al riconoscimento di sette colori.

 Che ruolo è stato riconosciuto all'intervento della famiglia?

R. In tutti questi anni nessuno.

Quest'anno, finalmente, l'insegnante lavora anche con le risposte multiple e anche con la collaborazione della famiglia. L'insegnante di sostegno ha anche chiesto alla famiglia materiali su cui lavorare con Davide

  

Davide ci parla della scuola 

Come descriveresti la scuola?

R. Grande molto troppo triste senza colori e vari senza calore di affetto per me

Vorresti terminare le scuole?

R. Tempi molta noia dolori versate lungo strada lavori inutili

Cosa ti piacerebbe di più fare?

R. Partire lontano a Parigi Disneyland a Natale

Cosa pensi ci sia a Parigi?

R. Tante luci molta bella viva gente