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giovedì 13 luglio 2000, S. Enrico  
   
Dossier per richiamare leggi, raccontare storie e tracciare la strada per arrivare al rispetto delle diversità
L'ASSOCIAZIONE ABC SCATENA
LA RISCOSSA
Disabili, l'integrazione si fa d'estate
Espa: «Basta con i docenti di sostegno nominati a marzo»
La burocrazia ottusa frena l'impegno degli operatori accorti Lettere al ministro e al sottosegretario

a. s.

CAGLIARI. Una delle sigle che offende di più i genitori degli scolari disabili è il famoso «nc»: si legge «non classificato», si traduce «emarginato». Perché «nc» vuol dire che il ragazzino ha trascorso il tempo a guardare il soffitto mentre la classe viveva la sua lezione quotidiana. Oppure che ha passato metà mattina in uno sgabuzzino, solo il più delle volte. E' chiaro come, alla fine dell'anno scolastico, un collegio di docenti non sappia neppure chi sia lo scolaro che per dire sì o no può soltanto alzare una mano. Contro questo e contro tutto il resto lotta l'Associazione bambini cerebrolesi (Abc) composta dalle famiglie che non si sono mai arrese al verdetto di disabilità e che pretendono sia applicata la legge dello Stato sull'integrazione scolastica e sociale del portatore di handicap. Nella convinzione maturata sul campo che una scuola a misura di handicappati sia utile soprattutto ai normodotati.
Ieri mattina Abc ha tenuto una conferenza stampa all'Exmà per presentare il dossier «Azione scuola 2000», sottotitolo «l'integrazione: un diritto per tutti». La prima pagina del dossier illustra subito il contenuto: le lettere spedite al ministro, al sottosegretario, ai quattro provveditori sardi; il documento dove si mettono a fuoco i nodi dell'integrazione scolastica e le proposte. Intanto: cos'è l'integrazione? Con le parole di Andrea Canevaro: «Se un bambino viene ammesso in una scuola che non procede a nessun cambiamento, egli viene assimilato. Se invece invece l'accoglimento di un bambino in una scuola comporta piccoli adattamenti tanto da parte del bambino quanto da parte della scuola, allora si parla di integrazione». Nella scuola, c'è soltanto una figura che può innescare questo circuito virtuoso: l'insegnante di sostegno. Ma attenzione, non può essere una figura qualunque e messa lì purché sia: l'insegnante di sostegno deve essere preparato al compito, stimolante per il corpo docenti e per la classe, stanziale e non errante (un anno qui e l'altro lì). I numeri (vedi tabella sopra) dimostrano la mole del problema: in Sardegna ci sono 3.974 alunni disabili e appena 1.897 insegnanti di sostegno, buona parte dei quali riesce a essere nominata a marzo e non entro i 20 giorni dall'inizio delle lezioni come prescrive la norma. Inoltre: il sostegno da garantire non è tutto uguale, dipende dai problemi del bambino e quindi «è indispensabile la flessibilità del sostegno il sostegno col criterio delle competenze specifiche». Non è finita: la burocrazia ci mette almeno un anno per fornire un computer, se il ragazzo cambia scuola non può portarsi lo strumento e quindi dovrà aspettare un altro anno, la famiglia spesso e volentieri non viene coinvolta nel progetto che la scuola è obbligata a presentare se si trova fra gli iscritti un ragazzino handicappato. Le storie che completano il dossier raccontano dell'emarginazione e anche delle straordinarie prove che gli operatori riescono a sostenere contro burocrazie ottuse e leggi finanziarie avare. Il risultato sono bambini che si destreggiano col computer, imparano la matematica, comunicano le loro emozioni. Il risultato è una bambina che vegeta fino alla quarta elementare quando finalmente trova un'insegnante di sostegno degna del ruolo e che un giorno, alla domanda «cosa ti aspetti dalla scuola» risponde «io voglio un trattamento giusto». «Abbiamo scelto di far diventare pubbliche le storie dei bambini - spiegava ieri Marco Espa presidente di Abc - perché attraverso queste si capisce l'importanza di quel che chiediamo». Abc chiede «che durante l'estate tutti gli operatori della scuola lavorino per l'integrazione». Alla conferenza hanno partecipato genitori e psicologi attivi nell'associazione: Mariella Puddu, Anna Sotgiu, Rita Polo, Rosanna Serri, Luisanna Frau. «Per noi - diceva Espa - dal cammino verso l'integrazione non si torna indietro. Adesso esiste il monopolio dei servizi ai disabili, la situazione attuale è questa: se voglio tenere mio figlio in mezzo agli altri non trovo nulla, se sono disposto a chiuderlo da qualche parte trovo tutto. Noi invece pensiamo e possiamo dimostrarlo che l'integrazione del disabile è un beneficio per i normodotati». «Noi questa esperienza l'abbiamo vissuta - spiegava un'operatrice -: quando in una classe si impartisce una lezione particolare per il disabile, tutta la classe se ne avvantaggia. Inoltre, si promuove un'educazione alla diversità, il disabile educa i bambini che diventano i suoi tutori. La scuola è una palestra straordinaria ed è per questo che chiediamo che il problema disabili non sia mandato in vacanza». Le famiglie di Abc hanno imparato ad aiutarsi a vicenda e la rete della solidarietà è fortissima: «Abbiamo pagato di tasca nostra l'organizzazione di corsi di formazione (riconosciuti dal provveditorato) rivolti anche a operatori scolastici, ne abbiamo tenuti due - ricordava Espa - hanno partecipato in 1.500 metà dei quali provenienti dalla scuola. Questa è stata un'azione ponte per l'attività che stiamo mettendo in campo adesso. Naturalmente, continueremo a fare ricorsi contro i casi singoli di integrazione mancata». Abc sa bene cos'è il sacrificio e non lo chiede agli altri: nel documento di rivendicazione dei diritti chiedono «che siano riconosciuti incentivi sia economici che di carriera per gli insegnanti di sostegno che dimostrino di aver lavorato in modo proficuo con l'alunno disabile e la classe in cui è inserito».




Integrazione questa la parola d'ordine nella scuola