Sei in: home page › comunicati e rassegna stampa › rassegna stampa › convegno conclusivo del concorso chiavi di scuola 2009 2010

Si è tenuto il 13 febbraio scorso a Roma, nella sala Tevere della Regione Lazio, il Convegno conclusivo del Concorso "Le Chiavi di scuola 2009". Nella sessione pomeridiana del Convegno sono state premiate ufficialmente le scuole vincitrici del Concorso.

Quest'anno l'ABC Sardegna ha avuto l'onore di Coordinare il Comitato tecnico scientifico Leggi qui. E' stata un'esperienza importante ed un riconoscimento prestigioso per l'ABC Sardegna e per l'ABC tutta: è stato affidato alle famiglie il compito di valutare la qualità dell'integrazione, e questo non può che essere per noi un ulteriore stimolo ad andare avanti cercando di lavorare sempre di più e sempre meglio portando il nostro contributo specifico, con e per i nostri ragazzi!
E naturalmente l'ABC Sardegna ha partecipato al Convegno di Roma (più sotto l'intervento di Francesca Palmas dell'ABC Sardegna, Coordinatore Comitato tecnico scientifico del concorso)
Un ringraziamento sentito a tutti i partecipanti che, presentando i loro progetti, hanno dimostrato la loro professionale sensibilità rispetto ad un tema così importante.
«Ci sono state offerte "le chiavi per aprire il recinto" e uscire fuori. Infatti, acquisire visibilità su questi temi è un aspetto di grande importanza, proprio per l’opportunità di mostrare a tutti le buone pratiche che vengono realizzate per l’inclusione nella scuola»: sono le parole della dirigente di uno degli istituti scolastici premiati nell'ambito delle "Chiavi di Scuola 2009", terza edizione del concorso organizzato dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e aperto a tutte le scuole d'Italia, per presentare progetti di riuscita inclusione scolastica degli alunni con disabilità. Le premiazioni dei vincitori hanno avuto luogo il 13 febbraio scorso a Roma
I 13 febbraio scorso, a Roma, la Regione Lazio è diventata per un giorno la "sede della buona scuola", quella che nonostante le «attuali difficoltà», come le ha definite Salvatore Nocera, vicepresidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), ha saputo dimostrare una spiccata attenzione alla realizzazione di positivi percorsi di inclusione scolastica. Una Sala Tevere sempre gremita ha infatti accolto le scuole vincitrici del Concorso Le chiavi di Scuola 2009, promosso dalla stessa FISH, con il sostegno per il terzo anno consecutivo di Enel Cuore ONLUS.
Anche in questa edizione, dunque, il Concorso si è confermato come una preziosa occasione per fare affiorare i molti e validi esempi di buone prassi per l’inclusione scolastica di alunni con disabilità, sviluppati negli istituti italiani di ogni ordine e grado. Protagonisti indiscussi di questa iniziativa, i progetti vincitori. I migliori percorsi inclusivi sono stati infatti illustrati nelle loro peculiarità, in apertura dei lavori, dai membri del Comitato-Tecnico Scientifico, che ha curato l’impegnativa analisi degli oltre 304 progetti ammessi a partecipare. Nel pomeriggio, poi, sono state le scuole a salire in cattedra, questa volta per ricevere il riconoscimento per il lavoro svolto. Un riconoscimento accolto da tutti i presenti (docenti, genitori, alunni) con grande emozione e soddisfazione.

«La FISH e tutti i promotori di questa iniziativa - è stato il commento di Sabrina Rossi, dirigente scolastico della Scuola Secondaria di 1° Grado di Cesena, cui è andato il primo premio nella sua categoria - hanno dato al mondo della scuola una grande occasione, in quanto, parafrasando lo stesso titolo del Concorso, ci hanno offerto "le chiavi per aprire il recinto" e uscire fuori. Acquisire visibilità su questi temi è un aspetto di grande importanza, proprio per l’opportunità di mostrare a tutti le buone pratiche che vengono realizzate per l’inclusione nella scuola».
Come già annunciato sulle pagine di Superando, il primo premio per la Scuola dell’Infanzia è stato assegnato alla Direzione Didattica Statale 2° Circolo di Venosa (Potenza), per il progetto denominato Dal bozzolo alla farfalla. L’istituto lucano ha infatti organizzato interventi e approcci efficaci e mirati tanto all'inclusione scolastica quanto allo sviluppo dell’autonomia personale di una bambina con disabilità motorie, sensoriali e di comunicazione. Questo a partire dalla realizzazione di locali accessibili e ambienti identificabili attraverso i sensi maggiormente sviluppati della bimba, sino alle positive strategie messe in campo per il raggiungimento degli obiettivi educativo-didattici.
«Le condizioni di salute della bambina - si legge nelle motivazioni del premio - non hanno impedito a docenti e al personale tutto che ha preso in carico la situazione di intervenire in modo efficace, facendo rete con tutte le possibili realtà locali, partendo principalmente e in modo egregio dalla lettura dei bisogni dell'alunna e dall'annotazione in forma di diario di bordo di ogni elemento utile alla programmazione e alle variazioni in itinere secondo i progressi e le effettive potenzialità presenti».
L’Istituto Comprensivo di Bastardo di Giano dell'Umbria (Perugia) - con il progetto di istruzione domiciliare Insegnando... in cielo in terra e in ogni luogo - ha primeggiato poi nella categoria della Scuola Primaria. In questo caso l’alunno, impossibilitato a partecipare alle lezioni a scuola, ha avuto l’opportunità di seguire la regolare programmazione della classe attraverso lezioni individuali domiciliari - che hanno visto un continuativo impegno dell'insegnante di sostegno e interventi pomeridiani da parte delle insegnanti curricolari - sfruttando anche l’utilizzo della videoconferenza.
«Nessuno deve essere escluso: con questo spirito - ha constatato il Comitato delle Chiavi di Scuola - l’Istituto ha predisposto un progetto di integrazione particolarmente interessante, non solo per i contenuti innovativi e riproducibili, ma anche per il periodo di tempo in cui si è sviluppato, frutto di una particolare attenzione nei confronti degli alunni con disabilità. La necessità di tutelare la salute del bambino, senza interrompere il percorso formativo-educativo in atto, si è concretizzata nell’attivazione formale dell’istruzione domiciliare, attraverso la quale viene assicurato l’esercizio del diritto-dovere all'istruzione».
Come già detto, il primo premio per la Scuola Secondaria di Primo Grado è andato al progetto Caos Letterario... ovvero: dietro uno scemo c'è sempre un villaggio (Spettacolo teatrale), realizzato presso la Scuola Secondaria di 1° Grado di Cesena, che ha prescelto l’attività teatrale quale forte strumento di inclusione sotto differenti aspetti.
«La scelta originale della realizzazione dello spettacolo teatrale (ambientato in una clinica psichiatrica) ha consentito davvero il protagonismo e la partecipazione dell'alunno insieme al tutto il gruppo classe, suscitando non solo negli "attori" ma in tutti i partecipanti riflessioni sull’importanza e l’impatto formativo delle relazioni e le diversità a tutti i livelli», ha sottolineato Pietro Barbieri, presidente della FISH, dando lettura delle motivazioni di questo riconoscimento.
Ad aggiudicarsi infine il primo premio per categoria della Scuola Secondaria di Secondo Grado è stato l’Istituto Professionale per i Servizi Commerciali e Turistici di Sassuolo (Modena), con il progetto Lo sport è di tutti. Questa iniziativa, mirata a favorire le capacità nell’area relazionale e della comunicazione verbale e non verbale di uno studente con autismo, ha puntato oltre che su positivi approcci metodologici didattici, sulla pratica sportiva come momento di crescita, nello specifico attraverso la preparazione e la partecipazione a una competizione sportiva.
Tale progetto, per i valutatori, si è distinto in quanto lo spunto offerto dalle attività sportive si è tramutato in occasione di crescita negli apprendimenti e nella comunicazione, tramite l'uso del computer e della socializzazione e tramite anche il coinvolgimento di molti compagni della classe.
«La sfida che queste iniziative mettono in luce - ha concluso Nocera - è quella di come sia possibile saper conciliare una scuola di qualità, che premia il merito dei migliori, con una scuola inclusiva, che premia la qualità dell’impegno di tutti». (Giuliano Giovinazzo)
Tutto il materiale riguardante la terza edizione delle Chiavi di Scuola è disponibile presso la Segreteria Nazionale della FISH, tel. 06 78851262 begin_of_the_skype_highlighting 06 78851262 end_of_the_skype_highlighting begin_of_the_skype_highlighting 06 78851262 end_of_the_skype_highlighting begin_of_the_skype_highlighting 06 78851262 end_of_the_skype_highlighting, presidenza@fishonlus.it. Si veda anche il sito dedicato all'iniziativa (www.lechiavidiscuola.it).

Premessa
Nonostante la nostra buona normativa sappiamo tuttavia che, a tutt’oggi, una buona qualità, garantita in modo equo ed uniforme nel Paese non è stata ancora raggiunta. I recenti provvedimenti e i tagli alla spesa pubblica non facilitano l’attuazione di interventi necessari alla costruzione dell’inclusione, anzi rischiano di escludere sempre più pericolosamente le diversità creando discriminazione e non garantendo pari opportunità. Continuano a non essere garantiti quelli che definiamo i livelli essenziali, mancano gli insegnanti di sostegno, e purtroppo ancora molte famiglie sono costrette a ricorrere ai Tribunali amministrativi (solo in Sardegna quest’anno ci sono state ben 59 ordinanze contro il Ministero..) anche perché in assenza di una formazione generalizzata obbligatoria di tutti gli insegnanti sull’integrazione, quella dell’insegnante di sostegno risulta essere ancora il punto di riferimento fondamentale per gli alunni con grave disabilità.
In assenza dunque di tutti questi requisiti strutturali è difficile pensare di costruire percorsi di integrazione davvero inclusivi, progettare dei percorsi personalizzati davvero a misura di quell’alunno in quella particolare situazione, è più faticoso e difficile, si rimanda troppo spesso alla buona volontà di pochi mentre bisogna ripartire e garantire la fruibilità del diritto allo studio per tutti. Ecco perché oggi si sente ancora forte l’esigenza di ripartire dai diritti perché non possiamo accettare di fare dei passi indietro.
Crediamo che per costruire la qualità dell’integrazione scolastica sia necessario ripartire dalle buone pratiche, senza dimenticare le emergenze e le criticità in atto; vogliamo mettere in luce il ruolo della famiglia come protagonista dei processi che determinano l’attuazione dei percorsi scolatici di qualità, anche con azioni di tutela dei diritti condotte dal basso, a vantaggio di tutti; e questo perché i genitori, avanzando richieste di una scuola di qualità per i propri figli, si sono resi conto che migliorare l’integrazione scolastica significa migliorare la qualità della scuola nel suo insieme; e ritengono infatti che la collaborazione scuola-famiglia sia una necessità e una condizione per generare una buona prassi. D’altro canto la Scuola rappresenta il primo alleato della famiglia nel territorio, per evitare che i propri figli, tanti con disabilità grave, e “i gravissimi”, finiscano negli istituti. La scuola può essere direttamente la protagonista del sostegno alla famiglia.
Passiamo ai progetti…
Il giudizio generale dei progetti è positivo, sono state trasmesse esperienze valide, buono anche il linguaggio utilizzato (“gli alunni disabili sono una risorsa per la scuola”, “coinvolgimento e partecipazione delle famiglie”, “crescita negli apprendimenti”, “valorizzazione delle diversità”, “coinvolgimento, cooperazione e tutoring tra i compagni, coinvolgimento di tutti i docenti”…); crediamo che debba essere nostro dovere fare si che queste buone prassi siano messe a disposizione di tutti: professionisti del settore, dirigenti, insegnanti, famiglie, operatori; vedremo insieme come, ma crediamo che, sempre nello spirito dell’auto aiuto che caratterizza le famiglie, persone con disabilità e le nostre organizzazioni, la messa in rete dei percorsi di qualità sia utile ed efficace, incoraggerebbe anche le scuole stesse fare sempre meglio e a comunicare di più, tra loro e nel territorio.
MOTIVAZIONE DI MERITO PROGETTO PREMIATO SCUOLA SECONDARIA I GRADO
N.202 - "Caos Letterario.ovvero: dietro uno scemo c'è sempre un villaggio"
(Spettacolo teatrale) - Cesena (FC)
E’ apprezzabile l’organicità progettuale nel suo insieme che riguarda tutto il percorso scolastico. Il progetto è rivolto all'inclusione di un alunno con disabilità di origine marocchina che vive da pochi anni in Italia. La scelta originale della realizzazione dello spettacolo teatrale (ambientato in una
clinica psichiatrica) ha consentito davvero il protagonismo e la partecipazione dell'alunno insieme al tutto il gruppo classe, suscitando non solo negli “attori” ma in tutti i partecipanti a riflessioni sull’importanza e l’impatto formativo delle relazioni e le diversità a tutti i livelli (consideriamo anche l’inclusione di un alunno con disabilità straniero e il tema affrontato nella "pièces" teatrale sulla salute mentale (ricordiamo quest’anno il 30ennale della morte di Franco Basaglia che rivoluzionò l’approccio alla cura della salute mentale nel nostro Paese con la chiusura dei manicomi), le diversità come ricchezza), che ha coinvolto tutti: la scuola, Comune, ASL , associazioni locali. La famiglia è stata coinvolta in tutti i momenti del progetto e del percorso scolastico dell'alunno. La progettazione educativa e la programmazione curricolare predisposta per l’alunno sono state le medesime del gruppo classe. Ha partecipato ad ogni attività educativa-didattica della classe, comprese le gite scolastiche e progetti di scuola e doposcuola. C’è stato un lavoro sinergico e collegiale di tutto il Consiglio di classe e i docenti di altri consigli di classe, con attività interdisciplinari e trans-disciplinari. I ragazzi hanno preso parte alla stessa stesura del copione scenografia etc: la rappresentazione teatrale ha consentito in forma ludico/destrutturata anche il potenziamento dell’autostima, maggiore spirito di appartenenza e coesione ad un gruppo; la coralità intesa non come eliminazione delle soggettività, ama al contrario come valorizzazione delle stesse attraverso la sperimentazione del gioco dei ruoli.
La scuola, Capofila della Rete CESENA ha realizzato corsi di formazione per il continuo miglioramento della qualità e la messa a punto di strategie didattiche per l’inclusione scolastica.
Il progetto è dunque da considerasi una buona prassi di inclusione per tutte le componenti che ha saputo mettere in rete, replicabile anche in altri contesti .
Segnaliamo anche un interessante intervento di Giampiero Griffo*
Se vera inclusione è, dev'esserlo anche a scuola!
«Dobbiamo difendere questa nostra scuola pubblica, basata proprio sulle diversità», scrive Giampiero Griffo, «dobbiamo difenderla perché le sfide del mondo futuro saranno quelle di confrontarsi con nuove culture, con nuove etnie, con persone che hanno vissuto in modo diverso la vita, lo sviluppo sociale e culturale, ma che nello stesso tempo sono come noi titolari di diritti umani. E dev'essere una scuola inclusiva, senza classi speciali, che garantisca a tutti i sostegni adeguati, come bene ha compreso chi ha elaborato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, dalla quale arriva uno straordinario passaggio culturale: dal riconoscimento dei bisogni a quello dei diritti». Un'impresa ardua, forse, in un Paese come il nostro che non sa nemmeno valorizzare il proprio "primato" di educazione inclusiva, un Paese dove è proprio il Ministero dell'Istruzione a non far rispettare le leggi dello Stato. Ma un'impresa indispensabile
Di recente si è svolta in Spagna la Conferenza Mondiale sull'Educazione Inclusiva di Salamanca [l'evento ha avuto luogo dal 21 al 23 ottobre 2009; se ne legga in questo sito cliccando qui, N.d.R.], in occasione dei quindici anni dall’approvazione della Dichiarazione di Salamanca del 1994 ["Dichiarazione di Salamanca sui principi, le politiche e le pratiche in materia di educazione e di esigenze educative speciali", Unesco 1994, N.d.R.]. Quest'ultima ha rappresentato uno stimolo per tutti i Paesi a definire e a sostenere sistemi educativi inclusivi. In tale occasione si è fatto il punto su cosa è avvenuto dal 1994 ad oggi, con dati e analisi che cercherò di riportare, nel tentativo anche di legare questa riflessione internazionale alla nostra situazione italiana.
Per prima cosa, l’Italia - che su questi temi si pone come il più avanzato tra i Paesi - non era presente a quella Conferenza e già questo "sgomenta", in quanto vuol dire che lo Stato che in Europa e nel mondo promuove una linea totalmente inclusiva, non sa nemmeno valorizzare quello che fa.
A Salamanca è stato evidenziato come siano circa 67 milioni nel mondo i bambini che non vanno a scuola, la gran parte dei quali nei Paesi in Cerca di Sviluppo. 25 milioni sono bambini con disabilità. Se esaminiamo i dati dell'Agenzia Europea per lo Sviluppo dei Bisogni Educativi Speciali, scopriamo che in Europa il 60,9 % di bambini delle scuole primarie - pari a un milione e 384.000 - frequenta classi o scuole speciali. Il che significa che il processo avviato in Italia - che oggi vive delle difficoltà per una serie di "miopie istituzionali" - in altri Paesi è ancora lungi dall'essere raggiunto. Abbiamo in sostanza 400.000 bambini in Germania, 240.000 in Francia, 100.000 nel Regno Unito che sono in classi speciali, anche se negli ultimi anni la tendenza va nella direzione di sistemi educativi inclusivi, sul modello italiano.
A questo punto va ricordato che la scuola speciale in Italia - prima della Legge 517/77 - vedeva circa 40.000 bambini che frequentavano le classi speciali primarie. Oggi siamo arrivati a circa 186.000 studenti con disabilità iscritti nelle scuole di ogni ordine e grado e la popolazione italiana non è aumentata in proporzione. Il che significa che la scuola speciale esclude, cancella, non permette l’accesso all’educazione.
Se andiamo poi a vedere cosa sta succedendo nel mondo, una ricerca curata da Inclusion International e presentata proprio a Salamanca - dopo avere raccolto questionari dalle associazioni aderenti in settantacinque Paesi - dimostra che il percorso è ancora lungi dall’essere raggiunto. E tuttavia, confrontando i dati di oggi con quelli di quindici anni fa, la strada verso la scuola inclusiva sembra tracciata.
Va detto poi che la questione dell’inclusione non riguarda solo la garanzia del diritto allo studio per gli studenti con disabilità, ma le stesse famiglie. Infatti, quando si esclude un bambino si esclude anche la sua famiglia. E al tempo stesso la segregazione in classi speciali coincide anche con l'esclusione degli altri bambini, che in tal modo non potranno conoscere la condizione di disabilità.
Oggi ci troviamo in una situazione, a livello mondiale, in cui esiste una lunga storia di globalizzazione dei diritti, che parte dal dopoguerra e che si riconosce nelle Convenzioni Internazionali delle Nazioni Unite. Tra le fasce sociali a rischio di violazione dei diritti umani siamo entrati anche noi, persone con disabilità. Dall’altra parte c’è un processo che tende a ridurre la logica di tutti i diritti all’economia. A cancellare e a ridurre il ruolo dello Stato e a dire: «Visto che non ci sono soldi, non ti posso garantire i diritti». Il confronto tra la globalizzzione dell’economia e quella dei diritti è aspro e le associazioni di persone con disabilità devono schierarsi con chiarezza.
Una ricerca di qualche anno fa, curata dall’OCSE [Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, N.d.R.], ha fatto emergere come l'educazione speciale costi dalle sette alle nove volte più dell'educazione inclusiva. Quindi l’approccio economico non ha molto fondamento. Se poi viene confrontato con il contributo alla società che può dare un cittadino formato, l’approccio si rovescia proprio: la possibilità di conseguire finalmente un titolo di studio ha permesso nel nostro Paese di occupare circa 30.000 persone con disabilità intellettiva sul mercato del lavoro. Vero è, d’altro canto, che la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità ha fatto emergere un dato reale: siamo ancora "ospiti di questa società", non ne siamo ancora parte. La Convenzione, infatti, sottolinea il fatto che così come per anni è accaduto per le donne, gli immigrati e altri, la società non riconosce i diritti ad alcune fasce di cittadini, anzi pensa che sia legittimo violarli.
Qui non si può non evidenziare lo straordinario passaggio culturale attuato dalla Convenzione: si è passati infatti dal riconoscimento dei bisogni a quello dei diritti delle persone con disabilità. E anche qui, nella terminologia e negli approcci culturali che stanno dietro all’educazione inclusiva, dovremmo forse ripensarne alcuni; forse bisognerebbe superare la stessa definizione di bisogni educativi speciali, perché è fuorviante. Perché il bambino immigrato ha special needs education ["bisogni educativi speciali", appunto, N.d.R.], il bambino con una famiglia distrutta ha special needs education e anche il bambino "normale" ce li ha (la parola "normale", del resto, è di per sé senza senso, perché siamo tutti "normali").
Tutti i bambini, dunque, hanno bisogni educativi speciali e quindi il termine non ci serve. A noi serve che i bambini abbiano i sostegni per andare a scuola e siano riconosciuti i loro diritti umani, indipendentemente dalle loro caratteristiche. Questo è un punto essenziale della Convenzione e l’Italia, che l'ha ratificata [con la Legge 18/09, N.d.R.], dovrebbe cominciare a pensare che non si tratta di un documento tra gli altri, di una carta. Si tratta bensì di una legge internazionale da applicare, una legge il cui articolo 24 (Educazione) è stato scritto grazie anche allo sforzo della Delegazione Italiana di far passare la logica inclusiva in tutto il mondo.
Quell’articolo, infatti, è frutto anche del lavoro del nostro Paese, e dei suoi rappresentanti che erano a New York, quando l’articolo stesso è stato scritto. Erano molti i Paesi che non volevano l'educazione inclusiva e la battaglia - che ha visto il grande impegno anche del CND (Consiglio Nazionale sulla Disabilità) e della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), insieme a quello di tante altre associazioni - si è basata su una logica semplice: se io sono escluso e voglio essere incluso, c’è qualche parte della società in cui posso fare eccezione? No, anche la scuola deve garantire l'inclusione.
E tuttavia questo tipo di logica oggi è messo fortemente in discussione. Nella mia Regione, la Campania, ci sono classi di 36 alunni, 6 dei quali con disabilità. Un dato che è emerso perché la Regione ha realizzato un'indagine, non perché l’abbia fatta il Ministero. Eppure vi sono norme precise che riguardano la disciplina del rapporto tra alunni con disabilità e numero di alunni per classe. Pensate al paradosso: il primo a non far rispettare una legge dello Stato è il Ministero dell'Istruzione!
Inoltre, questa situazione va contro la sicurezza nelle scuole, che non dovrebbero avere più di 25 alunni per classe. Esse sono costruite così perché le norme prevedono un rapporto preciso di sicurezza tra numero di alunni e spazi nelle classi, fissato proprio a un massimo di 25 studenti. Quella classe che ho citato, in Campania, verrebbe ad esempio chiusa dai Vigili del Fuoco...
E non è un'invenzione astratta nemmeno quel rapporto tra alunni con disabilità e alunni per classe previsto dalle leggi. Esso non può essere determinato da logiche puramente economiche, ma è esattamente quell’accomodamento ragionevole che - previsto dall'articolo 5 della Convenzione - l’Italia ha identificato per garantire l'uguaglianza di opportunità nell’educazione dell’alunno con disabilità. Non rispettare ciò è una violazione dei diritti umani perché (articolo 2 della Convenzione) il rifiuto di un accomodamento ragionevole è appunto una discriminazione basata sulla disabilità, ovvero una violazione di diritti umani.
In questi ultimi anni il Ministero si sta assumendo questa responsabilità: di violare i diritti umani degli alunni con disabilità, ma anche di quelli degli altri alunni, perché si abbassa il livello di qualità dell’educazione per tutti, sulla base dell’esigenza di risparmiare: ma non si potrebbe risparmiare, ad esempio, sulle spese militari?
Dai vari viaggi che faccio in Europa, noto come altri Paesi investano sull'educazione. Essi ritengono che la maggiore risorsa di un Paese siano i saperi, le conoscenze, la capacità della popolazione di saper maneggiare il moderno sistema economico, il moderno sistema sociale. Avere le competenze per entrare sul mercato del lavoro e quindi essere competitivi - brutta, ma necessaria parola. L'Italia rischia di non essere competitiva. Rischia seriamente di perdere una parte dei suoi patrimoni, che sono quelli educativi, perché non investe in questo settore.
Attraverso la Convenzione dobbiamo arrivare a costruire un sistema diverso e nuovo di monitoraggio dei diritti e della condizione delle persone con disabilità, anche perché la Convenzione stessa si basa su una definizione della disabilità che non è quella della legislazione italiana. Perché la disabilità è il risultato dell'interazione tra persone con menomazione e barriere comportamentali e ambientali, che impediscono la loro piena ed efficace partecipazione alla società su una base di uguaglianza con gli altri. Io non nasco disabile, è la società che mi fa diventare tale.
Ci sono persone che si muovono in sedia a rotelle, che si orientano col cane guida, che parlano senza udire, che hanno una comunicazione di tipo diverso, ma la società si è dimenticata di loro. Perciò dobbiamo costruire un sistema di monitoraggio che risponda alle domande: «La scuola italiana, quali ostacoli pone agli studenti con disabilità?»; «Quali sono i problemi che devono essere superati per garantire a tutti il diritto costituzionale all’educazione?».
Lo scorso anno Pablo Pineda, uno studente spagnolo, ha acquisito la laurea [Superando se n'è occupato con il testo disponibile cliccando qui, N.d.R.]. Lo scandalo, la sorpresa dov’era? Era una persona con sindrome di Down. Tutti si sono chiesti: «Come ha fatto?». Ma il problema è inverso: Pablo, infatti, ha avuto i sostegni per poter arrivare a diventare, appunto, un laureato. Quanti Pablo Pineda avrebbero potuto giungere allo stesso livello di studio? Il problema è: la nostra scuola garantisce a tutti, e anche a persone come lui, i sostegni adeguati per essere studenti e arrivare all’università? Questo è il cambiamento culturale e la Convenzione introduce la necessità di valutare quali ostacoli e barriere ci impediscono di arrivare a questo risultato.
In questo senso il movimento di persone con disabilità deve promuovere ed essere protagonista nel campo della ricerca, della riflessione culturale e tecnica e allo stesso tempo costruire appropriati strumenti di monitoraggio. L’alleanza che in questa sala è evidente, tra associazioni e operatori del settore della scuola che credono che la scuola di qualità sia una scuola inclusiva, è uno strumento che dobbiamo saper utilizzare.
L’Osservatorio sulla Condizione delle Persone con Disabilità - previsto dalla Legge 18/09, che ha ratificato la Convenzione nel nostro Paese - dovrebbe lavorare su questo. Dovrebbe iniziare a capire, territorio per territorio, quali sono gli ostacoli, le barriere, gli elementi che impediscono a questi bambini, a questi ragazzi di avere gli stessi diritti degli altri. Questo sistema di monitoraggio ci deve aiutare a "fare politica". A dimostrare che se un bambino Down non può studiare non è perché sia "un poverino che non ce la fa", ma perché non ha i sostegni adeguati. Questo è l’elemento di cambiamento che dobbiamo introdurre.
La Costituzione Italiana riconosce il diritto di tutti all'educazione ed è stata una conquista importante. Oggi non possiamo tornare indietro, pensando che questo diritto venga rimesso in discussione sulla base di ragionamenti economicistici; sarebbe un suicidio per la società e per il sistema scolastico, che si troverebbe progressivamente a perdere colpi nella competitività internazionale.
Dobbiamo pensare che la scuola - che abbiamo costruito in Italia anche con il nostro contributo - è una scuola che si basa sulle diversità. Dobbiamo difenderla, perchè le sfide del mondo del futuro saranno queste: confrontarsi con nuove culture, con nuove etnie, confrontarsi con persone che hanno vissuto in modo diverso la vita, lo sviluppo sociale e culturale, ma che nello stesso tempo sono come noi titolari di diritti umani.
Allora, se la formazione nella scuola è importante, bisogna anche promuoverne l’utilizzo. Il sindacato non dovrebbe più firmare contratti ove non sia riconosciuta la formazione come elemento essenziale all’interno del corpo docente. Formare sui diritti umani tutti gli operatori, prima di tutto, e rimotivare un sistema che oggi viene messo in crisi da tante vere "picconate".
Quando noi diciamo che la diversità ci appartiene, è perché anche in una sala come questa chi può dire di essere uguale a un altro? Chi può dire di essere il modello di normalità cui bisogna configurarsi? Nessuno. Ed è proprio questo che dobbiamo capire: la scuola non funziona con gli standard astratti, ma funziona su persone concrete. In tal senso adrebbero ripensati anche i sistemi di valutazione standard, i PISA dell'OCSE [Programme for International Student Assessmente, N.d.R.]. I criteri di valutazione e di comparazione tra i vari sistemi educativi sono validi fino a un certo punto. Oggi abbiamo sempre più bisogno di entrare nel merito degli interventi di sostegno all'educazione, e non di standard astratti.
E allora la conclusione è uno slogan, ma anche un stimolo. Quando diciamo Nulla su di Noi Senza di Noi è uno slogan che vale per noi, ma anche per gli insegnanti: dobbiamo recuperare il ruolo di protagonisti all’interno delle singole aree di intervento.
Per noi significa che finalmente parliamo direttamente. Nessuno parla a nostro nome. Ma dall'altro lato significa che bisogna recuperare la dignità, la forza, la capacità, per dimostrare che non è vero che il sistema Italia non funziona. C’è bisogno di uno slancio diverso, in cui il settore pubblico sia riconosciuto come un valore e un bene per tutti e dove ognuno si senta di appartenere a un sistema educativo inclusivo, che garantisca, attraverso regole precise, il diritto di tutti ad essere educati.
In altre parole, non è vero che rimaniamo indietro perché siamo più deboli, ma perché siamo discriminati e senza uguaglianza di opportunita. La rimozione delle discriminazioni e il sostegno al conseguimento della pari opportunità sono compiti primari dello Stato.
*Membro dell'Esecutivo Mondiale di DPI (Disabled peoples' International). Componente della Delegazione Italiana che ha contribuito all'elaborazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Il presente intervento è stato pronunciato il 13 febbraio 2009 a Roma, durante il convegno conclusivo del Concorso Le chiavi di Scuola 2009, promosso dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap). Ringraziamo Giuliano Giovinazzo per la collaborazione.
26 gennaio 2010
accessibilità | versione mobile | mappa | rss | CMS: creabile.it