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RISORSA HANDICAP – LA SCUOLA DELL’AUTONOMIA
CONVEGNO INTERNAZIONALE
CAGLIARI 1999 – AGGIORNAMENTO 2002
INTERVENTI ESCLUSIVI DI CANEVARO, ROCHE, IANES, TORTELLO, ZUCCHI, PETRI, MASALA, ESPA, IMPRUDENTE, NOCERA, MOROSINI, LUDI, GHEZZO, BELLINI, E TANTI GENITORI.
Giornate del 05/03/99 e del 06-03-99
sezione 5
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*Moderatore: Nedo Pozzi: il prossimo intervento è quello dell’avvocato Salvatore Nocera, consulente giuridico del Ministero della Pubblica Istruzione e della fondazione Italiana per il volontariato.
Salvatore Nocera: io ringrazio dell’invito di partecipare a questo seminario che mi è stato molto utile per rivedere alcuni miei atteggiamenti e confrontarli. Io lascio in cartella la relazione quindi farò un discorso un po’ diverso vista la strettezza dei tempi. La problematica dell’autonomia scolastica pone una serie di preoccupazioni a quanto ci occupiamo di integrazione, perché? Perché l’autonomia scolastica è basata su un principio forte e recente nella scuola italiana, che è quello secondo il quale ogni istituzione scolastica è un mondo a se, e non dipende più gerarchicamente dal Ministero ne dal Provveditore al punto tale che non vi saranno più programmi ministeriali da seguire ma obiettivi che dovranno essere raggiunti secondo le procedure, le metodologie i percorsi formativi che ogni istituzione scolastica vorrà adottare. Quindi voi capite che a questo punto noi ci troviamo difronte a questo problema: che ne sarà di tutta la normativa che è stata sino ad oggi emanata per garantire l’integrazione scolastica dal Ministero? Questa normativa sarà ancora utilizzabile dalle istituzioni scolastiche autonome o potranno essere nella loro autonomia, amministrativa, didattica, organizzativa, di ricerca, di sperimentazione, fare come vorranno? In che cosa potrà essere garantito l’alunno in situazione di handicap nel realizzare il suo diritto all’integrazione, cioè , al vivere, al lavorare, insieme con i compagni. Questo è un problema che ci sta seriamente angosciando, perché, già ieri se ne reso interprete Tortello, stiamo avendo alcune norme che stanno riducendo o eliminando alcune ciambelle di sicurezze, attorno ai quali noi avevamo costruito un certo modo di fare integrazione scolastica, il numero massimo di alunni per classe, e l’insegnate di sostegno specializzato per almeno 4 alunni in situazione di handicap che poi nella prassi con le deroghe si riducevano a due, agevolazioni per quanto riguarda le modalità di sviluppo del Piano Educativo Individualizzato etc. Ora i paletti dei venti alunni per classe e di una a quattro non ci sono più, ci sono altri criteri, che cosa significa tutto questo? Dobbiamo cominciare a ripensare le modalità di integrazione scolastica partendo da alcuni punti fermi sui quali non dobbiamo cedere neppure un millimetro, il primo punto fermo, e lo accennava anche ieri Tortello, è la sentenza della Corte Costituzionale N° 215 dell’87, questa ha stabilito: il diritto all’integrazione scolastica come diritto pieno ed incondizionato nelle classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado. Quindi su questo punto noi dovremmo assolutamente attestarci per non cedere in quanto, laddove si cominciasse a dire: ma tutto sommato questo principio dell’integrazione scolastica potremmo cercare di modificarlo, noi dovremo dire no. E come è che si potrebbe modificare la prassi di integrazione scolastica che stiamo realizzando da 20 e passa anni in Italia? Per esempio ieri già ieri Tortello accennava all’articolo 4 del nuovo regolamento sull’autonomia scolastica; quando l’articolo 4 mi dice che: l’autonomia scolastica si realizza tramite anche la flessibilità didattica con riguardo agli alunni handicappati, la flessibilità addirittura delle classi, questo mi sorgere un dubbio; che significa flessibilità delle classi? Flessibilità delle classi significa chiaramente che, una classe può essere temporaneamente scissa, può essere temporaneamente accorpata con altre, e allora, e se questi cominciano ad organizzare delle fasce di livello in cui per esempio: per un mese mettono tutti i ragazzini in situazione di handicap o di ritardo cognitivo, con la scusa di fare un corso di recupero per poi portarli a livello dei compagni. Questa rispecchia la cultura e la prassi dell’integrazione oppure ne è una violazione? Questo è un problema grosso, e a mio giudizio va analizzato e studiato alla luce della sentenza della Corte Costituzionale e alla luce del principio di autonomia. Se il principio di autonomia scolastica vuole che sia la Comunità scolastica a farsi carico dei problemi della scolarizzazione allora li deve essere il consiglio di classe tutto il consiglio di classe, e nel caso dell’alunno in situazione di handicap arricchito obbligatoriamente della presenza degli operatori sociosanitari del territorio e della famiglia che debbono prendere delle decisioni in merito; cioè qua ritorniamo ad un principio fissato dalla legge quadro, articolo 12 comma 5 che: il Profilo Dinamico Funzionale e il Piano Educativo Individualizzato vendono redatti comunitariamente da tutti questi soggetti che vi detto prima, non ne deve mancare nessuno e quindi allora è qua che si imposta il progetto di vita del ragazzino; se si ritiene che: questo percorso possa essere per esempio, per un mese, svolto nelle modalità di una fascia di livello che serve a certi scopi e poi ritornare nell’impostazione della classe normale e impostato da tutta la comunità che si occupa del caso, mi pare una cosa normale, ma se è una scelta fatta solo dal capo di istituto o peggio ancora dal consiglio di classe senza l’assenso o il parere degli operatori sociosanitari e della famiglia, questo mi pare scorretto. Questa è una cosa molto importante da aver presente perché? Torno a dire: i problemi che avremmo con l’autonomia scolastica saranno proprio di questo tipo; il Ministero non potrà più fare circolari, almeno circolari di carattere vincolante tranne che non siano mera trascrizione delle norme di legge, ma saranno invece le comunità scolastiche a prendere delle decisioni in tal senso. Quindi: gli insegnanti e le famiglie sono avvertite, debbono far ricorso alla professionalità seria, i primi, al diritto di podestà familiare, i genitori per evitare scontri tra le diverse componenti su questo caso, ma per realizzare quello di cui si è parlato già ieri mattina con il Prof. ROCHE, realizzare proprio dei rapporti prosociali che garantiscono l’integrazione scolastica da ragazzino. Secondo aspetto che mi sembra importante, l’impostazione del Piano Educativo Individualizzato: voi sapete che nella scuola superiore in particolare possiamo avere due tipi di piano educativo, quello, corrispondente, sia pure con qualche riduzione, ai programmi ministeriali e quello diversificate differenziate rispetto a questi programmi, articolo 16 comma 1, 2 e 3 della legge quadro. Sapete che l’ordinanza applicative di questo articolo, che sono fondamentali, hanno stabilito che: la regola è che i ragazzini in genere svolgano i programmi ministeriali sia pure con delle riduzioni, però, laddove non l’interesse del ragazzino, si scelga l’altra soluzione bisogna avvertire le famiglie, e le stesse debbono eventualmente per iscritto il rifiuto alle impostazioni del Piano Educativo diversificato, per un fatto molto semplice: perché il Piano Educativo diversificato non da il diritto al titolo di studio, da diritto soltanto laddove sia stato svolto positivamente alla ammissione alla classe successiva, state attenti, non è promozione ma ammissione, che significa: è consentita la frequenza per non perdere i contatti con il gruppo classe che sono dei contatti estremamente importanti e ne abbiamo avuto pochi minuti fa una testimonianza palpitante qui davanti. È importante ancora che i capi di istituto, laddove il consiglio di classe abbia verbalizzato la loro scelta del piano diversificato e l’assenso dei genitori dello stesso, sulle pagelle annotino che la valutazione, che può anche arrivare a 10, sia relativa non ai programmi ministeriali ma al Piano Educativo personalizzato. Adesso con le nuove norme sugli esami di maturità noi abbiamo alcuni aspetti che a mio giudizio sono positivi nella logica dell’integrazione, e stranamente si pongono in conflitto con due norme invece che riguardano gli esami di licenza media e gli esami di qualifica o di il maestro d’arte. Voi sapete che le legge 425 dell’97 e il regolamento applicativo non gli esami di stato, il DPR 323 dell’98 e la recentissima ordinanza ministeriale la numero 38 del 99, hanno stabilito che: gli alunno in situazione di handicap come tutti i compagni, se valutati, hanno diritto di essere ammessi agli esami, non esiste più la non ammissione, hanno diritto ad essere ammessi secondo il progetto educativo che hanno realizzato, quindi se è quello diversificato hanno diritto ad essere ammessi solo sulla base del percorso educativo diversificato. In questa seconda ipotesi ovviamente sosterranno gli esami secondo le modalità con cui hanno svolto le prove durante l’anno scolastico e al termine loro riceveranno solo uno dei due documenti previsti dai nuovi esami, cioè, l’attestato relativo ai crediti formativi realizzati, non riceveranno invece il diploma di maturità che non si chiama più diploma di maturità ma si chiama attestato conclusivo degli esami o del ciclo degli studi. Ormai non si parla più di esame di maturità terminologia che sembrava piuttosto fumosa e di difficile oggettivazione, mentre ormai avete visto, la valutazione verrà fatta in centesimi in cui c’è un equilibrio abbastanza interessante tra quelli che sono i poteri del consiglio di classe, nel giudizio di ammissione che si chiama adesso credito scolastico, e il ministeri che invece manda le due prove scritte, tutta la commissione di esami, compresi gli membri esterni ormai le commissioni sono fatte al 50% , tre persone membri interni, tre esterni più il presidente, la commissione nel suo complesso che determina: la terza prova scritta, altra novità e il colloquio finale, inter o meglio ancora pluridisciplinari. Se gli alunni in situazione di handicap ha seguito il percorso differenziato farà: la terza prova scritta, oltre che le due prime prove, il colloquio sulla base di questo percorso differenziato. Io ho telefonato proprio la settimana scorsa al Dott. Panetta che è alla direzione professionale che cura tutta la normativa degli esami di stato, e gli ho detto: guardate che dovete anche pretendere, e se necessario fate anche una circolare, nei tabelloni del fine esame compaiano anche i voti dell’alunno in situazione di handicap anche se non è promosso, perché, perché la normativa impone che gli alunni che hanno svolto gli esami debbono avere i loro risultati pubblicati, è estremamente antipatico trovare le caselle vuote per gli alunni in situazione di handicap che non conseguono un titolo di studio, mentre si metterà l’annotazione in fondo al tabellone, come al solito la valutazione è relativa al PEI e non ai programmi Ministeriali. Questo è molto importante che lo si tenga presente perché le famiglie, siccome in questi giorni ho sentito spesso lamentare le famiglie dicendo, che non c’è informazione nei loro confronti, mi sono permesso di fornire loro queste informazioni che mi sembrano estremamente interessanti. Comunque tengano presente che: il Ministero ha emanato, più che emanato perché non è un atto giuridico in senso tecnico ma ha diffuso all’inizio dell’anno scolastico a tutti i presidi una cassetta con un pacchetto multimediale composto da due video cassette, che riguardano un po’ le novità sugli esami, da un Cd ROM che contiene tutta la normativa riguardante gli esami e da un libretto che è intitolato “Linea e Guida per i nuovi esami di Stato”, in questo libretto che è di circa 150 pagine c’è una scheda che io lascerò qui alla associazione, la scheda numero tre che va da pagina 50 a pagina 57, che riguarda espressamente le modalità di svolgimento degli esami per gli alunni in situazione di handicap; si parla di quelli che hanno problemi di carattere sensoriale, di quelli che hanno problemi di carattere motorio, di quelli che hanno problemi di carattere intellettivo. Per tutti ci sono delle regole a cui ci si può riferire, quindi questo è bene che l’abbiano anche i genitori perché così sono più partecipi di quello che sarà il mondo della scuola. Altra cosa: tenete presente che ormai tutte le scuole dovranno attrezzarsi per rispettare la legge sulla privacy, la 675/96, ovviamente anche le organizzazioni di volontariato che spesso collaborano con la scuola, a fatto bene il Prof. Janes che diceva che il volontariato di solito nella scuola stranamente è un po’ escluso; debbo dirvi che però: dalla fine del 97 dei passi avanti sono stati fatti, c’è una direttiva dell’ufficio studi la 766 dell’97 che assegna i fondi alle scuole sulle problematiche dell’handicap che fa riferimento esplicito a percorsi scolastici ed extrascolastici in convenzione con organizzazioni di volontariato del terzo sistema. Ma la nuova normativa sugli esami di maturità ha introdotto una cosa estremamente interessante, ha previsto che: il credito scolastico, quello che una volta era chiamato il voto di ammissione, che esso rappresenta al massimo un quinto di tutti i voti che posso essere dati all’alunno, cioè, 20 punti, deve riguardare, per una parte è vincolato, cioè, nel senso che si fa la media dei voti che io ho avuto nel terzultimo anno, nel penultimo anno e nell’ultimo anno, per la media di ognuno di questi anni c’è un punteggio il quale però oscilla tra un minimo ed un massimo, per stabilire se deve essere il massimo si tiene conto per esempio: dell’attività di partecipazione a scuola, dalla frequenza, dall’attenzione, dalla stimolazione di critiche etc., e c’è anche un altro aspetto interessante la partecipazione ad attività di volontariato esterne alla scuola. Quindi Janes anche in questo senso, il Ministero ha esaudito le richieste che venivano dal mondo del volontariato per garantire, e queste fanno parte dei cosiddetti crediti formativi, per esempio: attività lavorative, possono essere valutate in questo senso qua. Per tutte queste organizzazioni che vengono a contatto con alunni in situazione di handicap, voi sapete che i dati personali degli alunni in situazione di handicap, sono dati che la legge definisce sensibili, e addirittura, quando si tratta di malattie genetiche sono dati particolarmente sensibili. Ora non è richiesta una autorizzazione alle famiglie, cioè, la legge per tutti quando c’è trattamento dei dati chiede il consenso delle famiglie; la normativa trattandosi di un ente pubblico non richiede il consenso però impone l’obbligo di informare le famiglie che quei dati verranno utilizzati per garantire il diritto all’integrazione scolastica dell’alunno, per esempio: potranno essere comunicati al provveditore, potranno essere diffusi mediante affissione all’albo con i risultati degli esami, quindi questo è bene che le famiglie lo sappiano, io in ogni caso lascio alla associazione questo volumetto che ho curato per conto della fondazione italiana sul volontariato su come si attua la legge sulla privacy da parte delle organizzazioni d volontariato; è fatto in modo molto semplice, non è un discorso tecnico giuridico. Andando ancora avanti sugli aspetti invece specifici dell’autonomia, su questo torno a dire: è importante che nella nuova normativa i consigli di classe assumano una maggiore collegialità; dobbiamo smetterla con la delega al solo insegnante di sostegno, però far questo il Ministero prima di dire che l’insegnante di sostegno è una risorsa della classe e addirittura di tutta la comunità scolastica, deve realizzare un serio piano di aggiornamento nazionale, sia pure scadenzato in alcuni anni, per tutti i consigli di classe dove sono presenti alunni in situazione di handicap e per tutti i capi di istituto. I capi di istituto sono l’asse portante della nuova scuola autonoma e giustamente come è stato denunciato, i loro programmi di management, non prevedono obbligatoriamente nulla che riguardi l’integrazione scolastica, io sono anche vice presidente nazionale della federazione italiana per il superamento dell’handicap, a quel titolo la nostra federazione e alcune associazioni anche non aderenti alla federazione, abbiamo rivolto un invito formale ai sindacati dei presidi e ai sindacati scuola delle federazioni, perché stimolino i loro capi di istituto iscritti a richiedere durante quei corsi questo ambito disciplinare, la CISL ha già risposto positivamente, mi auguro che lo stesso facciano anche lo SNAS e gli altri sindacati confederali. Se per esempio voi in loco con l’associazione poteste fare una stessa richiesta alle organizzazioni sindacali a livello regionale, io credo che è un modo per cominciare a far capire che certe cose non si fanno solo perché c’è una circolare che viene imposta dall’alto, ma le si fanno anche quando c’è una base che informata su certi problemi esprime delle richieste e dei desideri, quindi io invito sinceramente l’associazione a prendere questa iniziativa. Ancora: dobbiamo smetterla di portare il ragazzino fuori dalla classe, ameno che non vi sia un Piano Educativo Individualizzato che per qualche giorno alla settimana o per qualche ora al giorno preveda questa modalità inquadrata in tutto il progetto globale di vita dell’alunno in situazione di handicap. Non è pensabile che l’insegnante di sostegno debba fare la protesi del ragazzino, di confesso, qua deve essere molto schietto con l’associazione, molte famiglie continuano ancora a concepire gli insegnante specializzato come protesi, le litigate a cui ho assistito di genitori ai quali è stata ridotta un ora di sostegno per il loro ragazzino perché è stata data ad un altro, o è stato utilizzato un insegnante in altri modi, considerando questa una lesione dei diritti del ragazzino; torno a dire, tutto sta dall’impostazione del Piano Educativo Individualizzato, se questa è tale per cui anche un ora tolta al ragazzino direttamente giova a far crescere il rapporto relazionale con i compagni il rapporto comunicativo con tutti gli altri insegnanti, ben venga quest’ora di riduzione. Per esempio: alcuni genitori si lamentano che spesso gli insegnanti specializzati vengono utilizzati in supplenze, qua bisogna distinguere se la supplenza è svolta nella stessa classe, ma io direi che non c’è niente di più interessante che facilitare in una piena posizione di parità dell’insegnante specializzato insieme con i colleghi, se la supplenza è svolta in un’altra classe, quando l’alunno rimane nella sua classe di origine, questo mi lascerà delle perplessità, ma se per caso quel giorno l’alunno in situazione di handicap è assente, ma per me è normalissimo che l’insegnante specializzato possa essere utilizzato in un’altra classe per supplenze, perché egli è veramente una risorsa della comunità scolastica, ed è una risorsa tutto tondo non per nulla abbiamo voluto con una insistenza durissima, ricordo che io quando ero all’ufficio studio abbiamo avuto una litigata con tutte le direzioni generali delle scuole superiori, quando abbiamo cercato di fare introdurre, e ci siamo riusciti, la norma per cui l’insegnante specializzato valuta tutti i compagni di classe, c’è poco da fare, se valuta tutti i compagni di classe è perfettamente alla pari di tutti i colleghi ma per essere alla pari di tutti i colleghi deve conoscere i compagni di classe e quindi non può andarsene fuori con il ragazzino, o non può andarsene perennemente fuori con il ragazzino, ma deve invece stare li per rendersi conto quali sono i rapporti relazionali. Vi confesso, su questo punto io insisto molto perché, perché io sono un esempio vivente di quello che significa lo scambio relazionale tra compagni e alunno handicappato, io ho studiato negli anni 50 quando non c’era nessuna norma sulla integrazione scolastica, bene io debbo ai miei compagni se sono riuscito ad arrivare all’università, ho studiato sempre con i compagni, ho l’orgoglio di non aver fatto spendere mai neppure una lira ai miei genitori per pagarmi un ripetitore, ho fatto sempre tutto sono i compagni e questo mi ha aiutato a crescere perché ci ho litigato, ho gioito, è stato un apporto molto importante e molto forte e debbo tutto anche a i miei insegnanti che non erano specializzati che però si organizzavano in modo tale da garantirmi il diritto allo studio. Mi avvio alla conclusione: ieri Mario Tortello ci invitava a pensarmi adulto, diceva lui, cioè, noi non dobbiamo pensare che l’integrazione scolastica sia il tutto per l’alunno in situazione di handicap, l’autonomia scolastica ci impone di pensarlo in funzione della sua crescita nella società, ecco perché negli ultimi anni stiamo realizzando dei percorsi integrati tra istruzione e formazione professionale nelle scuole superiori, a questo ci porta molto per esempio anche la recente legge Treu la 196 del 96 e un decreto applicativo, ancora a questo ci porta anche la successione dopo la scuola che la formazione professionale l’inserimento lavorativo laddove è possibile, pensate alla nuova legge che è stata approvata una settimana fa sul nuovo collocamento obbligatorio a lavoro che non è più quello vecchio basato solo sulle percentuali di invalidità, ma è quello mirato a potenziare le capacità e quindi trovare delle possibilità di lavoro che potenzino le capacità dell’alunno in situazione di handicap; le famiglie devono essere edotte di questo, e quindi non stare solo a litigare con la scuola perché riduce un ora di sostegno, ma debbono cominciare a litigare con i Sindaci con i presidenti delle Provincie con i presidenti delle Regioni perché si attivino dei percorsi integrati di istruzione e formazione professionale e dei percorsi di formazione ed inserimento lavorativo, con borse lavoro , tirocini di lavoro etc., io credo che il vostro presidente regionale che ho sentito parlare ieri, sia molto sensibile a questi problemi potreste cercare di impostare come associazione un dialogo, tanto più che guardate che i fondi per queste cose ci sono e sono tanti, solo per la scuola io ho lasciato in segreteria questi due fogli di fax che vi indicano il primo: tutte le norme, sono 10 leggi e tre regolamenti che riguardano i finanziamenti per l’integrazione scolastica e in questi riquadri ci sono: i finanziamenti a seconda che si tratti di sperimentazione, di acquisto di materiale e tecnologico, di aggiornamento degli insegnanti e di funzionamento dei gruppi di lavoro interistituzionali provinciali, che sono una risorsa fondamentale per le famiglie, dal momento che le famiglie hanno tre posti su nove in questo organismo provinciale che è fondamentale per l ‘attività di integrazione scolastica ed extrascolastica, non dimenticate come famiglie che il discorso va proiettato anche oltre la vita lavorativa, ecco perché noi come federazione, e ho dato all’associazione anche degli elementi informativi, ci stiamo battendo per il cosiddetto dopo di noi, cioè, garantire che le persone in situazione di handicap quando i genitori non ci saranno più possano continuare a vivere nell’ambiente in cui hanno vissuto e con la stessa qualità di vita che hanno realizzato. Io ho lasciato un depliant su una proposta di legge di iniziativa popolare, che stiamo promovendo in tutta Italia, per garantire la cosiddetta reversibilità delle pensioni ai superstiti che attualmente avviene in misura ridotta e noi vogliamo che per le persone handicappate sia al 100% della pensione; è un convegno che organizziamo giovedì prossimo con dei parlamentari su tre argomenti fondamentali, che sono oggetto di proposte di legge. L’amministratore di sostegno che cercherà di ridurre al minimo il ricorso alla interdizione, istituto ormai superato psicologicamente e comunque che ha acquisito ormai una caratterizzazione infamante o stigmatizzante nei confronti delle famiglie. L’accordo di affido familiare con il quale i genitori concordano con una famiglia o con una associazione di volontariato come il figliolo vivrà dopo la loro morte, è il TRUST, che è un istituto di nuova origine su come regolare i rapporti di sostegno economico alla persona in situazione di handicap. Come organizzazioni di volontariato, come FIVOL, di cui voi in cartella avete, posso dirvi che noi siamo a disposizione gratuita per sostenere le consulenze sulle problematiche non solo dell’integrazione scolastica, ma anche (fine cassetta)
(inizio cassetta) Moderatore: Nedo Pozzi: abbiamo visto che è arrivato in sala il Provveditore se vuol fare un saluto.
Provveditore: io ringrazio Marco Espa di avermi dato questa opportunità, veramente gradita, non solo di porgere il cordiale benvenuto a tutti quanti gli organizzatori, perché effettivamente una occasione particolare, una tappa di quel processo di crescita che anche l’ufficio scolastico provinciale sta perseguendo. Per me è stato anche gratificante l’avere collaborato con l’associazione ABC alla gestione del corso di aggiornamento convegno regionale, non solo per la rilevanza scientifica e sociale dell’iniziativa, sia per la presenza indiscussa si professionalità e valenza, ma permettetemi un particolare ringraziamento al presidente Marco Espa al coordinatore generale Dott.ssa Polo soprattutto perché sono state le anime pulsanti di questa manifestazione e così l’uditorio e la massiccia partecipazione effettivamente da un ulteriore riconoscimento della valenza e del significato di questa manifestazione. Ora voi sapete perfettamente che tutta la scuola italiana sta subendo tra virgolette un processo di rinnovamento ed è sottoposta a tutta una serie di tensioni innovatrici ed riformatrici che da un lato stentano a ricomporsi in un quadro quasi sistemico attraverso la ricostruzione di un tessuto normativo. Io avevo preparato un discreto contributo se mi permettete, però dopo l’esposizione così illuminante del Prof. Nocera e di Claudio Imprudente, mi sento veramente, e penso che l’uditorio non solo sia stato particolarmente colpito dalla particolare simpatia di Imprudente, ma soprattutto questo è un ulteriore ringraziamento a Marco Espa perché con il contributo illuminante del modello di Imprudente che ci ah voluto dare un ulteriore insegnamento che, l’handicap è effettivamente una risorsa nell’integrazione, nella progettazione; quindi mi sento io personalmente, ma penso che non sia solo un auspicio, ma un ulteriore ringraziamento di tutti gli operatori di questa sala che penso la stragrande maggioranza sia operatori scolastici, quindi quel segnale che ha voluto darci Imprudente io lo vorrei seguire nell’ambito e continuare in questa strada: utilizzare la risorsa dell’handicap proprio nell’ambito dell’integrazione del sistema scolastico veramente integrato, non per una particolare sensibilità del provveditore agli studi, ma proprio ultimamente abbiamo costituito un gruppo di lavoro per utilizzare la risorsa handicap, utilizzando professori di educazione fisica, quindi esperti di attività motoria adattata, come si suol dire tecnicamente, per affrontare insieme percorsi formativi integrati, con anche l’organizzazione di percorsi di tipo agonistico, diversificati indubbiamente, in qualunque tipo di disciplina, natatoria, organizzazione di una manifestazione di tipo, l’abbiamo soprannominata SolidarSport, dove parteciperanno esclusivamente gli alunni che soffrono queste patologie. Ora permettetemi semplicemente una piccola disgressione: il problema della legge finanziaria del 97, che è stata da un lato un po’ dirompente nell’ambito del sistema normativo dell’integrazione degli alunni disabili, sto parlando anche ai docenti e professori di sostegno: il rapporto precedentemente, la matrice giuridica era, un rapporto uno a quattro, per costituire un posto di sostegno, con la legge finanziaria il famigerato articolo 40 prevede un rapporto uno a 138, perché è cambiata l’individuazione della matrice giuridica dell’individuazione dei posti di sostegno, è il presupposto di utilizzare alcune risorse specializzate come punto di riferimento per l’integrazione. Deve essere considerato l’insegnante di sostegno all’interno della scuola, il consulente tecnico giuridico, lo strumento di integrazione nei confronti della comunità classe; bisogna anche evitare, e anche una questione di un certo tipo di cultura, non si può che l’insegnante di sostegno faccia o eserciti una micro competenza esclusiva nei confronti di alunno, ma deve esercitare una microcompetenza che deve essere estesa come macro competenza nei confronti di tutta la classe, perché l’insegnante di sostegno non viene affidato esclusivamente all’alunno xyz Giambattista etc., ma all’intera comunità classe, e questo è importante. Io ho voluto partecipare e mi scuso se ieri ho fatto semplicemente un salto, ma conto di seguire i lavori di questo incontro di questo seminario di aggiornamento proprio per avere ulteriori contributi di conferma della strategia che intendo proseguire nell’ambito della provincia di Cagliari; ma permettetemi proprio di ringraziare tutti coloro che l’hanno permessa, e quindi un ulteriore plauso all’iniziativa, ma vorrei chiudere, non è un ringraziamento, la scuola io la vorrei paragonare come se fosse una piccola foresta, questa crea ossigeno, l’ossigeno crea la vita e la scuola in provincia di Cagliari è orientata ad adottare questa strategia sinergica in un sistema veramente integrato con tutti coloro che hanno un minimo di responsabilità nel sistema formativo integrato. Grazie
Marco Espa: dovremmo fare uno strappo al programma perché siccome il Prof. Nocera deve partire c’è anche il Provveditore e quindi ci sono come dire, due persone, abbiamo una situazione speciale che volevamo sottoporre, poi anche l’Ispettore del Ministero, riguarda il caso di un docente genitore, perciò volevamo sottoporlo, anche per capire proprio quali possono essere le soluzioni. Chiediamo a Marcella Vascellari se può venire in conferenza plenaria.
Marcella Vascellari: vi ringrazio Marco per avermi dato l’opportunità di esporre il mio problema. Un problema che, io sono la mamma di Cristina è una bambina di nove anni cerebrolesa grave in situazione di handicap grave. Diciamo che il problema è questo: io sono un insegnante di educazione fisica, insegno nella scuola media di Villasimius da 11 anni. Presento regolare domanda di trasferimento dal 92 dall’anno in cui è uscita la legge 104, e ogni anno io regolarmente non vengo trasferita. Da quando io insegno abbiamo una alternanza di provveditori, tutti questi non so in che modo, mi hanno attribuito sui tabulati che ogni anno venivano esposti in provveditorato, una ……precedenze in base all’articolo 33 della legge 104 che nella realtà dei fatti non è mai stata rispettata, cioè , io da che è nata mia figlia ero a Villasimius, oggi mia figlia a nove anni e sono ancora a Villasimius. Non vorrei dilungarmi tanto, vi vorrei leggere questo perché so che dobbiamo rientrare nei tempi, cercherò di leggere piano in modo tale che voi capirete il problema; un problema di burocrazia molto grave, perché esiste una legge che parla di precedenza assoluta, mentre invece poi c’è un contratto collettivo nazionale del lavoro che sminuisce il valore della legge addirittura lo stravolge e non mi da la precedenza che legge prevede. Questa secondo me è una cosa gravissima perché si parla tanto di disabili si parla realmente di integrazione scolastica di diritti allo studio di diritti del disabile in se stesso, cioè di tutelare i diritti di questo benedetto disabile, e poi si costringe una bambina di nove anni ad avere la mamma lontana da casa tantissime ore al giorno, io insegno educazione fisica e tante volte esco alle setto e mezza del mattino e rientro alle sette e mezzo di sera. Tutto questo diciamo, è molto marginale questo discorso che faccio, perché io a questo punto vorrei ringraziare pubblicamente perché se lo merita il Dott. Porrà che è il provveditore dall’anno scorso ed è l’unica persona nell’alternanza di provveditori che io ho avuto come miei superiori dall’87, che realmente si è interessata al mio caso. Io ho avuto un distacco, diciamo per questo anno e per l’anno prossimo, sistemata vicino a mia figlia, ma la mia titolarità rimane a Villasimius perché neanche il provveditore è riuscito a sanare questa situazione nonostante abbia inviato al Ministero, e ho qui la copia che ieri ho dato al Dott. Nocera il quale mi ha garantito che la cosa andrà avanti, quindi il provveditore ha mandato al Ministero una segnalazione di queste incongruenze della legge, cioè una legge che parla di precedenza mentre l’ordinanza le stravolge; Dott. Perra non ha avuto risposta, io non ho avuto risposta di conseguenza, mi auguro che questo convegno possa servire a realmente questo problema che ripeto è un problema probabilmente di una Cristina Vascellari, ma se è vero che la legge non tutela Cristina Vascellari secondo è una legge che fa buche o per lo meno l’applicazione di questa legge fa buche. Io vi chiedo scusa per avere fatto questa introduzione e mi appresto a leggerla. Siccome mi dicono che devo tagliare corto io vorrei ricordare ai miei colleghi qua presenti, i miei colleghi sovranumerari, che la legge di uno stato che parla di precedenza assoluta e che da queste agevolazioni ad un genitore di un bambino disabile, non deve essere vista come un qualcosa che toglie i diritti, io non tolgo dei diritti a nessuno e tra le altre cose sono titolare di una cattedra, che è quella di Villasimius che andrebbe a diventare titolarità di un altro collega sovranumerario che ha avuto la fortuna di non trovarsi nel disagio in cui mi trovo io. Per cui ripeto qualsiasi cosa succeda, e state sicuri che qualcosa succederà perché stiamo smuovendo il mondo e ho anche dalla mia parte il provveditore, quindi ritengo di avvisare i colleghi, che non porto via il posto a nessuno, se veramente siamo stati sensibili a sentire Claudio etc, io mi sono un po’ rispecchiata in questa situazione perché io sono una di quelle mamme che parla alla figlia nonostante non riceva risposta, però sono convinta che mia figlia mi sente. Per cui ritengo di avere il diritto di stare vicina a mia figlia.
Marco Espa: quello che noi vogliamo chiedere, se veramente si può approfondire stasera, qua ci vuole una grossa spinta, ci vogliono i sindacati di mezzo per poter capire l’assurdità di una contraddizione quando un genitore anche insegnante che praticamente risulta essere svantaggiato due volte nonostante sia titolare, perciò chiediamo al provveditore ed anche ad un consulente legale di prendere questa situazione, perché è una situazione più grossa di quanto non sembri, una soluzione si troverà. Il Prof. Nocera
Prof. Nocera: volevo rapidamente dire questo: purtroppo queste applicazioni con i contratti sono conseguenza di una estrema genericità dell’articolo 33. Questo articolo era partito per garantire veramente solo ai genitori i permessi retribuiti per i loro figlioli, addirittura siamo arrivati che l’ultimo comma della legge prevede che anche una persona affidataria con una dichiarazione della cui veridicità si può talora si può dubitare, ha lo stesso diritto e quindi i sindacati si sono un po’ cautelati per dire cerchiamo di restringere. Questa è la ragione di sfondo diciamo, sul caso preciso io andrò a Roma e riprenderò la nota che il Provveditore ha mandato e cercherò di capire perché non le hanno risposto o come intendono risponderle. Ma in conclusione vorrei dire una cosa, dopo aver sentito Claudio e aver assistito alle testimonianze di tenacia, veramente di gioia di vivere, dei genitori che si impegnano sino allo spasmo, perché i loro figlioli possono avere la gioia di vivere, consentitemi da cattolico da credente di rivolgere un …….. a quanti di voi sono cattolici hanno contatti con parroci con i catechisti etc., : bisogna superare la vecchia pastorale che riguarda gli handicappati nelle chiese abbiamo ancora una pastorale vecchia, basata solo sul valore salvifico della sofferenza, beato tu che soffri per così poi goderai in Paradiso etc, mentre dobbiamo veramente rinnovare questa pastorale andando alle radici del cristianesimo che è la risurrezione di Gesù, cercare di reinterpretare il valore salvifico della sofferenza e della croce attraverso il valore salvifico della resurrezione e dell’annuncio gioioso di questa resurrezione che si traduce in generosità, in solidarietà, in condivisione in lotta per la migliore qualità della vita su questa terra a partire da questa terra per tutti. Questa è una richiesta che vi rivolgo sinceramente, seconda cosa poi volevo chiedere ai presenti se vorranno, di andare a firmare presso il loro comune, quella proposta di legge sulla reversibilità delle pensioni e dei genitori a favore dei figlioli handicappati in situazione di gravità; terzo, una comunicazione di servizio se vi può essere utile: ci sono due siti Internet che vi possono essere utili per la normativa per la legislazione, uno è il sito Internet sulla normativa in generale, su tutta la normativa riguardante l’handicap che viene aggiornato quotidianamente e tenuto dall’associazione e dall’Unione Italiana per la lotta alla distrofia muscolare di Padova UILDN, io qua non ho il numero del…..; secondo invece: su tutta la normativa scolastica c’è un sito Internet curato dalla rivista la Tecnica della Scuola di Catania, che dovrebbe essere indicato qui; terzo: io curo delle schede sull’integrazione scolastica, quindi sintesi di normativa, sul sito Internet dell’associazione italiana persone Down di Roma che ha questa sigla: “www.aipd.it” credo che vi possano esservi degli strumenti utili per continuare la vostra lotta e la vostra partecipazione a questa lotta per una migliore qualità della vita delle persone disabili. Vi ringrazio e saluto affettuosamente Claudio e ringrazio l’associazione.
Marco Espa: noi cureremo adesso, visto che le penne sono fuori, tutte queste informazioni le cureremo nel sito Internet dell’associazione che troverete comunque nei materiali che sono stati mandati da qualche parte quindi il sito che si chiama “http………..comunque si trova in tutti i documenti che abbiamo prodotto, mentre la posta elettronica è assabc@tin.it, qualcuno la chiesto per rimanere in collegamento con il Prof. Roche, quindi se per caso i docenti che sono forniti di posta elettronica vogliano mandare facciamo una lista e mandiamo informazioni aggiornate e veloci. Comunque sui nostri materiali trovate gli indirizzi. Grazie Professore, il programma purtroppo è un po’ saltato in realtà abbiamo ancora una mezzora di programma. Andiamo avanti con il programma.
Moderatore: Nedo Pozzi: possiamo concludere con una esperienza che bella da sentire. Allora chiamiamo Gabriella Serra di ABC Sardegna ed Elisabetta Loi se sono in sala, non si presentano, allora Marisa Biondi che è docente di metodologia nei corsi ministeriali di specializzazione ed è presidente del Cisto.
Marisa Biondi: buongiorno e ben ritrovati. Oggi sono qui per parlare di un caso di integrazione che ho seguito anche personalmente come docente di sostegno, di questo ragazzino che si chiama Roberto che oggi ha 21 anni e frequenta il terzo anno dell’istituto professionale per l’industria e l’artigianato. È un bel ragazzo dalla costituzione forte un po’ timido ma socievole con un deficit di sviluppo sul piano cognitivo di grado medio grave, riferito alla sindrome di “ Martin Bel”. Quando lo conobbi nel lontano anno scolastico 1993-94, frequentava la seconda classe della scuola media. Apparve subito come un ragazzo disponibile si alla relazione ma piuttosto ritroso, che tendeva a sfuggire ai compagni e gli adulti mascherando il proprio disagio dietro poche espressioni ripetitive stereotipate, di tipo gergale e atteggiamenti di sufficienza claunesca. A livello di apprendimento si trovava ancora allo stadio di conoscenza incerta e molto parziale delle lettere dell’alfabeto che si scriveva in stampatello maiuscolo. Il suo bagaglio di capacità logiche si presentava assolutamente inadeguato e carente anche nella logica spazio temporale; aveva difficoltà nell’ordinare in successione tre sequenze figurate, a riprodurre semplici strutture ritmiche sia con dimostrazioni pratico motorie che con rappresentazioni grafiche da copiare. Tuttavia appariva molto seguito dalla famiglia, era corretto sempre pulito e ordinato, rispettoso delle persone e delle cose. La stretta collaborazione che si instaurò subito soprattutto con la mamma, poi anche con alcuni docenti il consiglio di classe, permise di scegliere insieme gli obiettivi prioritari raggiungibili su cui insistere relativamente ai vari versanti: integrazione, la percezione di se e l’autostima, la comunicazione e l’apprendimento e quindi l’autonomia. Si cercò per tanto di sviluppare il suo coinvolgimento nel gruppo classe attraverso attività di tipo meta cognitivo, che rafforzassero la motivazione scolastica sua e dei compagni, attraverso la riflessione sui propri comportamenti, sugli obiettivi da perseguire, gli anticipazioni, le prestazioni e la qualità delle stesse, sulla consapevolezza di ciò che si faceva e la possibilità di successo utilizzando proprio quei comportamenti. Aumentava il confronto con i compagni; furono perciò potenziate attività di discussione su queste regole di comportamento e di relazione e venne utilizzata la tecnica del Br……. che probabilmente tutti conoscete per dare spazio a tutti di esprimersi in rispetto dei propri tempi e delle proprie idee, quindi si incominciò a lavorare in gruppo. Nel contempo si cercò di valorizzare la disponibilità in funzione dei compagni e degli insegnanti mediante l’attribuzione in situazioni gratificanti di compiti e ruoli funzionali ad uno scopo, sempre con un attento ed equilibrato apprezzamento del progresso. Furono quindi programmate uscite sistematiche sul territorio per attività di tipo naturalistico che coinvolgessero a turno gruppi di ragazzi della sua classe ma anche di altre classi; questa fu una metodologia che noi utilizzammo proprio insieme al gruppo di lavoro della scuola, per sviluppare l’attenzione, l’osservazione, la partecipazione, il grado di autonomia. Abbiamo potuto raccogliere un po’ di diapositive che sono la trasposizione di alcune vecchie fotografie che sul momento avevamo fatto non certo per una necessità o una voglia intenzione di documentare per il futuro ma per il momento, quindi possiamo vedere alcune diapositive che rispecchiano proprio queste attività di uscita sul territorio per la ricerca naturalistica; noi vediamo qui alcuni gruppi di compagni che fanno l’osservazione sul territorio che era stata programmata proprio per gruppi; qui si vede il pulmino che sistematicamente noi prendevamo dal comune e con il quale noi uscivamo a fare queste escursioni sul territorio e portare avanti le attività, ripeto, non solo con i ragazzini in situazione di handicap ma ogni ragazzino in situazione di handicap si portava a turno con se un gruppetto di compagni che ruotava nel tempo, cioè non era sempre lo stesso. Questo è il momento di raccolta dove, iniziale o finale non ricordo, dove si stanno dando le indicazioni per il lavoro che dovrà essere condotto sul territorio. Dopo questo tipo di attività già nel corso dell’anno ma più ancora nell’anno successivo Roberto dimostrò un migliore atteggiamento nei confronti dell’apprendimento in generale, oltre ad un percettibile progresso nelle abilità di base. La stessa certificazione medica specialistica, rivelò: migliorato l’asse di sviluppo sul versante affettivo relazionale, le stereotipie e le abezarie verbali e mimiche, utilizzate un tempo esclusivamente come difesa nella relazione con l’altro, oggi vengono espresse per lo più per divertire ed interessare l’altro. Quindi, questo indicava una certa consapevolezza e controllo dei propri comportamenti. Preferiva comunque ancora evitare situazioni in cui non si sentiva protetto o dai compagni o dagli adulti. Per questo e per sviluppare il piacere di giocare con i numeri, di leggere e di scrivere ma con il chiaro convincimento dell’utilità funzionale di tali apprendimenti, oltre a potenziare l’asse relazionale dell’autonomia sociale, si avviò sempre con i colleghi del gruppo H della scuola, quindi tutta la comunità scolastica era investita, un laboratorio di compre vendita sul progetto che facemmo e ben autorizzato e finanziato dal Provveditore agli Studi di Sassari. Si prevedeva la partecipazione di tutti i ragazzini con difficoltà e collaborazione con gruppi di compagni in unifase, cioè l’allestimento stesso del laboratorio con il montaggio degli scaffali per accogliere i prodotti di facile consumo e mangerecci, l’acquisto degli stessi prodotti presso il supermercato, uscivamo anche per fare questi acquisti periodicamente, una volta alla settimana c’era l’uscita per gli acquisti sempre in piccoli gruppi; oppure la cottura nel forno della scuola di torte e pizze preparate seguendo le ricette scritte o imitando semplicemente le insegnanti che mostravano come fare. C’era anche il momento della registrazione dei prezzi sui cartellini esposti sui prodotti e la vera e propria “vendita” degli stessi ai compagni della scuola che si prenotavano durante l’intervallo. Venivano quindi rilasciati dei cartellini che sarebbero stati degli scontrini che venivano battuti sulla calcolatrice a mano. Di questo laboratorio potete vedere le scaffalature che raccoglievano i prodotti che noi mettevamo in “vendita” e poi un momento di festa proprio subito dopo si era organizzato un pranzo in questo laboratorio di compravendita, con tutti coloro che avevano collaborato, con i prodotti che avevamo preparato con i ragazzini. Tutta questa attività veniva portata avanti con turni programmati, come dicevo prima, sia riguardo ai tempi che riguardo ai gruppi di compagni che di volta in volta aiutavano ai più deboli. L’esperienza di tale laboratorio si rivelò molto positiva, non solo per Roberto, ma anche per tutti gli altri ragazzi della scuola. In particolare Roberto riuscì a sbloccare, in parte, le sue inibizioni relazionali ridusse le sue espressioni infantili acquisendo la consapevolezza della sua crescita. Incominciò a muoversi con disinvoltura negli ambienti scolastici e ad impegnarsi volentieri in prestazioni di tipo pratico: fare il caffè, prendere le prenotazioni dei professori e poi portarlo nelle varie classi, maneggiare il denaro sempre accompagnato da alcuni compagni anche non appartenenti alla sua classe. Iniziò ad affrontare la lettura più funzionale di etichette e prezzi e utilizzare monete e banconote per fare semplicemente delle classificazioni. Certo, avendo tempi e ritmi di apprendimento molto lunghi questa attività era solo l’avvio di un percorso che si rivelava vincente per la crescita della motivazione ad affrontare alcune consegne di tipo non solo relazionale ma anche cognitivo, soprattutto là dove c’era la convinzione che fossero utili per l’andamento del laboratorio. Si stava dunque avviando verso una faticosa autonomia nella letto scrittura, riuscendo se seguito a distanza ad auto dettarsi pensieri relativi alla sua esperienza personale più vicina e dimostrando un accentuato interesse per l’area del calcolo che è sempre stata la sua sfera più problematica. Si decise pertanto, di comune accordo con la famiglia e con qualche forzatura da parte di taluni colleghi che pensavano fosse più giusto mandarlo alla Scuola Superiore subito, di fargli ripetere la classe terza al fini di rinforzare le abilità acquisite e potenziare il suo percorso verso l’autonomia. La scelta si rivelò vincente per la crescita di Roberto. La classe in cui inserirlo fu individuata con molta attenzione (anche questo è un punto su cui vorrei si facesse un po’ di attenzione perché è importante preparare l’inserimento in una classe nuova). Inizialmente non ci furono pochi problemi da parte di alcuni docenti che avrebbero dovuto accogliere nelle proprie classi il ragazzino, però fu subito a suo agio egli non si accorse di nulla e con i compagni che tra l’altro già conosceva perché alcuni di essi avevano anche collaborato nelle attività di laboratorio. Grazie alla capacità di accettazione dei ragazzi e alla collaborazione effettiva di quasi tutto il consiglio di classe che poi invece in seguito aveva accolto con molto favore il nuovo inserimento, si poté preparare anche un buon passaggio alla scuola superiore. Valutammo qui insieme alla mamma e a Roberto stesso l’istituto in cui avrebbe potuto stare bene e individuatolo appunto nell’istituto professionale per l’industria l’artigianato incominciammo a programma una strategia di continuità. Personalmente mi recai accompagnato dalla mamma dal direttore dell’istituto che già alcuni mesi prima come associazione avevamo contattato insieme a tutti gli altri presidi degli istituti superiori per aprire un confronto, una sensibilizzazione nei riguardi dell’accettazione dei ragazzi in situazione di handicap uscenti dalla scuola media, al fine di evitare ciò che si stava già verificando sul territorio, cioè, che l’unico istituto agrario diventasse il raccoglitore ghetto degli stessi. Il direttore si dimostrò disponibile presentandomi il gruppo dei docenti che l’anno successivo presumibilmente avrebbe accolto nella loro classe Roberto e accetto di buon grado la proposta e cioè: dopo aver presentato la difficoltà che entrava, ci mettemmo d’accordo sul fatto che dal mese di febbraio una volta alla settimana ci saremmo presentati Roberto, la sottoscritta come sua insegnante di sostegno e qualche altro compagno che ugualmente che l’anno successivo avrebbe frequentato l’istituto, a seguire alcune ore di lezione presso una classe prima. Così facemmo; tutte le settimane ormai Roberto chiedeva di andare nelle scuola nuova e seguiva con attenzione le lezioni di elettronica, di laboratorio, di italiano facendo molta attenzione alle spiegazioni, tanto che a detta degli stessi suoi attuali professori ancora oggi le cose che riguarda di più sono quelle che imparò in quelle ore. Tornati alla scuola media raccontava poi ai suoi compagni rimasti in classe le cose che aveva imparato o trascritto sul quaderno. In questo modo il passaggio dalla scuola media alla scuola superiore fu senza altro dolce e indolore, per diversi ed importanti motivi: la sicurezza della presenza del suo insegnante di sostegno come riferimento, ciò che nonostante la legge lo preveda c’è una circolare ministeriale la numero 1 dell’88, è difficilissimo da utilizzare all’inizio del nuovo anno scolastico e solo in casi di eccezionale necessità, poi la graduale frequentazione del nuovo ambiente che permette di iniziare a conoscerlo senza ansie o timori e nello stesso tempo abituare per tempo gli stessi intenti della scuola, alunni, docenti e anche personale, alla presenza e alla conoscenza effettiva e non solo come un nome sulla carta, del ragazzo e delle sue necessità, cosa che può servire realmente sulla base di dati concreti ad apprezzarsi per un inizio di anno senza perdite di tempo inutili. Quando poi Roberto ha cominciato ad frequentare l’istituto professionale, naturalmente i professori erano molto preoccupati, non erano certi di riuscire a trovare una classe adatta a lui, anche perché poi dalla scuola di provenienza non c’era nessuna iscrizione per il suo corso, cioè, l’elettrico e l’elettronico, la scelta quindi rispetto ai compagni fu piuttosto casuale, non altrettanto però per i professori che in parte l’avevano già conosciuto, pertanto qui c’è tutta l’esperienza invece nuova nella nuova situazione professionale che abbastanza interessante, comunque lascerò la relazione all’associazione. È interessante perché, posso dire che grazie all’operato dei docenti che hanno saputo conoscendo per tempo le difficoltà di Roberto e le sue Performance, hanno saputo informare e quindi preparare l’accoglienza anche dei ragazzi e i ragazzi si sono veramente dimostrati quello che diceva il Prof. Janes, cioè, dei veri tutori nei confronti di Roberto. Roberto oggi ha anche raggiunto degli apprendimenti di cui i professori sono contenti. Sono state attuate delle strategie di drammatizzazione per potergli far apprendere, e quindi non solo a lui ma anche ai compagni della classe, varie leggi, la legge di ……, c’è una drammatizzazione che è stata fatta io ho trascritto sulla relazione su come fargli apprendere queste definizioni con il significato reale di quello che significano e quindi anche interpretando la corrente, la tensione, la resistenza, il circuito etc. Per poter terminare mi pare che sia piuttosto emblematico far vedere come si sente infondo Roberto nella nuova scuola ed è rappresentativo un disegno di tutti i suoi compagni che con il lucido, egli ha rappresentato tutti i compagni come se fossero dei santi, cioè, con l’aureola in testa, semplicemente forse uno o due hanno le corna, cioè, sono ragazzi che sono quasi sempre assenti. Sembra abbastanza emblematico il suo rapporto con i suoi compagni di classe è un rapporto basato su questa bontà di relazioni e poi ancora mentre lascio una poesia, mettiamo anche un po’ di poesia se bene io mi renda conto che non è con la poesia che i nostri ragazzi vadano seguiti, i nostri obiettivi sono soprattutto altri, quelli del raggiungimento di una migliore qualità della vita e quindi rimanendo anche con i piedi per terra, mi sembra però che un pizzico di poesia ci stia anche bene; questo l’ha scritto la sua insegnante di italiano e datata per cui non è stata scritta sul momento per questa occasione perché il mio dubbio era anche che venisse interpretata in questo senso, ve la lascio così in visione; c’è un altro pensiero del suo professore che la seguito molto, di attività tecniche che interpretando il pensiero dei suoi compagni e dice: “ in un ragazzo come Roberto vedo la condizione infantile protrarsi nel tempo con i doni ad essa legati. L’infanzia infatti oltre che una stagione della vita è una condizione interiore che può convivere con ogni età. Il suo inserimento nella classe, il bel rapporto con gli insegnanti ma soprattutto con i compagni, lo spiego con la volontà di questi ultimi di ritufarsi in un mondo che li sta abbandonando e che sentono attuale in Roberto. Ci sono tante cose che vengono precluse a chi matura, magari diventando dotto, sapiente, ,ma vengono percepite dai puri, perché sono capaci di incontrare la realtà oltre le apparenze, di andare al di la di ciò che la nasconde e deve essere una bella realtà, perché, il volto di Roberto è sempre sereno e sorridente. Il desiderio inconscio del ritorno, qualche volta ci muove ad entrare in questo mondo, per trovare la chiave di volta dove i nostri io s’incontrano e comunicano con linguaggi inesprimibili per la ragione”
Moderatore: Nedo Pozzi: adesso un saluto del professore Luciano Serra ispettore inviato dal Ministero della Pubblica Istruzione che sta per partire e che ha partecipato finora ai nostri lavori.
Luciano Serra: io vi chiedo soltanto 5 minuti di attenzione sono di parola con le mie comunicazioni perché non amo essere ridondante soprattutto in questa fase in cui siamo arrivati alla fine di due giornate di lavoro molto intense che ci hanno in un certo senso coinvolto emotivamente e anche culturalmente. Io volevo esprimere ( fine cassetta)
(inizio cassetta) un applauso per quello che ci hanno organizzato, per la ottima organizzazione che ha funzionato e lo dimostra il fatto che siamo rimasti qui tutti insieme, ma soprattutto per la qualità dei problemi affrontati, questo è importante. Io di convegni ne frequento tanti, e certe volte, vi confesso, che succede che mi annoio un po’, in questo contesto non mi sono annoiato non sono stato mai a Cagliari non ho visto niente di Cagliari sono rimasto nel Hotel Mediterraneo insieme a voi a sentire i vostri problemi e questo significa che è bello che ha funzionato e siamo stati bene insieme, ed anche lo stile con cui sono state fatte le comunicazioni, efficaci che penso ci hanno toccato in alcuni momenti hanno raggiunto gli stadi profondi del nostro animo, io personalmente mi sono commosso difronte a certe comunicazioni che sono esperienze che lasciano tracce nel nostro inconscio e diventano operative perché quando c’è una traccia profonda la traccia diventa un qualcosa che si traduce in comportamenti ed è questo lo scopo di corsi di formazione tradurre le tracce emotive in comportamenti. Ringrazio le famiglie, un’altra dimensione che ho scoperto veramente bella, le famiglie per la loro offerta di collaborazione alle istituzioni scolastiche che deve essere raccolta e portata avanti in un momento in cui in alcune parti del paese si denunciano tensioni fra istituzioni scolastiche e famiglie che a volta assumono anche dimensioni non troppo civili di convivenza e qui invece abbiamo trovato questa altra cosa invece molto bella delle famiglie che sono disposte a collaborare per portare avanti un progetto educativo che vede scuole e istituzioni scolastiche ed anche enti locali coinvolti nel progetto e questa è una altra dimensione positiva della quale prendo atto e do comunicazione. Ed infine ringrazio i docenti, di una scuola in crisi che comunque funziona secondo me e in cui ancora esistono dimensioni di eccellenza e di qualità malgrado si tenti di dire che la scuola non funziona. Io ci credo nella scuola italiana, non pensiamo che le altre scuole straniere siano meglio di noi anche se ci sono alcuni che vengono a proporre dimensioni di non funzionalità, tutto e da vedere, cioè, ogni problema io dico sempre, ha bisogno di una certa angolazione per essere visto, forse non abbiamo scelto la strada giusta per andare a vedere i docenti o a vedere i loro elementi di non funzionalità, forse i docenti sono persone che anche loro debbono essere curate adeguatamente e noi in questo corso li abbiamo curati, accarezzati, siamo stati con loro insieme abbiamo cercato di dare il massimo, io credo che se ai nostri docenti se gli diamo il massimo danno risposte di qualità e questo che dobbiamo fare andando oltre questa dimensione di questo corso ed infine ringrazio tutti coloro che con i loro problemi ci hanno consentito questo convegno e il motivo per il quale siamo stati qui, e vi assicuro che le questioni segnalate saranno portate all’attenzione degli organi competenti con la dovuta energia, e per concludere un ultima considerazione personale: vi confesso che da questo convegno mi sono arricchito molto. Grazie
Moderatore: Nedo Pozzi: adesso un minuto solo, intanto invitiamo la Dott.ssa Rita Polo a parlare dei workshop del pomeriggio e vi ricordo che il convegno in corso si chiude questa sera in seduta plenaria alle 18.00 in questa sala. Oggi ci sono 4 workshop
Rita Polo: allora. Il workshop D: obiettivi comuni della famiglia e della scuola per l’educazione a cura di Donatella Petretto e dell’ABC Sardegna, presso la sala della Banca CIS; al nautico: Dalla Diagnosi funzionale al Piano Educativo Individualizzato con Carmelo Masala; qui in questa sala Claudio Imprudente: comprensione dell’handicap attraverso i giochi di ruolo; presso la sala del Banco di Sardegna Prof. Dario Janes: il Profilo Dinamico Funzionale come luogo di integrazione fra le professioni. Comunque c’è anche un foglio all’ingresso in cui è riportato tutto questo. Hanno chiesto organizzativamente per chi mangia ai Tre archi dovrebbe entrare da viale Colombo. Ci vediamo comunque alle 18.00
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