UN’ESPERIENZA DI INTEGRAZIONE SCOLASTICA RIUSCITA!
STORIA DI ALESSIA E DELLA SUA CLASSE,
Cagliari, I media, anno scolastico 2001-2002
A cura della madre e della classe
Il percorso scolastico di Alessia è iniziato all’età di sei anni con molte difficoltà nel processo di integrazione scolastica dovuto alla scarsa volontà da parte delle insegnanti della 1a, 2a e 3a elementare che la consideravano condannata per la sua disabilità e hanno rallentato il processo educativo ed istruttivo di cui Alessia ha diritto, isolandola ed emarginandola, quasi costantemente, fuori dall’aula, in attività ripetitive, frustranti e scarsamente motivanti, o portandola a passeggio nei corridoi della scuola, per poi finire l’anno scolastico senza che Alessia venisse valutata, in quanto non sono state in grado di valutarla con metodi adattati alle sue difficoltà fisiche.
Come famiglia attenta ai bisogni di Alessia abbiamo capito che c’è molto da fare perché si possano realizzare inserimenti scolastici sempre più significativi. Abbiamo capito che c’è tanto da lottare perché siano rispettati i suoi diritti. La nostra battaglia con le istituzioni è iniziata nello stesso momento in cui Alessia è nata: abbiamo combattuto perché vivesse, e ogni giorno combattiamo perché le sia riconosciuto il suo ruolo, costantemente raccogliamo tutte le nostre forze per essere dalla sua parte, aiutarla a crescere, non per quello che vorremmo che fosse, ma per quello che riuscirà a diventare, con i suoi limiti, le sue stranezze, il suo modo di essere. Il nostro sogno è che il mondo impari a convivere con la diversità trovando canali alternativi di comunicazione, altre modalità di comprensione e di interazione.
In 4a elementare Alessia ha avuto quattro insegnanti di sostegno prima che a Natale nominassero l’insegnante definitiva che non conosceva il mondo dell’handicap e non sapeva quali fossero le reali potenzialità di un’alunna cerebrolesa, ma dal 1° giorno ha creduto che Alessia potesse farcela Si è dovuta scontrare con la prepotenza di alcune insegnanti che non accettavano ALESSIA in classe, ma grazie alla sua grande sensibilità e motivazione e, con l’aiuto della famiglia, è riuscita ad ottenere l’integrazione di Alessia. Per lei è stato un anno positivo ed è stata felicissima quando ha ricevuto la sua prima pagella con i risultati. Visti i risultati positivi, la famiglia ha chiesto e ottenuto di terminare il ciclo delle elementari confermando la stessa insegnante.
Altro memento critico intriso di sogni, preoccupazioni ed attese, è stato il passaggio alla scuola media Avevamo davanti a noi una nuova strada sconosciuta da percorrere, ma questa volta il Buon Dio è stato dalla parte di Alessia È stata nominata fin dal primo giorno di scuola un’esperta insegnante di sostegno che si è subito resa disponibile al dialogo con la famiglia, si è documentata sui programmi intellettivi e riabilitativi precedentemente svolti, ha valutato il grado di preparazione raggiunto da Alessia e il suo tipo di risposta usato in base al suo handicap. Ha instaurato con Alessia un rapporto di reciproca fiducia, l’ha incoraggiata a non mollare nei momenti di difficoltà, si è entusiasmata per i suoi successi. Essendosi integrata subito con il gruppo degli insegnanti, tutto il corpo docente si è adoperato per realizzare il massimo obbiettivo dell’integrazione di Alessia, lavorando con il gruppo classe e facendo in modo che si valorizzassero le sue potenzialità. Alessia è stata costantemente condotta a percepire che i “compiti” della classe non sono a lei totalmente estranei, sono risolvibili, possono essere appresi a livelli diversi. Mentre la classe lavorava ad un compito specifico, lei ha partecipato, per quanto possibile, allo stesso compito, in forme a lei adattate e valutata con la metodica della comunicazione facilitata alternativa. A conclusione d’anno ha avuto una bellissima scheda di valutazione, per tutte le materie. Questa esperienza positiva insegna che: bisogna accettare la sfida dell’integrazione totale degli alunni in grave situazione di handicap; si cresce perché si sa di essere amati, di avere legami con il prossimo, di essere accettati per quello che si è.
L’inserimento e l’integrazione nella scuola hanno fondamentale importanza per tutti i bambini e i ragazzi in situazione di handicap, al fine di favorirne il recupero, insieme al proficuo inserimento e la collaborazione della famiglia e alle pratiche di cura e riabilitazione.
La situazione di gravità non può mai essere considerata irreversibile, specie nel corso dell’età evolutiva Alessia con i suoi piccoli, grandi progressi giornalieri, ce lo dimostra tutti i giorni.
Possiamo concludere confermando che l’integrazione è possibile, con grande vantaggio per tutti; la classe di Alessia è un valido esempio: questa lettera che pubblichiamo e quello che essi hanno scritto lo dimostra Il testo si commenta da solo…
Nella nostra classe c’è una compagna di nome Alessia; purtroppo è una ragazza cerebrolesa Sfortunatamente non parla e non può esprimere oralmente i suoi sentimenti, ma emette dei suoni e ci capisce molto bene. Quando siamo nei guai piange per noi. [Quando mangiamo ascolta il rumore che fa il cibo.]
È molto carina, fresca, simpatica, intelligente, tanto tenera e coccolona: abbraccia tutti i compagni con tanta gioia come se fossimo i suoi tesori, mentre noi pensiamo che lei è il nostro tesoro e la sua presenza è importante per tutti noi.
Lei ama i bambini come se fossero fratelli e sorelle, ma quando arriva in classe va dalla sua amica del cuore.
Lei ci da tanta felicità e la sua presenza rende la classe più allegra e frizzante: con lei ci rilassiamo perché ci fa divertire. Tutti in classe le vogliamo bene e cerchiamo di farla stare a suo agio: molto spesso ci riusciamo.
In classe siamo tutti suoi amici; molti compagni le fanno da fratelli secondari, e come fratelli secondari non le fanno mancare nulla: per molti di noi è come una sorellina che non abbiamo mai avuto.
Spesso è birichina e butta tutto all’aria (ma la professoressa le fa raccogliere ciò che fa cadere): questo è una cosa che fa perché le piace molto, ma anche per attirare la nostra attenzione. Quando la professoressa parla con noi o presta qualcosa di suo, attira l’attenzione su di sé dando colpi di mento al banco perché è gelosa
Quando i professori ci sgridano lei piange; a noi dispiace, ma la consoliamo facendo dei versi “giochevoli” o dicendo la parola “scoobydoo”: tutto questo le fa tornare il buonumore.
Segue con regolarità le lezioni, è molto brava a fare i compiti e studia molto. Capisce molto bene ciò che si dice o si spiega, e come noi fa i compiti a casa Segue il nostro stesso programma senza troppe difficoltà e sta ottenendo tanti risultati grazie alla comunicazione facilitata
Ci siamo resi conto che quando noi urliamo lei non riesce a concentrarsi e al riguardo la nostra professoressa ci ha detto che per lei le urla sono come degli spilli al cervello: quindi dobbiamo aiutarla soprattutto in questo: urlando di meno e facendola essere al centro dell’attenzione.
Il nostro desiderio più grande è che Alessia impari a parlare, anche se noi la capiamo lo stesso perché parla con il cuore.
Cagliari 07/06/2002
I compagni di classe di Alessia
N.B.
Alessia, il nome utilizzato in questo documento, non è il vero nome della ragazzina di cui si parla, ma è un nome di fantasia.
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