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Licia Frau:
"L'esperienza di un adozione"
Sono la mamma di un bambino cerebroleso che ha
subito delle lesioni, si presuppone, al momento della nascita, vorrei leggervi la nostra
esperienza. Massimiliano è giunto a casa nostra all'età di 21 giorni, affidatoci dal
tribunale al quale avevamo inoltrato domanda di adozione, il pediatra da cui lo portammo
li fece fare i controlli radiologici al cranio, esami del sangue, controllo oculistico che
confermavano che il bambino stava bene, ma a ventisei giorni di età, incominciò a
vomitare i pasti; spaventati lo portammo all'ospedale dove riscontrarono una stenosi del
piloro, quindi intervennero chirurgicamente, essendo un reparto dove non era consentita la
presenza della madre, dovemmo accontentarci di vedere nostro figlio attraverso un vetro
per 40 giorni. L'intervento era andato bene, ma trattennero Massimiliano in osservazione
per sospetto idrocefalo. Portammo via il bambino sotto la nostra responsabilità, per
ricoverarlo in un reparto di neurochirurgia, ma quando lo ebbi tra le braccia lo riconobbi
appena, Massimiliano non si muoveva più, era impossibile mettergli anche il pannolino da
quanto era rigido, gli occhi erano all'ingiù, la fontanella centrale era bombé. Lo
ricoverammo in pediatria, dove potevo stargli vicino, il neurochirurgo fece fare la TAC
dalla quale, ci disse, risultava senza cervello, era un vegetante, e lo sarebbe sempre
stato, intervenendo hirurgicamente sarebbe vissuto massimo 3 anni, senza intervento un
paio di mesi - 'Riportatelo indietro e fatevene dare uno sano' - ci disse, nella
convinzione di parlare per il nostro bene. Chiedemmo che l'intervento fosse fatto
ugualmente per alleviare le sofferenze di nostro figlio che, per il dolore alla testa
piangeva notte e giorno. Dopo l'intervento si calmò un pò, fu dimesso con la diagnosi di
tetraparesi spastica con atrofia cerebrale e atrofia del nervo ottico. Nessuna terapia.
Contatti con altre famiglie mi fecero scoprire che esisteva la fisioterapia riabilitativa,
cercammo il centro che più vicino che avrebbe potuto frequentare, e Massimiliano
cominciò la sua fisioterapia. Ma ogni tanto la valvolina si bloccava, e per lui
rincominciavano i dolori, finché il chirurgo mi disse che lui non poteva fare più
niente. Lo portammo al Gaslini di Genova, dove gli fu sostituita la valvola e da allora
non ha avuto più problemi di idrocefalia.
Era un vegetante! Come ci disse il chirurgo, non aveva sensibilità al
tatto, non si muoveva, non sentiva, non vedeva, rifiutava il cibo, cominciò ad avere
crisi convulsive ed epilettiche, non dormiva, era completamente assente, i medici ci
dicevano che non sentiva neanche il nostro affetto. Prendemmo coscienza di come la nostra
famiglia era chiamata alla diversità. Ma questo, grazie a Dio, non ci scoraggiò, ma ci
invogliò a documentarci su tutto ciò che poteva essere utile per migliorare la vita di
Massimiliano, ma per fare questo dovevamo capire se potevamo aiutarlo a migliorare. Dagli
esperti ricevevamo solo risposte evasive, finché trovai un libro che faceva la caso
nostro ed era proprio scritto per i genitori, chiaro, semplice elencava tutti i problemi
di Massimiliano: dove e come era la lesione, come organizzare un programma riabilitativo
specifico per ogni suo problema. C'erano delle percentuali, secondo la loro esperienza
alcuni bambini miglioravano al 100%, altri l'80%, altri il 20%, altri niente. La speranza
era che Massimiliano fosse fra i 100%, ma ci saremo accontentati anche del 20%. Con queste
speranze decidemmo di provare. Volevo dire che per i bambini cerebrolesi, come
Massimiliano, allora come oggi, in molte regioni italiane non veniva riconosciuto questo
diritto a terapie familiari, per cui dovemmo incominciare una lotta e una ricerca perché
ci fosse data l'autorizzazione a recarci a questo centro in America. In Sardegna da allora
si è aperta una strada in questo senso. Per incominciare era necessaria la presenza di
molti volontari, Massimiliano doveva ricevere molte stimolazioni uditive, visive, tattili,
un programma alimentare equilibrato, un programma di respirazione che migliorasse
l'ossigenazione del cervello diminuendo così le possibilità di crisi epilettiche e per
diminuire la sua rigidità. Un programma intellettivo che stimolasse la sua attenzione e
curiosità, un programma fisico che insegnasse alle poche cellule attive, che muoversi é
bello, che poteva muoversi e che doveva farlo in maniera coordinata per poter raggiungere
un obbiettivo. Tappezzammo la città di Quartu con volantini che richiedevano la
disponibilità di persone che dedicassero un ora al giorno della loro vita alla vita di
Massimiliano. Ci rivolgemmo alla nostra parrocchia ed ad altre associazioni di volontari,
in pochi giorni la nostra famiglia che era di quattro persone, poiché dopo un anno
abbiamo deciso che Massimiliano doveva avere un fratello, Riccardo, divenne una famiglia
numerosissima.
Persone che si sono alternate per otto anni, dando con tanto amore, la
possibilità a Massimiliano di migliorare la sua vita, e con la sua, anche quella della
nostra famiglia. Oggi Massimiliano é un ragazzino di tredici anni, che ha raggiunto il
suo potenziale, cioè quello che le sue lesioni, gli hanno permesso di raggiungere; é
molto socievole, sereno pronto al sorriso e a ridere di gioia con chi scherza con lui, non
articola parole, ma parla e canta. Capisce tutto e partecipa alla vita che lo circonda con
molta attenzione ed entusiasmo, non ha crisi, non cammina, ma sposta il suo corpo con lo
striscio, non vede, ma riconosce tutti i volontari che ogni tanto vengono a trovarlo, da
quando abbiamo smesso la terapia, per seguire Riccardo, nelle sue attività di scolaro. La
vita di Massimiliano, che grazie a Dio, ha suscitato sentimenti di solidarietà in tante
persone, é migliorata e con la sua presenza, vi assicuro, é migliorata anche la vita di
tutta la nostra famiglia.

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