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Associazione Bambini Cerebrolesi Sardegna

Azione Scuola 2000

"L'integrazione: un diritto per tutti"

Dossier delle storie scolastiche

Storia scolastica personale di Alessia

 

(Intervista alla mamma)

 35.     A che età hai mandato la bambina a scuola (materna o elementare)?

R.   A sei anni, in prima elementare.

 36.     Cosa ti aspettavi dalla scuola?

R.  Che mi aiutassero nell'istruzione della bambina

 37.     Com'è stato l'approccio?

R.   Negativo.

 38.     Com'è stato il contatto con gli altri bambini?

R.   Positivo, Alessia si è sempre trovata bene con i bambini.

 39.     C'è stato un contatto della scuola con la famiglia o è stata la famiglia a chiedere notizie?

R.   E' stata sempre la famiglia a farlo.

 40.     Com'è stato l'ingresso e l'accettazione della bambina in classe da parte degli insegnanti?

R.   Negativo.

 41.     Ha sempre lavorato in classe con i suoi compagni?

R.   No.

 42.     Se no, con che frequenza lavora o ha lavorato nell'aula di sostegno?

R.   Il primo anno era tenuta in classe seduta immobile. Il secondo anno ha lavorato sempre nell'aula di sostegno. Il terzo anno l'ha trascorso girando per la scuola con l'insegnante di sostegno a far visita agli altri bambini.

Quest'anno lavora, nelle ore in cui sta a scuola, in classe con i compagni.

 43.     La famiglia è stata subito coinvolta nella programmazione riguardante la tua bambina (elaborazione del Profilo Dinamico Funzionale e del PEI)? E negli anni seguenti?

R.  Siamo stati noi a chiedere di partecipare, nonostante abbiamo fatto di tutto per dimostrare che Alessia poteva fare moltissimo, la programmazione per lei è stata nei primi tre anni sempre priva di qualunque obiettivo almeno appena significativo.

 44.     Quali sono stati gli aspetti positivi dell'ingresso a scuola del bambino?

R.  Sino a qualche mese fa, credo nessuno; in questi ultimi mesi finalmente Alessia è contenta di lavorare con i compagni allo stesso programma, anche se solo per dieci ore settimanali.

 45.     Quali le maggiori difficoltà?

R.   Il fatto che non credessero in nessuna potenzialità di Alessia e le umiliazioni  subite dalla bambina da parte delle insegnanti per il fatto che non credessero nella sua intelligenza e nelle sue capacità.

 46.     La scuola (insegnanti, direttore o preside, assistenti, bidelli) ha accettato la collaborazione della famiglia?

R.  Durante i primi 3 anni nessuna collaborazione. Per tre anni la pedagogista della scuola ha tenuto un comportamento neutrale: né con la famiglia né con gli insegnanti. Da quest'anno collabora, come coordinatrice, con l'insegnante di sostegno, che é arrivata a novembre, e con l’insegnante di italiano della classe.

 47.     Ha attinto, oltre al resto, dal  patrimonio di informazioni della famiglia per svolgere il lavoro con la bambina?

. R. Solo da quest'anno, in IV elementare. L'insegnante di sostegno è giovane, non specializzata ma dice "Non si finisce mai di imparare": ha sempre ascoltato tutto ciò che la famiglia diceva (per esempio, sulla comunicazione e sulle forme di verifica).

 48.     Con quali risultati?

R.   Buoni.

 49.     Ci sono state difficoltà con gli enti locali e l'assegnazione di eventuali assistenti alla bambina?

R.   No.

 50.     Descrivi il percorso scolastico anno per anno, indicando:

-          quanti supplenti hanno avuto ogni anno

-          in che mese è stato nominato l'insegnante di sostegno ogni volta

-          quanti insegnanti di sostegno ha avuto in questi anni

-          quali vantaggi ha avuto la bambina da questi cambiamenti

-          quali problemi ha avuto la bambina da questi cambiamenti

-          il rapporto con gli insegnanti curricolari e degli insegnanti fra loro

-          frequenza degli incontri famiglia - scuola (sia informali che quelli previsti per legge)

-          il programma e le attività svolte dalla bambina erano corrispondenti al suo corso di studi e  alla programmazione della classe? Se no, indicare se erano adattati, semplificati, o differenti.

-          ci sono stati problemi nella valutazione del lavoro del bambino? Se sì, perché? Come la scuola ha superato questa difficoltà?

-          collaborazione fra i pari 

 R. Durante i quattro anni della scuola elementare Alessia ha cambiato ben otto insegnanti di sostegno.

In prima elementare la pedagogista della scuola aveva fiducia nell’insegnante di sostegno, la quale era severa e non faceva nessun programma con la bambina; la teneva nell'aula seduta accanto all’assistente che aveva la funzione di “baby sitter”, quando questa era assente, l’insegnante la teneva seduta costringendola a stare ferma immobile, tanto che la bambina manifestava il suo disagio provocandosi il vomito.

All’inizio del primo anno, mi recai dalla direttrice (istigata dalla prepotenza della maestra di sostegno) per chiederle che durante le nove ore settimanali di lezione di Alessia l’insegnante di sostegno non venisse utilizzata per supplire le insegnanti curriculari della classe. La direttrice parlandomi di budget e supplenze, acconsentì a non bruciare le poche ore di permanenza settimanale e sentito il mio entusiasmo sulle potenzialità di Alessia venne a scuola per conoscerla. La stessa mattina che conobbe Alessia mi parlò di sue esperienze avute in altre scuole con bambini disabili che avevano raggiunto buoni risultati, ricordo un esempio: parlò di una bambina molto stimolata dalla mamma che le aveva insegnato a svolgere piccoli lavori domestici. In conclusione “bisogna essere razionali e accettare la realtà”.

Alla fine del primo anno, a seguito delle mie lamentele con il neuropsichiatra che segue la bambina, questi chiese un incontro con le insegnanti e la pedagogista. Alla riunione venne anche l’insegnante per l’handicap incaricata nella scuola in questione. Durante questa riunione emerse un’insegnante che disse “Se la mamma la capisce e dice che sa tutto, perché non se la tiene a casa?” (Secondo me era il pensiero comune a tutte). Tutte erano concordi nel voler sapere dal neuropsichiatra se la bambina capiva veramente, così come noi genitori sostenevamo; lui non rispose né sì né no, sostenendo che la bambina aveva avuto buoni progressi fisici riuscendo a camminare. Mentre uscivo dallo studio sentii l’insegnante delegata per l’handicap che con le colleghe parlava degli animali che vengono addomesticati e riescono a fare cose impensabili dal punto di vista fisico.

In seconda elementare, l'insegnante di sostegno (arrivata dopo un mese, dopo una supplente) era giovane e collaborava in qualche modo con la famiglia, ma non pensava che riabilitazione fisica e intellettiva potessero andare di pari passo. Ha cercato di informarsi sul metodo Doman e lavorava, a modo suo, almeno sulle attività manuali, ma SEMPRE nell'aula di sostegno, perché le altre insegnanti preferivano fare lezione senza la bambina in classe. Le insegnanti non hanno mai collaborato tra di loro.

A metà del secondo anno scolastico, il neuropsichiatra incontrò la nuova insegnante di sostegno e la pedagogista. L'insegnante di sostegno aveva avuto una buona impressione di lui. Lei non aveva mai avuto l'esperienza di lavorare con un bambino con handicap così seguito dalla famiglia nella riabilitazione e la collaborazione con il suo medico le era piaciuta. Nel corso dell'anno ci fu un altro incontro con l’insegnante di sostegno, la bambina e con me: il neuropsichiatra non si era preparato per l'incontro e fu tutto un fiasco. L'insegnante ne ebbe una grande delusione, per cui l'anno scolastico è finito senza una valutazione finale (vedi pagelle). In seguito scoprii che non accettò l’incarico per il terzo anno.

Nel frattempo Alessia continua a migliorare a livello di percezione manuale, a casa riesce a rispondere alle domande che le vengono poste, indicando con un veloce gesto manuale la risposta per lei giusta (comunicazione alternativa). 

Terzo anno. Io incontro la pedagogista, evidenziando le nuove capacità di Alessia, e chiedo di riconfermare la maestra del secondo anno perché aveva instaurato un buon rapporto con la bambina e pensavo che sarebbe stata contenta di continuare il lavoro già intrapreso e di poter lavorare nella classe in quanto Alessia aveva raggiunto la condizione per poter essere valutata usando appunto la comunicazione alternativa. Vengo invitata a esporre la mia richiesta direttamente alla direttrice. Durante questo colloquio espongo e valuto i progressi di Alessia avuti con il metodo Doman e mi soffermo sui progressi intellettivi. Dopo un gran parlare mi chiese se Alessia fosse in grado di disegnare un cerchio chiuso. Rimasi di pietra: “ come poteva pretendere di poter valutare una disabile fisica basandosi sul riuscire a disegnare un cerchio? Tutto il mio discorso era stato vano, non aveva capito niente”. Lei continuò a negare facendo il cenno della testa e dicendomi che mi sbagliavo sulle reali potenzialità di Alessia.  Dopo qualche giorno venni a sapere che l’insegnante del secondo anno aveva già rinunciato all’incarico e la bambina sarebbe stata presa dall’insegnante della scuola incaricata per l’handicap “esperta di animali addomesticati”.

Alla visita dalla psicologa per il III anno, mi sono sfogata raccontando tutta la storia della bambina. Lei ha proposto di mantenere il neuropsichiatra fuori dalla scuola (naturalmente, doveva continuare a seguirla per l'aspetto della riabilitazione) perché riteneva che dovesse essere la ASL territoriale a seguire la bambina e lei stessa si offrì per questo ruolo.

A settembre, la psicologa indisse una riunione con insegnanti e genitori. La scuola, però, mi avvertì della riunione solo all'ultimo momento (fine mattinata), e mi fu impossibile disdire un impegno preso precedentemente e la psicologa rinviò la riunione. Venne fissato un altro incontro nel corso del quale la psicologa dettò le condizioni per le insegnanti: la bambina doveva stare in classe e le si dovevano riproporre in classe alcune attività che la bambina svolgeva a casa (come accendere e spegnere la luce, aprire e chiudere la porta ecc.). Ma anche quell'anno fu un fiasco: la bambina non era contenta perché non faceva niente di stimolante (“giro nelle stanze con la maestra”, riferisce Alessia), e inoltre la maestra si assentava spesso dalle lezioni creando il malcontento generale in quanto non veniva mandata la supplente.

In uno degli incontri con la psicologa questa mi chiede che cosa è preferibile fare per motivare Alessia e io propongo che finalmente si inizi con i programmi scolastici. Lei propose questo alle insegnanti ma queste non accolsero la richiesta. Chiesi che venissero assegnati i compiti a casa alla bambina e loro lo fecero pensando probabilmente di prendere in giro la mamma e la bambina. L'insegnante di matematica era la più intollerante: era l'unica titolare in tutti gli anni, mentre quella di italiano era cambiata negli anni precedenti adattandosi alla condizione della classe. L'insegnante di matematica, perfezionista, non tollerava che Alessia avesse movimenti non controllati, che non tenesse l'attenzione fissa come lei pretendeva. Comunque le diede i compiti per casa in un foglietto. Dopo che Alessia riportò a scuola i compiti svolti a casa, l’insegnante di sostegno cercò di verificare se sapeva veramente scrivere. Non conoscendo le modalità della tecnica sulla comunicazione facilitata, non era stata in grado di capire la bambina. L'anno scolastico finì ancora una volta senza che la bambina venisse valutata e con la convinzione che io fossi un'esaltata.

Finita la terza elementare mi recai dalla pedagogista minacciando di non accettare più nessun compromesso e di voler rivolgermi all'ABC Sardegna che avrebbe intrapreso una causa contro le insegnanti e la direzione didattica per le gravissime inadempienze della scuola nei confronti della bambina; minacciai di far venire anche gli specialisti che seguono Alessia per provare ciò che lei diceva. Intanto, fra giugno e settembre avevo chiesto il PEI.

In quarta, Alessia ha avuto quattro insegnanti di sostegno; quando è arrivata l'insegnante di sostegno definitiva la psicologa ha voluto con lei e con la pedagogista un incontro a casa nostra perché vedesse Alessia che lavorava e per programmare insieme il PEI. Non si aspettavano ciò che hanno trovato: una famiglia tranquilla e serena ben organizzata nello svolgere il lavoro quotidiano intrapreso per il recupero di Alessia. La nuova insegnante di sostegno non ha neppure parlato ma solo ascoltato e osservato come si svolgeva il programma intellettivo. La pedagogista si espresse sul metodo Doman dicendo che era un metodo che non avrebbe consigliato per tutta una serie di riserve sue legate più a questioni esteriori che al metodo in sé, ma dopo aver visto Alessia lavorare, finalmente disse che bisognava collaborare. Per cui l'insegnante di sostegno chiese cosa dovesse fare. Si è iniziato col dividere le materie: italiano, francese, scienze e studi sociali Alessia le avrebbe fatte a casa, le altre materie le avrebbe fatte a scuola. Per le valutazioni hanno finalmente usato i metodi indicati dalla famiglia e l'insegnante di sostegno ha addirittura imparato il metodo della comunicazione facilitata. Proprio oggi l'insegnante di sostegno ci ha comunicato di voler usare il computer con la bambina. Finalmente Alessia sta facendo il programma della classe.

Alessia non è mai stata valutata con metodi adattati alle sue difficoltà fisiche, perciò le valutazioni sono state o inesistenti o totalmente inadeguate.

Da febbraio di quest'anno l'insegnante di sostegno valuta Alessia usando la tecnica della Comunicazione Facilitata tramite facilitatore.

 51.     Che ruolo è stato riconosciuto all'intervento della famiglia?

R. Credo di aver già risposto.