Dossier delle storie scolastiche
(Intervista
alla mamma)
1.
A che età
hai mandato il bambino a scuola (materna o elementare)?
R. A tre anni, in una scuola materna, l'anno scolastico
1993/94.
2.
Cosa ti
aspettavi dalla scuola?
R. Che Cristiana (era la più piccola, in famiglia) imparasse a
rapportarsi, a stare e comunicare con gli altri bambini; a Cristiana è sempre
piaciuto stare coi bambini. Avevamo tante paure perché era piccola e al centro
di tutte le nostre premure. All'inizio non è stato facile per l’adattamento
richiestole alle varie figure con cui doveva interagire. C'è voluto un bel po'
perché stesse con le maestre; abbiamo sfruttato le sue preferenze, come lo
stare fuori all’aria aperta, nel giardino, e così l’inserimento iniziale è
stato graduale ed è andato bene; ha conosciuto gradualmente anche l'assistente.
3.
Com'è
stato l'approccio?
R.
Positivo quello del primo anno (era la
scuola dove si andava anche per il
servizio di riabilitazione). Cristiana partecipava ed esprimeva il suo
bisogno di comunicare con gli insegnanti, loro erano disponibili con le famiglie
e con gli altri bambini. Il secondo anno è stato mediocre. Nel terzo le cose
hanno funzionato benissimo. Cristiana si
abituava piano piano con le figure diverse e i cambiamenti. Le attività
coinvolgevano tutti i bambini e non sempre operavano le stesse insegnanti con Cristiana,
perché tutte la conoscevano. (La direzione era assente; tutto il calore e il
lavoro era fatto dalle insegnanti).
4.
Com'è
stato il contatto con gli altri bambini?
R.
Eccellente, i bambini non hanno problemi, anzi la
vedevano come privilegiata, e provavano tutto quello che aveva Cristiana
5.
C'è stato
un contatto della scuola con la famiglia o è stata la famiglia a chiedere
notizie?
R.
Si è fatta una riunione con la direzione : c'era il problema delle
barriere architettoniche, dell'ascensore non abilitato; dovevamo passare con
l'autorizzazione dalla cucina. Ci sono voluti tre anni di discussione continua
per aprire una porta dove c'era l'ascensore. Ogni giorno, per portare su la
bambina e il passeggino veniva il bidello o l'assistente.
6.
Com'è
stato l'ingresso e l'accettazione del bambino in classe da parte degli
insegnanti?
R.
vedi in coda l’esperienza per il corso “Risorsa
Handicap”.
7.
Ha sempre
lavorato in classe con i suoi compagni?
R.
Sì
8.
Se no, con
che frequenza lavora o ha lavorato nell'aula di sostegno?
9.
La
famiglia è stata subito coinvolta nella programmazione riguardante il tuo
bambino (elaborazione del Profilo Dinamico Funzionale e del PEI)? E negli anni
seguenti?
R.
Si. C'era una discussione continua e gli obiettivi
della programmazione, del PEI erano condivisi. Ero andata prima a vedere e mi
avevano detto di tornare molto gradualmente sempre con la bambina; si è fatto
l'inserimento. Rispettando i tempi della bambina ed avendo molta pazienza.
10.
Quali sono stati gli aspetti positivi dell'ingresso a scuola del bambino?
R.
Cristiana andava molto volentieri (il secondo anno
no) e percepivamo tutto l'andamento positivo della scuola, sia dalla bambina sia
dal clima generale.
11.
Quali sono state le maggiori difficoltà?
R. Le barriere architettoniche e il limitato interessamento
della direzione all’integrazione.
12.
La scuola (insegnanti, direttore o preside, assistenti, bidelli) ha
accettato la collaborazione della famiglia?
R.
Riguardo agli assistenti Cristiana ha avuto sempre brave assistenti; per i primi 5 anni
aveva la stessa: ciò è stato molto importante perché ha seguito tutta la
crescita della bambina; trovava soluzioni per le varie attività; si affiancava
al lavoro didattico, conosceva bene la bambina e la sapeva prendere, sapeva
muoversi al momento giusto. Erano tutte competenti, non hanno fatto mai un
commento negativo o fuori posto, hanno collaborato con noi e non ci sono stati
mai problemi.
13.
Ha attinto, oltre al resto, dal patrimonio
di informazioni della famiglia per svolgere il lavoro con il bambino?
R.
Sì.
14.
Con quali risultati?
R.
Vedi in coda l’esperienza per il corso “Risorsa
Handicap”.
15.
Ci sono state difficoltà con gli enti locali e l'assegnazione di
eventuali assistenti al bambino?
R.
Ogni anno venivano nominate a metà ottobre, sempre
in ritardo. Solo quest'anno il servizio è partito bene, dopo una settimana
dall’inizio della scuola.
16.
Descrivi il percorso scolastico anno per anno, indicando:
-
quanti
supplenti hanno avuto ogni anno
-
in
che mese è stato nominato l'insegnante di sostegno ogni volta
-
quanti
insegnanti di sostegno ha avuto in questi anni
-
quali
vantaggi ha avuto il bambino da questi cambiamenti
-
quali
problemi ha avuto il bambino da questi cambiamenti
-
il
rapporto con gli insegnanti curricolari e degli insegnanti fra loro
-
frequenza
degli incontri famiglia - scuola (sia informali che quelli previsti per legge)
-
il
programma e le attività svolte dal bambino erano corrispondenti al suo corso di
studi e alla programmazione della
classe? Se no, indicare se erano adattati, semplificati, o differenti.
-
ci
sono stati problemi nella valutazione del lavoro del bambino? se sì, perché?
come la scuola ha superato questa difficoltà?
-
Collaborazione
fra i pari
R.
Il I anno ha avuto un insegnante di sostegno a metà
dicembre. Il II anno ha avuto un insegnante di sostegno (abbastanza preparata) a
metà novembre, prima come supplente e poi confermata a seguito di molte
sollecitazioni sul gruppo H del Provveditorato. In III l'insegnante di sostegno
ha iniziato la supplenza ai primi di novembre e ha avuto la nomina definitiva ad
inizio di gennaio. E' rimasta anche al quarto anno, nominata a metà di ottobre.
La
situazione alla scuola elementare si capovolge.
Gli
spostamenti e la formazione delle classi è stata negativa per Cristiana (anche
se c'era sempre la mamma perché non c'era né insegnante di sostegno né
assistente). Non viene garantita la continuità didattica, come richiesto dalla
madre, nel passaggio fra i due ordini di scuola: le insegnanti furono contattate
solo più tardi, in via “ufficiosa” e ad insaputa della famiglia, quando
Cristiana in classe non dava nessuna risposta e tendeva ad estraniarsi. La
famiglia, a fine anno, ha presentato al direttore una lettera in cui esprimeva
la propria valutazione negativa sul lavoro svolto da parte della scuola con la
bambina, sottolineando che solo in clima di fiducia in Cristiana si sarebbero
potuti avere risultati, e faceva richiesta di una valida programmazione per
l’anno seguente.
In seconda elementare, pur essendoci la richiesta specifica della
famiglia sulla programmazione (a cui il direttore non ha risposto) non è stato
scritto il PDF, né si è lavorato per l’integrazione. C’è stato un lavoro
dell'insegnante di sostegno senza il coinvolgimento delle altre; non c'è stato
alcun avvicinamento fra la programmazione della classe e quella di Cristiana, e
viceversa; è stata privilegiata la musica.
Anche quest’anno scolastico 1999-2000, in terza elementare, le
insegnanti non sono riuscite a fare una programmazione integrata, mentre a casa
Cristiana fa il programma di terza. I momenti di socializzazione sono stati
limitati. Una delle poche attività didattiche “integrate” è stata quella
per le maschere di Carnevale.
Vi sono ancora molti problemi per gli insegnanti sulla comunicazione e
quindi per la valutazione. Cristiana ha avuto un rifiuto e non ha più dato
risposte. Ha avuto una chiusura a seguito di un continuo tartassare di domande
(applicavano rigidamente test psicologici, di attitudine, sempre le stesse cose:
piccolo - grande; sotto - sopra ecc). Forse parlavano di lei avendola davanti,
ma lei sente e capisce. Cercare di ristabilire l'equilibrio in Cristiana è
stato molto duro. La famiglia ha cercato di spiegare alle maestre le difficoltà,
la "crisi" che andava seguita e superata. Le maestre, inizialmente,
non riuscivano a capire la sua risposta, neanche il sì/no: per loro, e vi era
indicato nel PEI, essa doveva essere espressa con il capo e a seguito di un
allenamento. Ma la disabilità di Cristiana non le consentiva di avere, e non
l’ha tutt’oggi, un buon controllo del capo, per comunicare ha sempre usato
lo sguardo, il sorriso e il braccio sinistro. Ora le insegnanti, dopo le
indicazioni date dalla famiglia, riescono almeno a capire il sì/no di Cristiana
Non sono però riuscite ad adattare e presentare cose più complesse e di
conseguenza a valutarla. La psicologa ha dato loro il suo esempio: aveva
sottoposto test complessi a Cristiana e lei aveva risposto, mentre a quelli più
semplici non lo aveva fatto. Secondo le insegnanti si dovevano dedurre le
risposte corrette sulla base del calcolo delle percentuali di probabilità.
17.
Che ruolo è stato
riconosciuto all'intervento della famiglia?
R.
Dalla scuola
la famiglia non viene creduta; non viene considerata autorevole, non può
dettare metodologie, anche se i
genitori studiano e approfondiscono l'handicap della bambina più degli
insegnanti e se ne “prendono cura”. Invece accade che nel momento in cui
l'insegnante di sostegno si accosta ad approfondire il programma svolto da
Cristiana a casa e si rende disponibile ad iniziare a lavorare in collaborazione
con la famiglia viene accusata di farsi “soggiogare”
dalla mamma…
Il Direttore è dalla parte delle insegnanti, ma al
tempo stesso mette in dubbio, verifica la capacità dell'insegnante di sostegno
di svolgere e programmare il lavoro (solo con l'insistenza della psicologa si
sta portando avanti il programma; si vedrà in seguito che obiettivi saranno
indicati nel nuovo PEI). La programmazione però non è adeguata al corso di
studi e all’età, non è legata ai programmi ministeriali. Le
insegnanti curriculari sono saltuariamente interessate al lavoro di Cristiana
(non c'è cooperazione stabile tra loro e con l’insegnante di sostegno) e la
famiglia ha un rapporto diretto solo con l'insegnante di sostegno. La famiglia
ha proposto ulteriori incontri formali e comunque quelli che si fanno, sono
sempre su sua richiesta. I genitori, in dicembre, stavano pensando ad un ritiro
da scuola. Riducendo l'orario scolastico la situazione è migliorata; per le
insegnanti Cristiana non aveva acquisito alcuni concetti (d’altronde non era
stata prevista alcuna attività di pre-scrittura e pre-lettura, che invece è
stata successivamente ripresa su richiesta della psicologa). Si è
risottolineato che il problema di Cristiana è motorio (e ciò è evidenziato
anche nelle relazioni degli specialisti). Ora la famiglia sta lavorando su
questo aspetto per consentire agli insegnanti di avere maggiori strumenti di
valutazione. Si sta mostrando come a casa, con l’aiuto di volontarie esperte e
competenti (seguono le indicazioni della metodica riabilitativa specialistica
adottata dalla bambina e sono laureande in scienze dell’educazione e/o
psicologia), si sta procedendo nel portare avanti gli argomenti di studio,
utilizzando metodologie didattiche appropriate ed efficaci che proposti in
classe come esperimento, naturalmente, hanno suscitato l’interesse
l’attenzione dei compagni di Cristiana Insegnanti e pedagogista ritengono che
il programma sia un’astrazione, in quanto nutrono forti dubbi che la bambina
sappia leggere e tanto meno scrivere (“Come ha imparato?” si chiedono). Il
lavoro svolto delle volontarie esperte, è stato sminuito: non sono degli
esperti. Ma chi sono gli esperti? Quelle insegnanti che pur vedendo Cristiana
scrivere e scrivendo loro stesse con la bambina, continuano ad affermare che
sono scettiche e che non sanno ancora come valutarla; o quelle che
“confidenzialmente” dicono alle volontarie “detto fra noi, ma cosa può
fare questa bambina, forse una scuola speciale…” Da una parte la scuola
"esclude" famiglie come questa, e dall'altra dice "fossero tutte
così... voi vi impegnate!", ma poi anche: “Sottoponete la bambina a
tortura”, ritenendo forse che sarebbe meglio lasciarla nell’impossibilità
di imparare e usare una forma di comunicazione e di vivere.
La
famiglia ha dato alla scuola molti strumenti e informazioni per conoscere e
approfondire l’handicap in generale e la realtà particolare di Cristiana. L’insegnante di sostegno ha potuto partecipare, invitata
dalla famiglia fuori regione, ad un corso e alla visita alla bambina della
dottoressa Crossley, fra i maggiori esperti mondiali sulla comunicazione
alternativa, traendone molti vantaggi anche per il suo operare concreto. Ha
fornito materiali e ha proposto corsi da attivarsi nella scuola diretti a tutti
gli insegnanti e alla dirigenza (la risposta è stata che sono stati proposti,
ma non hanno interessato i docenti), perché pensare di realizzare
l’integrazione senza la preparazione e il coinvolgimento di tutti gli
operatori scolastici significa
continuare a trovarsi in un vicolo chiuso e buio, nell’intolleranza.
La
famiglia ritiene che in una scuola dove continua a persistere l’ignoranza, non
può esserci integrazione e, per rispetto alla propria figlia, ha deciso di
cambiare scuola, nella speranza che Cristiana trovi finalmente le persone giuste
che la capiscano; altrimenti non ci può essere scuola per lei. Poiché
l’istruzione e l’educazione sono la base per l’uomo di domani, la famiglia
ritiene che si debba garantire il rispetto del diritto di Cristiana affinché
anche lei, in qualsiasi modo o forma possibile, possa avere un ruolo attivo
nella società e decida del suo futuro. Ciò che si vuole dunque, ed è ciò che
si chiede, è l’attuazione del diritto all’educazione e all’istruzione per
Cristiana, col conseguente vantaggio di tutti.
Stralci da "L'esperienza scolastica di
Cristiana" presentata al Corso per docenti "Risorsa Handicap:
L'integrazione scolastica nella scuola dell'autonomia: Progettare con la
famiglia, Cagliari, 5 e 6 Marzo 1999
Questa relazione vuole essere un documento con
cui, attraverso l'esperienza della famiglia, delle insegnanti e di Cristiana, si
evidenziano una serie di problemi (…) e dell'impreparazione della scuola e
della strutture ad affrontarli.
La mia piccola Cristiana è una splendida bimba di
otto anni, vivace e peperina come tutte le bambine della sua età; io, come
tutte le mamme, la considero ancora piccola, ma lei cresce, e crescendo forma il
suo carattere e la sua personalità.
Quando penso ai suoi primi giorni di vita la ricordo
come un piccolo batuffolo rigido indifeso, che aveva un gran terrore di tutto ciò
che la circondava, le persone, i rumori, il telefono, persino il freno a mano
della macchina.. Sapevo che la mia bambina era di una sensibilità incredibile,
ma ero anche consapevole che non per questo dovevo metterla in una campana di
vetro, ma al contrario bisognava farle conoscere il mondo piano piano, in modo
tale che i neuroni rimasti integri avrebbero memorizzato tutto ciò che la
circondava.
Grazie agli stimoli che le venivano offerti tutti i
giorni, Cristiana ha avuto modo di crescere intellettivamente, seguendo in
questo senso le tappe dei suoi coetanei. Si sente parlare di stimoli, ma a molti
il termine potrebbe risultare generico, per me significa prima di tutto
considerarla uguale agli altri bambini ed aiutarla a vivere le esperienze che
normalmente vivono i bambini: giocare, cantare, ballare; Cristiana partecipava a
tutto questo attivamente, aveva una gran voglia di spostarsi, di toccare tutto,
di portarsi le cose alla bocca, ma ogni qualvolta che ci provava non ci riusciva
e si innervosiva sempre di più, scoraggiandosi e diventando triste, in quei
momenti si interveniva aiutandola a compiere quello che a lei non riusciva, e di
ciò lei era felice e in qualche modo i messaggi arrivavano al suo cervello che
li elaborava e cresceva.
Quando Cristiana ha compiuto tre anni e bisognava
iniziare a pensare all'inserimento a scuola (…).
Era abituata a stare con persone grandi e anche se la
si portava al parco i momenti di gioco erano limitati, i bimbi si avvicinavano a
lei più per curiosità che per giocare. Era giusto che avesse un rapporto
diretto con loro e questo lo si poteva avere solo attraverso la scuola. Inoltre
doveva anche imparare a stare con figure diverse da quelle solite.
Trovare la scuola non fu facile, ma mi resi subito
conto che una bella scuola non dà buoni insegnanti, per cui alla fine decisi
l'inscrizione in una scuola materna del nostro quartiere, non era un gran che
come scuola, ma in compenso aveva uno splendido giardino con le anatre e i
giochi.
Abbiamo tutte le pratiche per garantirle insegnanti
di sostegno e assistente per tutte le ore di frequenza; la dottoressa mi scrisse
in un misero foglietto la diagnosi di Cristiana, specificando che la bambina
affetta da tetraparesi spastica, non era in grado di compiere gli atti di vita
quotidiana, non una riga di più, come se un essere umano possa essere racchiusa
in una definizione, in una diagnosi impersonale senza anima ne cuore. Cristiana
è una persona ricca di sentimenti e di emozioni ieri come oggi e non poté fare
a meno di pensare che le insegnanti vedendo una diagnosi così si sarebbero
sicuramente terrorizzate. Per questo mi sono riproposta che sarebbe stato mio
preciso dovere parlare e spiegare loro come era Cristiana come partecipava e
come comunicava. Il distacco dalla mamma in genere è traumatico per tutti i
bambini e fu così anche per Cristiana, che ha dispetto degli altri bambini
pianse per un mese; un giorno arrivammo a scuola in ritardo e i bambini stavano
giocando nel meraviglioso giardino, a lei piacque tantissimo. (…). Incominciò
a familiarizzare con i compagni, le insegnanti, l’assistente e a conoscere ed
esplorare l’ambiente che le divenne presto familiare. La classe era composta
da venti bambini di varia età dai tre ai cinque ed in classe era inserito un
altro bambino portatore di handicap con difficoltà nel deambulare. Gli
insegnanti erano due e tutt’e due mi sembravano preparate con qualche anno di
esperienza alle spalle, ma per quanto cercassero di aiutare Cristiana non
riuscivano a seguirli, i bambini erano tanti e bisognava seguire anche l’altro
bambino. L’assistente visto le esigenze di Cristiana trascorreva molto tempo
con lei aiutandola a colorare e fare i disegni; dell’insegnante di sostegno
nemmeno l’ombra il provveditorato non aveva fatto le nomine ed eravamo già a
novembre; era una vera vergogna che la mia bambina venisse considerata di serie
B, se volevo ottenere qualcosa dovevo muovermi nel modo giusto e soprattutto
dovevo informarmi. Iniziai a studiare la legge 104 che detta una serie di
procedure che bisogna adottare quando si accoglie un disabile a scuola, mi resi
conto che quella legge era un’utopia, le figure che avrebbero dovuto darci
sostegno e competenza io non le avevo trovate. Se la legge c’era bisognava
premere perché affinché le figure
competenti svolgessero il loro lavoro; sollecitai la direzione didattica, ma
ebbi solo risposte vaghe, andai in provveditorato ma il provveditore non l’ho
mai trovato, infine inviai un fax non ebbi mai risposta. La mia voce non era
stata ascoltata, come forse tante altre voci nel passato, ma riprovai ancora ed
infine delusa lasciai perdere, d’altra parte non poteva permettere che
Cristiana rimanesse indietro rispetto agli altri bambini per cui mi documentai
sull’apprendimento del bambino in generale e in particolare in situazioni di
handicap, ricercai esperienze didattiche positive simili per patologia a
Cristiana Iniziai a proporre a Cristiana le foto della sua famiglia, questo
gioco le piaceva così tanto che nel giro di pochi giorni era in grado di
associare la foto alla parola, poi si passò ai colori e cosi via. Poco prima
delle vacanze di Natale arrivò l’insegnante di sostegno che volle conoscere
tutto quello che riguardava Cristiana; venne dalla terapista, che allora la
seguiva, per carpire quante più informazioni possibile per redigere il Piano
Educativo Individualizzato. L’insegnante di sostegno iniziò con il farsi
conoscere dalla bambina, Cristiana era molto diffidente nei confronti degli
estranei aveva bisogno di tempo per accettare una nuova figura. Non mi ero
sbagliata i bambini ebbero un ruolo determinante, Cristiana osservava tutti e
tutto ciò che facevano e suo modo partecipava ai loro giochi e i bambini
iniziarono a vedere in lei una compagna di giochi. Le insegnanti in linea di
massima furono ben disponibili al dialogo con la famiglia, ma mi resi conto che
erano troppo premurose nei suoi confronti, avevano come paura che si rompesse,
per questo consigliai di offrire alla bambina varie posture non si poteva tenere
sempre seduta e con l’aiuto dell’assistente potevano farle vivere esperienze
positive con gli altri bambini. Il primo anno era terminato in linea di massima
fui soddisfatta del lavoro svolto. La cosa più importante era che a Cristiana
piaceva andare a scuola il secondo anno le cose furono ben diverse, tutte le
figure che l’anno prima l’avevano seguita erano cambiate, rimase solo un
insegnante della sezione, inoltre molti dei suoi compagni avendo raggiunto
l’età della scuola dell’obbligo, non c’erano più. Ebbe nuovamente i
giorni di smarrimento e riniziarono i pianti non si forzò in alcun modo il suo
volere si rispettarono le sue esigenze e i suoi tempi, purtroppo anche
quell’anno l’assistenza partì in ritardo e l’insegnante di sostegno arrivò
ad ottobre; la direzione didattica pur avendo ricevuto dal provveditorato
l’autorizzazione a nominare dei supplenti in attesa delle nomine definitive
non provvide, forse una questione di costi (…). Mi recai ancora una volta al
provveditorato e parlai con un responsabile della commissione H, feci una
telefonata e il servizio partì. Arrivò una nuova insegnante, quell’anno
capii cosa era veramente diversità per Cristiana in un clima chiassoso e
disorganizzato non riusciva a seguire si distraeva continuamente ed era apatica,
Cristiana apatica? Eppure le piaceva così tanto colorare, disegnare, giocare;
cosa non andava? Fui molto attenta al clima che si respirava in classe e prima
di tutto Cristiana rifiutava l’insegnante di sostegno, una delle insegnanti
seguiva poco i bambini diverse volte arrivai a scuola e vidi i bambini fuori
dall’aula e il bidello che cercava di riportarli in classe, l’unica con cui
Cristiana riusciva a comunicare era l’altra maestra che doveva però pensare a
seguire tutti; io capii i suoi sforzi e per quanto spiegai cosa bisognava fare e
non fare con Cristiana la situazione non migliorava. Pensai che forse una figura
professionale avrebbe risolto il problema, per questo pregai la terapista
che la seguiva fin da piccola, di parlare con le insegnanti; il tentativo fu
vano anzi mi sentii dire che se la bambina avesse parlato loro sarebbero
riusciti a capirla. Mi resi conto dell’impreparazione ad affrontare una
bambina come Cristiana e ancora una volta mi sentì schiacciata dall’ignoranza
di quelle persone che dovrebbero essere normali. La terapista mi consigliò di
non prendermela tanto, la scuola era così e non potevo fare molto per cambiarla
e comunque di non pensare di ritirare Cristiana perché quello era un contatto
importante con la società. Avrei dovuto continuare a casa ma non era a fatto
semplice avevo paura di sbagliare e non sapevo come andare avanti, sapevo che
dovevo premere sulla comunicazione ma non riuscì a trovare nella ASL e neanche
nel privato operatori esperti. Ero disperata dovevo dar voce alla mia bambina,
tanti potevano vederla con pietà e la cosa mi faceva star male anche perché
non ci sarei stata sempre io ad urlare per lei. Se la mia regione non aveva
esperti in tecnologia forse li avrei trovati nel resto d’Italia, e comunque mi
documentai in comunicazione alternativa e aumentativa e creai un programma di
comunicazione a vari livelli. Ma intanto l’anno scolastico terminava e
l’unica nota positiva rimanevano Cristiana e i suoi compagni. Durante
l’estate iniziai la prelettura e scrittura, se volevo che comunicasse doveva
pur imparare a leggere e a scrivere, fu un grande successo, ma cercai di non
imporla più di tanto perché comunque doveva rimanere un momento di gioco.
Studiavo tutte le sue posture provando a sentirmi come lei al fine di capire
quale doveva essere la sedia più adatta alla sua disabilità, che doveva
consentire il movimento del braccio sinistro sempre più preciso. Bisognava
intensificare gli esercizi di motricità fine e di rilassamento muscolare;
quello che non potevo certo immaginare che sarebbero iniziati per Cristiana e la
sua famiglia due anni splendidi. Cristiana non pianse, riconobbe il bidello ed
alcuni dei suoi compagni, con mia grande sorpresa in classe vi erano due nuove
insegnanti, si avvicinarono a Cristiana e si rivolsero a lei come pochi ancora
oggi sanno fare; mi sorpresero perché finalmente qualcuno l’aveva capita
senza che io avessi detto niente. Le insegnanti fecero sedere tutti in cerchio
si presentarono ai bimbi, poi chiesero loro di presentarsi. Capì che era giunto
il momento di lasciare la classe la mia presenza poteva in qualche modo turbare
quel clima creando inibizione nei bambini. Come gli anni precedenti purtroppo
anche in questo il servizio di assistenza partì in ritardo e l’insegnante di
sostegno fu nominata a fine settembre. Andando a scuola tutte le mattine e
rimanendoci fino all’ora di ricreazione ebbi modo di iniziare a parlare di
Cristiana e della sua famiglia alle nuove insegnanti. Era importante che
capissero come era stata vissuta in famiglia la disabilità di Cristiana; quando
arrivò in classe l’insegnante di sostegno, credetti di sognare, una ragazza
giovane che probabilmente non aveva mai seguito un bimbo come Cristiana, ma che
in compenso aveva dei modi stupendi e una calma incredibile e tanta voglia di
imparare. Cristiana accettò la sua insegnante praticamente da subito, lavorava
bene ed era soddisfatta dei lavori che faceva, cosa molto importante in classe
non vi era distinzione di ruoli erano tutte insegnanti dei bambini. L'insegnante
di sostegno ebbe modo di documentarsi sulla disabilità e riferiva
indistintamente a me e all’insegnante, da parte mia informai loro di tutto ciò
che Cristiana aveva fatto e faceva; ciò portava al dialogo e al ragionamento e
a perseguire tutti lo stesso obiettivo. Cristiana non seguiva un programma
individualizzato ma adattato alla sua disabilita; le insegnanti la inserirono
nel gruppo dei più grandi, prossimi alla scuola elementare, e iniziarono con
tutti un programma di pre lettura scrittura e calcolo. Non conobbe mai aula di
sostegno, coinvolsero i bambini che a turno aiutavano Cristiana a fare i lavori,
rafforzavano così l’autostima in Cristiana e i bambini erano contenti di
poterla aiutare e si sentivano privilegiati ad averla in classe. Cristiana era
la loro principessa si trasformavano e la trasformavano, era la centro dei loro
giochi. Fu un anno fantastico per la mia piccola: le insegnanti in lei avevano
visto una bimba con grandi potenzialità; bisognava migliorare la comunicazione,
si passò dalla fotografia a rappresentare azioni sui cartoncini che diventavano
sempre più piccoli; decidemmo di prolungare la permanenza nella scuola materna
di un altro anno al fine di preparare la bambina ad affrontare la scuola
elementare. Loro sapevano che poteva reggere ma bisognava ancora rafforzare dei
concetti; con l’insegnante di sostegno creammo una sorta di quaderno a schede
dove venivano rappresentate le azioni più importanti per un essere umano:
mangiare, bere, ecc; era il suo quaderno. Riuscì anche a trovare una dottoressa
esperta in comunicazione alternativa e le insegnanti che volevano il bene di
Cristiana furono ben liete di recarsi con me e la bambina dalla dottoressa. Lei
prese visione del lavoro svolto fino ad allora, tutta andava bene però
bisognava premere, pensare ad un modo più semplice per farle costruire delle
frasi di senso compiuto. Ci parlò dei simboli “bliss” e naturalmente prima
di iniziare a percorrere questa strada ci documentammo, scoprimmo che molti
avevano tratto vantaggio da questo tipo di scrittura e tentammo l’esperimento,
i simboli però diventavano via via più composti e difficili da memorizzare,
decidemmo di interrompere questo metodo; Cristiana era attratta più dai disegni
e conosceva un discreto numero di parole, la dottoressa ci consigliò in questo
caso ad un ausilio tecnologico per facilitare la comunicazione, dove poter
inserire dei programmi con le tesserine; non esistevano però operatori che ci
potessero dare una mano, bisognava valutare Cristiana e chiesi alla dottoressa
di darci una mano ma per Cristiana era l’ultimo anno in quella scuola avrebbe
iniziato le elementari e ci sembrava giusto proporre il tutto alla scuola che
Cristiana avrebbe frequentato; a questo punto intervengono le insegnanti che
hanno seguito Cristiana in questo bellissimo percorso.
Insegnante:
mi accingo ad raccontare questa esperienza vissuta con le colleghe di sezione.
Parlo e scrivo a nome di tutte: non è semplice per noi esprimere a parole ciò
che stato fatto a scuola con Cristiana, perché l’emotività ci condiziona e
non vorremo rendere questa esperienza falsa e artefatta. Nell’anno scolastico
1995-96 la sezione a noi affidata risulta composta da venti alunni di cui due
portatori di handicap gravi di età eterogenea. Fortunatamente con le colleghe e
con le bambine fin dal primo momento si instaura un ottimo rapporto, anche se
per il nostro lavoro tutti i bambini sono uguali, inconsciamente ci è sempre
una particolare attenzione sui bambini portatori di handicap e Cristiana, una
bambina affetta da tetraparesi spastica ci ha colpito in maniera particolare.
Confesso che era professionalmente la prima volta che mi trovavo ad dovere
affrontare una esperienza simile; la visione di Cristiana una bella bambina
dagli arti lunghi e affusolati dal viso bianco e dolce, dove risaltano i suoi
occhi azzurri incorniciato dai capelli folti morbidi e ricci. Subito penso a
quanto sia crudele il destino, quella splendida bambina relegata su di un
passeggino a quelle mani e gambe impotenti e a quella bocca che non può
comunicare. Dopo questo impatto per noi non aveva più importanza la tipologia
del suo handicap, ma bensì, bisognava pensare alle sue potenzialità e lavorare
per stimolarle costantemente; infatti, credo, come insegnate ed educatore, che
non sia corretto prendere in considerazione solo l’handicap e metterlo come
punto centrale del progetto educativo; Cristiana ha partecipato ad una vita
scolastica normale, non abbiamo avuto nessuna difficoltà ad integrare il
programma generale con quello previsto per Cristiana, opportunamente adeguato di
volta in volta, adeguando di volta in volta le modalità operative alla nostra
bambina; certo non era semplice le difficoltà a volte erano forti, ma i piccoli
miglioramenti di Cristiana ci inducevano a spronarla sempre di più. La mamma di
Cristiana ci ha aiutato moltissimo, una donna e mamma stupenda in quanto ha
dedicato veramente la sua esistenza alla propria figlia con continue
sollecitazioni e attenzioni. Le strutture sanitarie, nonostante i nostri inviti
ripetuti ad incontrarci per una programmazione comune, hanno sempre dimostrato
un disinteresse al problema, facendo capire che per loro, la nostra
collaborazione era del tutto inutile. Questo per noi si traduceva in uno stato
ansioso malgrado i risultati positivi, perché ci sentivamo isolate ed
abbandonate nell’affrontare una situazione simile, spesso venivamo colte da
dubbi e da preoccupazioni
sull’adeguatezza del lavoro svolto con Cristiana, inoltre è trascorso del
tempo a causa della burocrazia in attesa del materiale adeguato per garantire il
miglioramento del nostro lavoro, ma senza risultato…
Il nostro criterio di lavoro si è concentrato sul
fare d'altronde i bambini della scuola per l’infanzia imparano non solo
attraverso le consegne verbali e le spiegazioni verbali, ma soprattutto perché
fanno concretamente attivamente, trasmettendo al cervello nuove preziose
conquiste, infatti tutti i giochi a lei proposti vertevano sulla manipolazione
di materiali duttili sulla digito pittura, sul riconoscimento di grandi e
colorate parole, giochi psicomotori e soprattutto il coinvolgimento con i
compagni. In questo campo Cristiana ha dimostrato la sua voglia di stare con gli
altri e l’amore e l’amicizia che i bambini sanno dare senza esitazioni,
veniva ricambiata con carezze coccole, baci a e aiuti operativi, nel mangiare,
nel colorare, nel condurre la sua carrozzina, ogni volta che se ne presentasse
l’occasione. Soprattutto una bambina di nome Giulia, ha una forte e costante
attenzione nei suoi confronti, e questo da gioia ai nostri cuori, ma soprattutto
a quello di Cristiana. Nel tempo Cristiana impara a farsi capire benissimo sia
nelle situazioni di benessere sorridendo e in quelle di malessere piangendo;
impara a manifestare infinita gioia quando ascolta la musica ridendo e ballando
con il tutto il suo corpo instancabilmente, impara a scegliere su richiesta
delle insegnanti oggetti colorati toccandoli con le sue delicate mani, ma ancora
di più manifesta il suo amore e la gioia di essere con tutti noi, non solo con
i sorrisi ma premiandoci con amorevoli carezze. Questi sono i più importanti e
significativi progressi di Cristiana ai nostri occhi piccoli, ma per lei
veramente immensi e ciò è stato possibile perché si è sentita accettata e
amata da tutti; sarebbe lungo elencare le svariate attività svolte nel corso di
due anni di permanenza, invece preferiamo ricordare che con questa esperienza
per noi tutti positiva, che ci ha fatto crescere e migliorare come persone,
renda più facile e concreta la sua integrazione anche nell’ambito della
scuola elementare. Vorremmo ringraziare la mamma per averci mostrato alcune
delle foto scattate durante le nostre esperienze di gioco e di lavoro più
significative. La bambina attualmente frequenta la seconda elementare e vorremmo
che anche lei godesse di tutte le opportunità e le esperienze possibili e utili
alla sua crescita in modo gioioso e sereno. Con le colleghe della scuola
elementare avremmo voluto poi collaborare per continuare quel discorso educativo
iniziato precedentemente, ma poi purtroppo come spesso capita sono solo delle
semplici intenzioni. Auguri Cristiana! Le tue maestre.
Con le insegnanti si decise un inserimento in
una scuola elementare non distante da casa che aveva la reputazione di aver un
buon corpo insegnanti e un direttore didattico attento e partecipe.
Il direttore sembrava conoscere molto bene la
normativa e si mise subito a disposizione per garantire a Cristiana tutti gli
ausili necessari (compreso il computer). Chiesi di contattare, prima di iniziare
l’anno, le insegnanti della scuola materna, affinché fosse garantita la
continuità didattica. Le insegnanti furono contattate in via “ufficiosa” a
mia insaputa ad aprile perché Cristiana in classe non dava nessuna risposta e
tendeva ad estraniarsi.
Non sapevo che problemi avrei dovuto affrontare, ma
ero ottimista esistono delle buone insegnanti (ne avevo già avuto la prova). I
problemi, specie il primo anno ci furono (…) premetto che per la scuola e le
insegnanti i problemi erano solo nella mia testa perché avevo troppe pretese da
mia figlia e mi dovevo accontentare che Cristiana avesse una buona
socializzazione. Ma non sarebbe dovuta andare a scuola anche per imparare?
(…) Per formare le classi sottopongono i bambini a
test al fine di ripartire uniformemente i bambini con possibili carenze, ciò
comportò che Cristiana, nel giro di una settimana, cambiò insegnanti e
compagni e si ritrovò in classe con una nuova maestra, sicuramente preparata
dal punto di vista didattico, ma un po’ meno dal punto di vista umano, che non
si rese conto che i bambini erano un po’ impauriti e non osavano neanche
avvicinarsi a Cristiana. Lei, oltre che avere dei sussulti per via dei
rimproveri concitati che la maestra rivolgeva ai bambini, si sentiva
incredibilmente esclusa e triste; inoltre non riusciva proprio a concentrarsi.
L’insegnante di sostegno arrivò dopo una decina di giorni, prese visione del
lavoro svolto alla scuola materna delle modalità seguite per comunicare e volle
procedere per la stessa strada; iniziò ad adattare il programma scolastico alla
disabilità della bambina.
L’insegnante riferiva che Cristiana collaborava e
rispondeva utilizzando il braccio sinistro; avvertiva dei momenti di apatia in
Cristiana nella classe e scarsa concentrazione, a causa di tale situazione
sfavorevole per l’apprendimento decise di portarla nell’aula di sostegno per
brevi periodi.
Purtroppo, dopo un mese, quando vennero fatte le
nomine definitive dal Provveditorato, l’insegnante passò di ruolo ed arrivò
una nuova insegnante. Tutto è andato perso… si ricomincia da capo (siamo in
novembre…).
Riparto alla carica e spiego alla nuova insegnante
come rapportarsi con Cristiana e come comunicare. Purtroppo lei assume un
atteggiamento difensivo nei miei confronti, relegandomi ad un ruolo marginale,
tira in causa la diagnosi funzionale che a suo parere non è mai stata fatta da
persone “competenti”. Allo scopo di offrirle quante più informazioni
possibili, Cristiana inizia ad avere i primi contatti con la psicologa, la quale
dà una valutazione positiva e stabilisce un incontro con le insegnanti e i
genitori. L’incontro avverrà solo nel mese di marzo e vi parteciparono solo
le insegnanti perché l’insegnante di sostegno non mi comunicò la data. Mi
arrabbiai tantissimo con lei e lei ribadì l’utilità di avere un incontro
tecnico. MIA FIGLIA ERA ADDIRITTURA DIVENTATA QUALCOSA DI TECNICO. Che voleva
mai dire? Ma non è una bambina?
Cristiana non dava nessuna risposta a scuola e anche
quando la dava veniva considerata in base ad un calcolo percentuale di
attendibilità: ad esempio, se a Cristiana venivano proposte due risposte
possibili, la causalità con cui lei poteva rispondere era attendibile al 50%.
In questo clima Cristiana non rispondeva.
L’insegnante decide di riprendere con Cristiana
l’uso delle fotografie e la fossilizza sull’uso continuo delle foto per
quasi tutto l’anno, passando al disegno solo gli ultimi periodi dell’anno;
la stessa psicologa aveva consigliato loro di andare avanti. Fu tralasciato
l’attività di scrittura, lettura disegno e dell’esercizio della motricità
fina. I momenti di inclusione erano limitati, poiché gli altri bambini
“dovevano svolgere il loro programma e non potevano perdere tempo”; la
scuola è diventata, in alcuni momenti, un parcheggio quando l’assistente o
l’insegnante non erano in classe. All’insegnante di sostegno fu anche data
l’autorizzazione ad assentarsi per motivi di studio per cui in classe c’era
tre volte su cinque. Fu affermato inoltre che il lavoro svolto alla scuola
materna era stato sicuramente superficiale (e poi non potevo certo paragonare le
scuola elementare alla scuola materna). Ma la scuola, per i bambini, non
dovrebbe essere un luogo dove possono apprendere tante cose nuove e come un
bellissimo gioco? Cristiana a casa faceva il suo lavoro (esercizi, stimolazioni,
ecc.) e continuammo a farlo, ma
solo il sabato, per non caricarla troppo; lei andava avanti a dispetto di tutto.
L’anno scolastico terminò, per fortuna, ma non
potevo stare zitta, ero determinata a far valere la voce di Cristiana e così
inviai una relazione al direttore didattico sull’andamento scolastico di
Cristiana Non importava come avrebbe reagito, importava solo che sapessero, nero
su bianco, come la pensavo. Purtroppo i genitori sono visti come persone
irreali, illusi, che non si rendono conto del loro problema e non essendo degli
“esperti” non sono in grado di discutere con un insegnante che invece ha
studiato. La mia relazione non è proprio piaciuta, ma io conosco Cristiana
meglio di qualsiasi specialista specializzato e chi non mi vuol stare a sentire,
ha solo da perdere.
Io penso che la mia relazione comunque sia servita
perché quest’anno alcune cose funzionano meglio:
·
è stato
stabilito un calendario di incontri con gli operatori USL, famiglia e scuola;
·
l’insegnante
di sostegno è specializzata, lavora bene con Cristiana, è molto attenta alle
sue esigenze e cerca, per quanto possibile, di includerla nella classe,
offrendole momenti di confronto (anche se limitati),
·
Il dialogo
con la famiglia è costante e costruttivo.
Sono sicura che, se i bambini venissero coinvolti di
più, Cristiana renderebbe tantissimo. Vorrei che il programma individualizzato
di Cristiana venisse integrato nella programmazione didattica giornaliera con i
suoi compagni.
Le volontarie di Cristiana scrivono
Noi
siamo quattro delle tante volontarie che seguono Cristiana domiciliarmente.
Siamo studentesse, tre laureande in Scienze dell’Educazione e una in
Psicologia. Conosciamo Cristiana da circa due anni; inizialmente ci siamo
occupate esclusivamente del suo percorso fisico riabilitativo, successivamente,
nel settembre 1999, abbiamo intrapreso un percorso didattico con l’ausilio del
metodo della comunicazione facilitata. I programmi presentati alla bambina sono
gli stessi previsti dal programma ministeriale ovviamente rielaborati ed
adattati per far fronte a quelle che sono le difficoltà fisico-motorie di
Cristiana. Teniamo a sottolineare quest’ultimo punto in quanto è stato
stabilito che il deficit di Cristiana è unicamente a livello motorio e non di
apprendimento. Noi, in base alla
nostra esperienza personale, possiamo confermare tutto questo; non solo la
bambina svolge correttamente gli esercizi da noi proposti (dimostrando di aver
effettivamente acquisito i contenuti), ma partecipa alle attività con grande
attenzione ed entusiasmo. Tra noi e Cristiana si è instaurato un rapporto
basato sulla fiducia: lei crede in noi così come noi crediamo in lei e nelle
sue capacità.
La
scuola che ruolo ha in tutto questo? La nostra personale esperienza ci porta ad
affermare che la scuola è assente in quanto le maestre ritengono la bambina non
valutabile e sminuiscono i nostri sforzi e soprattutto quelli di Cristiana
L’unico nostro tentativo di inserire il microuniverso di Cristiana nel
macrouniverso della scuola (proponendo in classe il lavoro svolto a casa) con
l’intento di coinvolgere insegnanti e compagni, è miseramente fallito
miseramente trasformando si in un porre sotto esame la bambina, la quale si è
rifiutata di rispondere, ma d’altronde perché rispondere a chi non crede
nelle sue potenzialità? Forse Cristiana non si fida delle sue maestre. In un
precedente incontro con alcune di esse ha dimostrato le sue capacità
rispondendo positivamente ai quesiti a lei proposti, nonostante ciò i risultati
raggiunti sono stati messi in dubbio insieme alla nostra buona fede sostenendo
che potevamo essere state condizionate dalla aspettative della madre. Ora ci
chiediamo che senso avrebbe inventarci delle risposte inesistenti, noi
quotidianamente comunichiamo con Cristiana e non attraverso la sfera di
cristallo, bensì tramite l’ausilio di una semplice tastiera di computer.
Quello che ci preme sottolineare è: non siamo plagiate e tanto meno
millantatrici!
Siamo semplici volontarie che vogliono superare le barriere dello scetticismo, del dogmatismo scolastico e del menefreghismo che aleggia intorno all’handicap.
Maura, Francesca, Angela e Consuelo