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"In quei corpi piagati ho
toccato Gesù Cristo" di MADRE TERESA Repubblica 8.9.1997
Pubblichiamo un brano del libro di Madre Teresa di Calcutta "No
Greater Love" ("Non c'è amore più grande"), inedito in Italia
GESÙ è venuto in questo mondo con uno scopo. Egli è venuto per darci la buona novella
che Dio ci ama, che Dio è amore, che Egli ama te e ama anche me. Come ci ha dimostrato il
Suo amore, Gesù? Dando la Sua vita.
Gesù ci ama con un amore tenero. Ciò è quello che Gesù è venuto ad insegnarci:
l'amore tenero di Dio.
Ti ho chiamato per nome, tu sei mio (Isaia, 43:I NAB).
(...) Ho conosciuto molte debolezze umane, e molte ne conosco ancora. Ma dobbiamo imparare
ad usarle. Dobbiamo lavorare per Cristo con un cuore umile, con l'umiltà di Cristo. Egli
è venuto e ci usa per portare il Suo amore e la Sua compassione nel mondo malgrado la
nostra debolezza e le nostre mancanze.
Una volta ho raccolto un uomo dalla strada. Il suo corpo era pieno di vermi. L'ho portato
nella nostra casa e cosa ha detto? Non ha imprecato, non ha inveito contro qualcuno. Ha
solo detto: "Ho vissuto come un animale nelle strade, ma adesso morirò come un
angelo, amato e curato". Ci vollero tre ore per pulirlo. Alla fine egli aveva
guardato la suora e aveva detto: "Sorella, vado a casa da Dio", ed era morto.
Non ho mai visto su un volto umano un sorriso così radioso come quello che vidi sul viso
di quell'uomo. Egli è andato alla casa di Dio. Vedete cosa può fare l'amore! È
possibile che la giovane suora non se ne rendesse conto, in quel momento, ma aveva toccato
il corpo di Cristo. Gesù lo ha detto: "Ogni volta che farete ciò per l'ultimo dei
miei fratelli, lo avrete fatto per me" (Matteo, 25:40 RSV). Ed è così che voi ed io
rientriamo nei piani di Dio.
(...) Quando vi sentirete soli, quando vi sentirete non amati, quando vi sentirete
ammalati e dimenticati, ricordate che siete sempre preziosi per Lui. Egli vi ama.
Dimostrate questo amore l'uno verso l'altro, perché è ciò che Gesù è venuto ad
insegnarci.
Ricordo una madre di dodici figli, l'ultimo dei quali, una bambina, era terribilmente
mutilata. È impossibile descrivere quella povera creatura. Le offrii di accogliere la
bambina nella nostra casa, dove ci sono molti altri bambini nelle stesse condizioni. La
donna cominciò a piangere. "Per amor di Dio, Madre", disse"non mi dica
così. Questa creatura è il dono più grande che Dio abbia fatto a me ed alla mia
famiglia. Tutto il nostro amore si concentra su di lei. Le nostre vite sarebbero vuote se
ce la portaste via". Il suo era un amore pieno di comprensione e di affetto. Abbiamo
un amore come questo, oggi? Ci rendiamo conto che il nostro bambino, nostro marito, nostra
moglie, nostro padre, nostra madre, le nostre sorelle o i nostri fratelli hanno bisogno di
questa comprensione, del calore delle nostre mani? Non dimenticherò mai un giorno in
Venezuela, quando sono andata a visitare una famiglia che ci aveva regalato un agnellino.
Ero andata per ringraziarli e vidi che avevano un bambino gravemente storpio. Chiesi alla
madre quale fosse il nome del bambino, e lei mi dette una risposta bellissima: "Lo
chiamiamo "Maestro d'amore", perché ci insegna continuamente ad amare. Ogni
cosa che facciamo per lui è mettere in atto il nostro amore per Dio".
(...) Se veramente vogliamo conquistare il mondo, non potremo farlo con le bombe o altre
armi di distruzione. Conquistiamo il mondo con il nostro amore. Tessiamo le nostre vite
con legami di sacrificio e di amore, e riusciremo a conquistare il mondo.
Non è necessario che facciamo grandi cose per mostrare un grande amore per Dio e per il
nostro prossimo. È l'intensità di amore che mettiamo nei nostri gesti che li rende
particolarmente belli agli occhi di Dio.
La pace e la guerra cominciano nella casa di o gnuno di noi. Se vogliamo veramente la pace
per il mondo, cominciamo con l'amarci l'un l'altro nella nostra famiglia. A volte è
faticoso sorriderci l'un l'altro, è difficile per un marito sorridere alla moglie, e alla
moglie sorridere al marito.
Perché un amore sia genuino è necessario che sia soprattutto amore per il nostro
prossimo. Dobbiamo amare chi ci sta vicino, nella nostra stessa famiglia. Da lì l'amore
si diffonde verso chiunque abbia bisogno di noi.
È facile amare chi sta lontano. Non è sempre facile amare chi vive vicino a noi. È più
facile offrire un piatto di riso per sfamare una persona bisognosa, che fornire conforto
alla solitudine ed all'angoscia di qualcuno che non si sente amato nella nostra stessa
casa.
(...) Una volta trovai fra i rifiuti una donna che ardeva per la febbre. Sul punto di
morire, continuava a ripetere: "È stato mio figlio!". La presi in braccio e la
portai nel nostro convento. Lungo la strada continuavo a insistere perché perdonasse il
figlio. È passato un bel po' di tempo prima che la sentissi dire: "Sì, lo
perdono". Lo disse con un sentimento di vero perdono, proprio mentre stava per
morire. La donna non si rendeva conto di star male, di essere in preda alla febbre, in
punto di morte. Ciò che le spezzava il cuore era la mancanza di amore da parte del
figlio.
(...) Se siete scoraggiati, questo è un segno di orgoglio, perché dimostra che avete
confidato troppo nelle vostre capacità. Non vi preoccupate mai delle opinioni della
gente. Siate umili, e non sarete mai disturbati. Il Signore mi ha voluto qui dove sono.
Egli fornirà una soluzione.
Quando curiamo il malato e il bisognoso noi tocchiamo il corpo sofferente di Cristo, e
questo contatto ci renderà eroici, ci farà dimenticare la ripugnanza e le nostre
naturali tendenze. Abbiamo bisogno degli occhi di una profonda fede per vedere Cristo nel
corpo disfatto e nei vestiti sporchi sotto i quali si nasconde il più bello tra i figli
degli uomini. Abbiamo bisogno delle mani del Cristo per toccare questi corpi feriti dal
dolore e dalla sofferenza. Un amore intenso non misura, dà soltanto.
(...) Più il lavoro è disgustoso, tanto più dobbiamo amarlo, poiché rappresenta un
aiuto al Signore, nascosto dietro i cenci del povero. La carità, perché sia fruttuosa,
deve costarci fatica. In realtà sentiamo parlare così tanto della carità che non le
diamo mai tutta l'importanza che ha. Dio mette al primo posto il comandamento di amare il
nostro prossimo. Per essere in grado di amare noi abbiamo bisogno della fede, perché la
fede è amore in azione, e l'amore in azione è servizio. Per essere capaci di amare
abbiamo bisgno di vedere e di toccare. La fede in azione attraverso la preghiera, la fede
in azione attraverso il servizio: sono la stessa cosa, lo stesso amore, la stessa
compassione. Sono passati molti anni, ma non dimenticherò mai una ragazza francese che
venne a Calcutta. Aveva un'aria così tormentata. Era venuta a lavorare nella nostra casa
per poveri moribondi. Dopo dieci giorni venne a vedermi. Mi abbracciò e disse: "Ho
trovato Gesù!". Le chiesi dove avesse trovato Gesù, e mi rispose: "Nella casa
dei poveri moribondi". "E cosa hai fatto dopo aver trovato Gesù?".
"Sono andata a confessarmi e ho fatto la Santa Comunione per la prima volta in
quindici anni". Allora dissi ancora: "Che altro hai fatto?". "Ho
mandato un telegramma ai miei genitori dicendo che ho trovato Gesù". La guardai e le
dissi: "Adesso vai a fare i bagagli e torna a casa. Torna a casa e dai gioia, amore e
pace ai tuoi genitori". Ella tornò a casa radiosa di gioia, perché il suo cuore era
pieno di gioia. E quanta gioia ha portato alla sua famiglia! Perché? Perch& eacute;
aveva perso l'innocenza della giovinezza e l'aveva ritrovata.

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