Dossier delle storie scolastiche
(Intervista alla mamma)
68.
A che età hai mandato il bambino a scuola (materna o elementare)?
R.
A tre anni, alla scuola materna.
69.
Cosa ti aspettavi dalla scuola?
R.
Pensavamo di ritardare l’ingresso per prepararla
meglio e progredire con la terapia; non eravamo molto favorevole
all’iscrizione a scuola, ma la dottoressa che la seguiva ci disse che era
meglio un inserimento scolastico corrispondente ai suoi anni.
70.
Com'è
stato l'approccio?
R.
Abbastanza buono, meglio di come mi
aspettassi.
71.
Com'è stato il contatto con gli altri bambini?
R.
Ottimo, era tranquilla ed è stata benissimo; i
bambini, che sono migliori di noi grandi, l’avevano accettata e accolta bene e
anche gli insegnanti.
72.
C'è stato un contatto della scuola con la famiglia o è stata la
famiglia a chiedere notizie?
R.
All’inizio nessun contatto, fino al primo giorno di
scuola. Io volevo vedere l’ambiente per capire come e dove sarebbe stata
Caterina, anche perchè non stava seduta, così sono entrata prima io
ho conosciuto le insegnanti, e l’insegnante di sostegno è andata a
prendere la bambina che era giù in macchina col papà, se l’è presa per
portarla in classe; “si faccia un giro per un’oretta - mi ha detto, e così
abbiamo fatto; quando l’abbiamo ripresa era serenissima, era in mezzo agli
altri bambini, penso sia stato bello per Caterina.
73.
Com'è stato l'ingresso e l'accettazione del bambino in classe da parte
degli insegnanti?
R.
Con gli insegnanti la conoscenza si è approfondita
col passare del tempo, abbiamo parlato e ci siamo scambiati informazioni.
74.
Ha sempre lavorato in classe con i suoi compagni?
R.
Alla materna c’è stato qualche problema, non ci
rendevamo conto di come Caterina lavorasse, l’insegnante di sostegno voleva
essere la protagonista con la bambina e aveva la mania della terapia nella
scuola. Inizialmente non ci è dispiaciuto, io ero ingenua, lei era convinta, mi
travolgeva col suo carattere forte; portava la bambina in una classe da sola e,
da una parte, secondo lei le faceva gli esercizi; io notavo facce strane delle
insegnanti di classe; quindi ho cominciato a parlare con loro e
anche con la terapista; così mi sono svegliata, ho capito che la scuola
non era il luogo dove fare terapia, ma dove Caterina doveva frequentare in
classe e fare quello che facevano gli altri, cioè giocare, lavorare, ecc.
C’era disaccordo fra l’insegnante di sostegno e quelle di classe, tanto che
la prima era arrivata a chiedermi di spostare la bambina, noi non abbiamo
accettato, perché riconoscevamo che quelle di classe erano preparate; alla fine
l’insegnante di sostegno non si è più presentata.
In seguito, dalle
insegnanti di classe abbiamo capito tante cose, siamo maturati.
Quando
l’insegnate di sostegno si è fatta da parte, Caterina ha cominciato a
partecipare alla mensa, ha fatto tutto quello che facevano gli altri.
All’ultimo anno della scuola materna stavano preparando il loro lavoro finale,
mi sono informata perché volevo che Caterina partecipasse; loro mi hanno
tranquillizzata, dicendomi che Caterina si divertiva tantissimo nelle prove, che
secondo loro era coinvolta bene. La sorpresa il giorno della recita è stata
grande: l’insegnante di sostegno la teneva in braccio, in piedi come un
burattino per farla saltare, forse pensava di farla sentire come gli altri,
mentre io e mio marito ci aspettavamo che fosse coinvolta in quello che
lei poteva e sapere fare.
Abbiamo
comprato di tasca nostra la sedia adatta a lei, perché non sapevamo niente, poi
ci siamo informati e abbiamo capito che ce la potevano dare come Comune e,
sempre col nostro impegno, l’abbiamo ottenuta.
Per
la scuola media, dato che lei cresceva, aveva bisogno di un'altra sedia adatta e
pensavamo di percorrere la stessa prassi, ma al Comune l’hanno tirata alla
lunga (dicendo che non le spettava, che non avevano fondi) così abbiamo deciso
di ottenere la carrozzina dalla ASL (non dalla scuola); però a casa in una
posizione più corretta e favorevole scrive meglio, mentre a scuola sulla
carrozzina, non scrive bene.
La scuola materna ci ha fatto un po’ da scuola per
capire il lavoro da fare negli anni successivi.
75.
Se no, con che frequenza lavora o ha lavorato nell'aula di sostegno?
76.
La famiglia è stata subito coinvolta nella programmazione riguardante il
tuo bambino (elaborazione del Profilo Dinamico Funzionale e del PEI)?
R.
Assolutamente no, non sapevo neanche che esistesse, né cosa potevamo pretendere
o chiedere, sembrava che il tenere la bambina a scuola fosse un favore che loro
ci facevano.
77.
Quali sono stati gli aspetti positivi dell'ingresso a scuola del bambino?
R. Tanti,
come primo quello di conoscere meglio la bambina, all’inizio non sapevamo cosa
potevamo pretendere da lei, la scuola ci ha insegnato che lei poteva dare tanto,
poi la socializzazione con gli altri bambini, e anche il distacco da me (e lei
da me) è stato un modo per crescere lei (e io) così da non essere troppo
ossessiva nei suoi confronti.
78.
Quali le maggiori difficoltà?
R. Sempre
tante: come genitori avevamo l’apertura mentale per farle provare qualsiasi
cosa (e poi lei riusciva); loro pensavano che chi non cammina non può fare
niente; noi eravamo convinti che dovesse provare a scrivere per esempio (e solo
poi usare agli ausili se necessari), loro
già in prima, a sei anni, volevano dare il computer…; l’insegnante, che era
dalla nostra parte e aveva partecipato anche al convegno dell’ABC, la faceva
provare ed esercitare (ad es. per la scrittura in stampatello prima e poi in
corsivo); così poi lei ci è riuscita; ha
provato così per tutto: lettura, scrittura, calcolo, ecc.
79.
La scuola (insegnanti, direttore o preside, assistenti, bidelli) ha
accettato la collaborazione della famiglia?
R.
All’elementare no, ci sono state persone che la accettavano e la
richiedevano, ma il direttore no, ci siamo fatti così qualche nemico, ma non
era importante, perché l’importante era che Caterina facesse
la sua strada
Alle medie la collaborazione della famiglia da part
della scuola è cercata, e ora siamo protagonisti noi, abbiamo ottimi rapporti
con tutti, dal preside agli insegnanti curricolari e di sostegno, ecc.
80.
Hanno attinto, oltre al resto, dal patrimonio
di informazioni della famiglia per svolgere il lavoro con il bambino?
81.
Con quali risultati?
R.
Siamo sempre intervenuti sul programma a parole, ma
non nelle stesure del PEI, perché non sapevamo. In quinta elementare, e per la
relazione finale da consegnare alle medie, eravamo finalmente informati sui
nostri diritti e volevamo partecipare a questa relazione, invece la cosa era
stata già fatta, infine ci chiedevano se avevamo qualcosa da dire; a noi non
andava bene niente, così punto
dopo punto, abbiamo replicato e abbiamo smontato la loro relazione con i fatti;
tutti i punti che non ci andavano
bene li abbiamo fatti cancellare e rifare; ad esempio l’insegnante di sostegno
sosteneva che non sapeva fare due più due, invece, e dopo l’ha ammesso,
sapeva fare le espressioni e aveva buono in matematica; così la
relazione è stata rifatta, consegnata e firmata come volevamo noi.
Alle medie non siamo stati interpellati, ma aveva
fatto tutto quello che facevano gli altri e quindi non abbiamo avuto niente da
ridire: viene valutata come gli altri (non viene citata la disabilità motoria).
Quest’anno l’ottima insegnante di sostegno ha
fatto la sua relazione, ma siccome una volta al mese si riunisce al Gruppo H
della scuola dove c’è anche il papà di Caterina, anche se gli altri
insegnanti non volevano l’abbiamo letta, grazie appunto all’insegnante di
sostegno con cui c’è un ottimo rapporto. Durante l’ora di educazione fisica
fa col docente terapia tattile alle mani (e questo ci aiuta, anche perché segue
le nostre indicazioni e correzioni); nel suo programma scolastico hanno scritto
che la bambina fa parte dell’ABC e che collabora all’attività
dell’associazione.
82.
Che ruolo è stato riconosciuto all'intervento della famiglia?
R.
Solo quest’anno abbiamo avuto un vero
riconoscimento, eravamo abituati a sudare per ottenerlo.
Ricordo la faccia dell’assistente, pensavo di
combattere per tutto compresa l’assistente, invece c’era già, ed era
accogliente, disponibile, così sono stata piazzata io perché ero abituata ad
aiutare Caterina io anche dentro la classe, a mettere i quaderni sul banco, ecc.
Invece ha fatto tutto lei, gentilissima, ha portato su lei Caterina con
la pedana mobile ed è filato tutto liscio, tranne solo all’inizio perché non
capivano cosa diceva.
C’è la nostra presenza costante nel Gruppo H, nel
rapporto col Preside, ecc.
83.
Descrivi il percorso scolastico anno per anno, indicando:
-
quanti
supplenti hanno avuto ogni anno
-
quanti
insegnanti di sostegno ha avuto in questi anni
R.
Alle elementari ha cambiato per 3 volte insegnante di
sostegno (la prima era bravissima, avevamo chiesto che restasse, ma non è stato
possibile).
In prima media un’insegnante (entusiasta di
Caterina e della famiglia, però si adagiava,
comunque Caterina ha lavorato anche con gli altri docenti), in seconda
media un’altra (molto brava, di grande
professionalità e Caterina
sta lavorando benissimo).
-
in
che mese è stato nominato l'insegnante di sostegno ogni volta
R. Quest’ultimo
anno è il primo che dal primo giorno ce l’ha definitiva.
-
quali
vantaggi ha avuto il bambino da questi cambiamenti
R. Ogni
volta bisogna rifare il discorsetto, ogni volta molto lavoro da parte nostra
perché gli insegnanti di classe hanno la tendenza a lasciar fare
all’insegnante di sostegno e a non fare loro, anche se molto dipende
dall’insegnante di sostegno se sa il suo ruolo e fa funzionare bene le cose,
abbiamo da lavorare tanto per convincerli che sono di sostegno alla classe e non
al bambina.
-
quali
problemi ha avuto il bambino da questi cambiamenti
R. Non
ne ha avuti, perché è una bambina che si adatta a qualsiasi persona, è forte
di carattere e se sente che le persone la commiserano lei sa approfittarne.
- ci
sono stati problemi nella valutazione del lavoro del bambino? R. No.
84.
Ci sono state difficoltà con gli enti locali e l'assegnazione di
eventuali assistenti al bambino?
R.
Dal Comune avevano modificato gli orari e insieme al
preside che ci ha spiegato le difficoltà, il padre di Caterina ha fatto una
lettera e l’abbiamo fatta firmare a tutti gli altri genitori; così si è
risolto il problema. Tre settimane fa, di nuovo, dal preside abbiamo saputo che
l’assistenza scolastica non è più compito del comune ma dello stato e non si
capisce di chi è la competenza. La scuola non può fare niente, ci dicono, sarà
compito dei bidelli (secondo noi andrebbe meglio con gli stessi della
cooperativa che già svolgevano questo compito, perché molti bidelli sono
anziani o non in grado).
85.
Hai avuto difficoltà ad ottenere ausili, certificazioni o qualunque
altra cosa dalla ASL del tuo territorio?
R. Sì,
il computer. Avevamo fatto la richiesta era corretta per legge; ma
dall’ufficio pratiche è arrivata fino al direttore generale ASL, che ci ha
risposto che non c’era alcuna possibilità; l’ultima chance sembrava essere
quella di fare richiesta “personale”, anche perché non è non è piaciuto
il coinvolgimento dell’Associazione ABC; non abbiamo voluto chiedere in questi
termini, finché anziché presentare la richiesta dello specialista che indicava
la necessità del computer con tutti gli accessori, si è richiesto un computer
normale e gli ausili successivamente nel tempo, richiesta di computer formulata
come “comunicatore simbolico” e siamo riusciti ad ottenerlo senza più alcun
problema.
Ulteriori difficoltà con la ASL: trovare lo specialista che richieda gli ausili giusti, un fisiatra competente, e non un medico che richieda il minimo indispensabile, l’ausilio che costa di meno. Sembra sempre di chiedere un favore, una concessione.