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Dossier
per richiamare leggi, raccontare storie e tracciare la
strada per arrivare al rispetto delle diversità
L'ASSOCIAZIONE
ABC SCATENA
LA RISCOSSA
Disabili,
l'integrazione si fa d'estate
Espa:
«Basta con i docenti di sostegno nominati a marzo»
La burocrazia ottusa frena l'impegno degli operatori accorti
Lettere al ministro e al sottosegretario
a. s.
CAGLIARI. Una delle sigle che offende di più i genitori
degli scolari disabili è il famoso «nc»: si legge «non
classificato», si traduce «emarginato». Perché «nc»
vuol dire che il ragazzino ha trascorso il tempo a guardare
il soffitto mentre la classe viveva la sua lezione
quotidiana. Oppure che ha passato metà mattina in uno
sgabuzzino, solo il più delle volte. E' chiaro come, alla
fine dell'anno scolastico, un collegio di docenti non sappia
neppure chi sia lo scolaro che per dire sì o no può
soltanto alzare una mano. Contro questo e contro tutto il
resto lotta l'Associazione bambini cerebrolesi (Abc)
composta dalle famiglie che non si sono mai arrese al
verdetto di disabilità e che pretendono sia applicata la
legge dello Stato sull'integrazione scolastica e sociale del
portatore di handicap. Nella convinzione maturata sul campo
che una scuola a misura di handicappati sia utile
soprattutto ai normodotati.
Ieri mattina Abc ha tenuto una conferenza stampa all'Exmà
per presentare il dossier «Azione scuola 2000»,
sottotitolo «l'integrazione: un diritto per tutti». La
prima pagina del dossier illustra subito il contenuto: le
lettere spedite al ministro, al sottosegretario, ai quattro
provveditori sardi; il documento dove si mettono a fuoco i
nodi dell'integrazione scolastica e le proposte. Intanto:
cos'è l'integrazione? Con le parole di Andrea Canevaro: «Se
un bambino viene ammesso in una scuola che non procede a
nessun cambiamento, egli viene assimilato. Se invece invece
l'accoglimento di un bambino in una scuola comporta piccoli
adattamenti tanto da parte del bambino quanto da parte della
scuola, allora si parla di integrazione». Nella scuola, c'è
soltanto una figura che può innescare questo circuito
virtuoso: l'insegnante di sostegno. Ma attenzione, non può
essere una figura qualunque e messa lì purché sia:
l'insegnante di sostegno deve essere preparato al compito,
stimolante per il corpo docenti e per la classe, stanziale e
non errante (un anno qui e l'altro lì). I numeri (vedi
tabella sopra) dimostrano la mole del problema: in Sardegna
ci sono 3.974 alunni disabili e appena 1.897 insegnanti di
sostegno, buona parte dei quali riesce a essere nominata a
marzo e non entro i 20 giorni dall'inizio delle lezioni come
prescrive la norma. Inoltre: il sostegno da garantire non è
tutto uguale, dipende dai problemi del bambino e quindi «è
indispensabile la flessibilità del sostegno il sostegno col
criterio delle competenze specifiche». Non è finita: la
burocrazia ci mette almeno un anno per fornire un computer,
se il ragazzo cambia scuola non può portarsi lo strumento e
quindi dovrà aspettare un altro anno, la famiglia spesso e
volentieri non viene coinvolta nel progetto che la scuola è
obbligata a presentare se si trova fra gli iscritti un
ragazzino handicappato. Le storie che completano il dossier
raccontano dell'emarginazione e anche delle straordinarie
prove che gli operatori riescono a sostenere contro
burocrazie ottuse e leggi finanziarie avare. Il risultato
sono bambini che si destreggiano col computer, imparano la
matematica, comunicano le loro emozioni. Il risultato è una
bambina che vegeta fino alla quarta elementare quando
finalmente trova un'insegnante di sostegno degna del ruolo e
che un giorno, alla domanda «cosa ti aspetti dalla scuola»
risponde «io voglio un trattamento giusto». «Abbiamo
scelto di far diventare pubbliche le storie dei bambini -
spiegava ieri Marco Espa presidente di Abc - perché
attraverso queste si capisce l'importanza di quel che
chiediamo». Abc chiede «che durante l'estate tutti gli
operatori della scuola lavorino per l'integrazione». Alla
conferenza hanno partecipato genitori e psicologi attivi
nell'associazione: Mariella Puddu, Anna Sotgiu, Rita Polo,
Rosanna Serri, Luisanna Frau. «Per noi - diceva Espa - dal
cammino verso l'integrazione non si torna indietro. Adesso
esiste il monopolio dei servizi ai disabili, la situazione
attuale è questa: se voglio tenere mio figlio in mezzo agli
altri non trovo nulla, se sono disposto a chiuderlo da
qualche parte trovo tutto. Noi invece pensiamo e possiamo
dimostrarlo che l'integrazione del disabile è un beneficio
per i normodotati». «Noi questa esperienza l'abbiamo
vissuta - spiegava un'operatrice -: quando in una classe si
impartisce una lezione particolare per il disabile, tutta la
classe se ne avvantaggia. Inoltre, si promuove un'educazione
alla diversità, il disabile educa i bambini che diventano i
suoi tutori. La scuola è una palestra straordinaria ed è
per questo che chiediamo che il problema disabili non sia
mandato in vacanza». Le famiglie di Abc hanno imparato ad
aiutarsi a vicenda e la rete della solidarietà è
fortissima: «Abbiamo pagato di tasca nostra
l'organizzazione di corsi di formazione (riconosciuti dal
provveditorato) rivolti anche a operatori scolastici, ne
abbiamo tenuti due - ricordava Espa - hanno partecipato in
1.500 metà dei quali provenienti dalla scuola. Questa è
stata un'azione ponte per l'attività che stiamo mettendo in
campo adesso. Naturalmente, continueremo a fare ricorsi
contro i casi singoli di integrazione mancata». Abc sa bene
cos'è il sacrificio e non lo chiede agli altri: nel
documento di rivendicazione dei diritti chiedono «che siano
riconosciuti incentivi sia economici che di carriera per gli
insegnanti di sostegno che dimostrino di aver lavorato in
modo proficuo con l'alunno disabile e la classe in cui è
inserito».
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Integrazione questa la parola d'ordine nella scuola
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